Agricoltura: il sostegno pubblico per la competitività e per la tutela del territorio

L’agricoltura probabilmente è il settore che in Europa beneficia maggiormente dell’aiuto pubblico, quantificabile oggi in circa 12 miliardi l’anno, ai quali vanno aggiunte altre risorse nazionali stanziate dal ministero dell’agricoltura (Masaf).

In passato la strategia principale è stata quella dei sostegni economici alle produzioni agricole, mirati solo a compensare il costo di produzione delle imprese non in grado di competere sul mercato. Le linee di intervento oggi sono però mutate e accanto questo tipo di aiuto le strategie si sono ampliate, nell’ottica di migliorare anche le performance del settore agroalimentare, che va ricordato, è un pilastro fondamentale del nostro Pil. Gli investimenti hanno interessato sia le aziende agricole più avanzate, incrementando ulteriormente l’innovazione tecnologica, che quelle operanti nelle aree più marginali, con limiti produttivi oggettivi, promuovendo in questo caso il made in Italy e le produzioni di qualità. Gli storici aiuti dello Stato alla produzione sono comunque rimasti e permettono di mantenere un prezzo di vendita più basso e quindi concorrenziale con i prodotti esteri, in un mercato sempre più globale e difficile.

La sola politica del sostegno ai prezzi può però portare l’azienda agricola a non avvertire in modo pressante la necessità di investire in innovazione ed è quindi importante diversificare gli aiuti, indirizzando le sempre minori risorse disponibili, anche in politiche di lungo periodo, ad esempio promuovendo la riduzione della frammentazione aziendale, ostacolo della meccanizzazione o favorendo la trasformazione dei prodotti nelle zone di produzione. Ci sono molti esempi virtuosi nel nostro Paese, purtroppo non diffusi in modo omogeneo sul territorio, ed è importante che la politica continui ad agire in queste due direzioni.

L’esempio di un prodotto tipico Toscano: l’olio

Nell’area Mediterranea l’Italia si colloca sul podio per la produzione dell’olio di oliva, una delle nostre produzioni tipiche di qualità. L’Italia e la Toscana in particolare sono storicamente i produttori principali grazie ai circa 1,1 milioni di ettari, di cui circa 81.000 in Toscana e alle circa 600 mila aziende olivicole. Nonostante le tecniche agronomiche più avanzate attuate in Italia, ad esempio per ridurre al minimo il fenomeno dell’alternanza produttiva da anno ad anno tipica della pianta di olivo, a causa della frammentazione fondiaria, dell’abbandono delle aree collinari e della diffusione di fitopatologie, la Tunisia è riuscita a superarci nell’ultima campagna olearia, con la sua maggiore estensione (circa 1,7 milioni di ettari) e con la sua minore frammentazione aziendale (circa 300 mila aziende); questo nonostante la sua bassa produttività media, inferiore a quella italiana, e la dipendenza totale dalle precipitazioni atmosferiche.

Destinazione delle risorse

Quanto descritto per l’olio vale per molte altre produzioni agricole, dove non ci sono rendite di posizione, e dimostra la necessità di indirizzare gli investimenti anche nell’innovazione continua per contrastare le grosse produzioni estere a basso prezzo, prima che l’introduzione di tecniche colturali moderne anche nei Paesi emergenti ci faccia soccombere.

Il nostro paese, peraltro, ha sempre sostenuto l’agricoltura tradizionale, fatta da coloro che si dedicano direttamente alla coltivazione dei fondi. Il coltivatore diretto, categoria costituita da circa 2 milioni di unità familiari attuali, sin dalla sua costituzione giuridica ha potuto infatti beneficiare di forti agevolazioni fiscali e contributive, potendo ad esempio dichiarare come reddito il solo valore catastale del fondo e non quanto effettivamente ricavato dal suo utilizzo. Il lamentato basso importo pensionistico da parte degli interessati è il frutto di uno sgravio contributivo pressoché totale e continuo di cui ha beneficiato la categoria negli anni passati, e anche se oggi la contribuzione versata è mediamente un po’ più alta dopo l’introduzione delle fasce di reddito agrario, essa non è comunque tale da garantire un livello adeguato di contribuzione, specie se paragonato al pagamento delle pensioni future. Anche le aziende agricole con dipendenti, attualmente con circa 1 milione di occupati, specie se operanti nei territori svantaggiati, godono di forti agevolazioni contributive, che riducono molto il costo della manodopera, contribuendo però al forte disavanzo tra entrate contributive e prestazioni agricole erogate.

Si deve però anche sottolineare che il nostro territorio è caratterizzato solo dal 20% di pianure fertili e produttive, mentre le colline rappresentano il 40% della superficie, con una scarsa competitività dovuta alla difficoltà all’introduzione di tecniche colturali maggiormente meccanizzate. Il paesaggio collinare è una caratteristica di quasi tutte le regioni italiane, in Toscana rappresenta quasi il 70% del territorio, ed il reddito agricolo in queste zone spesso non è in grado di garantire la sopravvivenza economica di chi ci abita. Il basso reddito ha prodotto infatti negli anni un abbandono, che ha generato effetti nefasti sulle popolazioni di fondovalle per il mancato ed efficace mantenimento quotidiano dei terreni e degli alvei dei fiumi da parte degli abitanti, impossibile da sostituire con l’impiego del solo personale dipendente di Province o di Comunità Montane.

Frane, smottamenti e alluvioni, causati dalla mancanza di cura del territorio a monte producono alti costi per la collettività che abita le pianure sottostanti, che è costretta a subire questi eventi calamitosi, aumentati in modo esponenziale dalle mutazioni climatiche degli ultimi anni. Ecco perché c’è la necessità di investire di più nella salvaguardia ambientale, oltre che nell’aumento della competitività.

Agricoltura e multifunzionalità

L’agricoltura multifunzionale si inserisce a pieno titolo in questo contesto. Il termine definisce un modello organizzativo, nel quale l’azienda agricola non produce solo generi destinati direttamente al ricavo dell’agricoltore, ma svolge anche funzioni e servizi di pubblica utilità, come la tutela dell’ambiente, la valorizzazione del paesaggio e lo sviluppo e il mantenimento delle aree rurali marginali. Le aziende multifunzionali sono quindi imprese che sviluppano al loro interno anche altre attività, oltre quelle prettamente agricole, quali l’agriturismo, la vendita diretta, le attività didattiche, la gestione del territorio e la promozione turistica dei luoghi.

Tra le attività parallele più diffuse si colloca senza dubbio l’agriturismo, con le oltre 26 mila imprese in essere, attività assai diffusa in Toscana, che secondo l’Istat rappresenta la meta preferita dai turisti. La fornitura di alloggio e la ristorazione con prodotti propri, collegata quindi all’attività agricola, sono le attività praticate all’interno dell’impresa agrituristica, che apporta aumento di reddito e di occupazione, promuovendo la valorizzazione delle aree rurali.

Per l’azienda agricola non però è facile intraprendere questo percorso, per gli alti investimenti iniziali e soprattutto mantenerlo, per il rischio di perdere col tempo la centralità dell’attività agricola rispetto alle altre attività. Le basse rese agricole sono infatti accompagnate da alti costi produttivi dovuti alle tecniche colturali, come la rotazione colturale, adottate in queste aree scarsamente meccanizzabili.

La politica ha cercato di sostenere e salvaguardare questi luoghi tutelando le produzioni agricole quantitativamente minori, ma qualitativamente migliori, promuovendo ad esempio le certificazioni di origine protetta, che a livello nazionale hanno raggiunto il numero di quasi 900 riconoscimenti europei.

Ancora molto resta da fare, in special modo considerando le nuove sfide provenienti dall’estero e soprattutto dalla difesa dagli eventi atmosferici intensi derivanti dal cambiamento climatico, che colpiscono in massima parte il settore primario.

Alessandro Tanzi

© Riproduzione riservata

Ho maturato varie esperienze lavorative e professionali in ambito previdenziale. Sono stato Direttore dell'ex-SCAU di Lucca e dopo il passaggio in INPS ho ricoperto vari incarichi all’interno dell’Istituto. Ho svolto attività di docenza esterna in materia previdenziale per l'Università di Pisa, per gli Ordini professionali degli Agronomi e dei Consulenti del Lavoro di Livorno e della Sardegna e per Associazioni di categoria della Toscana. Sono attualmente Responsabile di Agenzia. Sono stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica nel 2023.
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