Franco Gabrielli scende in campo nel centrosinistra: “Ho deciso, sosterrò il progetto di Ruffini”

(Adnkronos) –
Franco Gabrielli scende in campo in politica e sceglie il centrosinistra. L’ex capo della Polizia annuncia la decisione spiegando di voler partecipare al progetto politico di Ernesto Maria Ruffini senza però costruire un percorso personale. 

“Ho deciso. Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese”, dice Gabrielli in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, dove chiarisce che “non mi avventurerò in solitaria ma accompagnerò un progetto già in cammino: quello di Ernesto Maria Ruffini”. Una scelta, aggiunge, legata al fatto che “vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto”.  

Gabrielli ricorda di avere “dai 14 ai 24 anni militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese”. “Per trentotto anni – continua – ho lavorato nelle istituzioni, avendo come faro l’articolo 54 della Costituzione: disciplina e onore. Non rinnego nulla e non cambio natura. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica”. 

Quanto alle informazioni accumulate negli anni nel suo incarico di capo della polizia “non appartengono – spiega – alla persona che ricopre quell’incarico; appartengono allo Stato e restano protette dalla legge e dal dovere di riservatezza”. Quanto ai dossieraggi – ribadisce – “posso essere molto netto: non li ho mai praticati e non fanno parte della mia cultura istituzionale. Semmai credo che ai cittadini possa interessare avere persone con esperienza e competenza. E la mia esperienza non si esaurisce nella polizia: comprende la protezione civile, l’intelligence, la gestione delle emergenze e il funzionamento concreto della macchina pubblica”. 

 

Gabrielli parla di una scelta – sua e del movimento di Ruffini cui aderisce – fatta “senza ambiguità”. “Non cerchiamo un’equidistanza tra destra e sinistra. Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo. Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese”. 

La apparente scomparsa del centro nello scenario politico italiano è – osserva – “il segno di uno smarrimento profondo” ma per invertire la tendenza “si può essere moderati nel metodo e radicali negli obiettivi. Radicali significa andare alla radice delle disuguaglianze, della precarietà, dell’insicurezza; moderati nel metodo significa cercare confronto, mediazione e condivisione. Dobbiamo parlare un linguaggio di verità e proporre cose concrete, comprensibili e realizzabili. Avendo due riferimenti: la Costituzione come metodo, e l’uguaglianza come traguardo”. Oltre a Ruffini, Gabrielli individua come compagni di percorso “innanzitutto le persone che hanno accompagnato Ernesto Ruffini nella costruzione di Più Uno. Con Alessandro Onorato e con le altre esperienze civiche e riformiste il confronto è non soltanto possibile, ma utile”. 

Quanto al rapporto con il leader di Italia Viva “non credo nei veti – aggiunge Gabrielli – Matteo Renzi da tempo dichiara di volersi collocare nel centrosinistra. Questo dato non può essere ignorato”. Invece sul leader di Azione “non parlerei di ‘recuperare’ Calenda – sottolinea – come se qualcuno dovesse essere riportato all’ovile. Carlo Calenda ha una propria identità, che ha difeso con coerenza, e su molte questioni sostiene posizioni nette. Su altre esistono differenze, pure rilevanti. Spetterà a noi costruire una proposta tanto interessante da interpellare anche lui e il suo elettorato”. 

Infine circa le possibili primarie “possono essere uno strumento utile – riconosce – ma bisogna rispettare l’ordine delle cose. Prima si costruiscono un programma condiviso, un perimetro politico e regole comuni. Poi eventualmente si chiede ai cittadini di scegliere chi debba assumersi la responsabilità di guidare quel progetto. Sarebbe un suicidio organizzare le primarie come una conta tra partiti”. “Ruffini ha dato la propria disponibilità a partecipare. Ma la candidatura deve essere al servizio di un progetto; non può essere il progetto costruito al servizio di una candidatura” conclude. 

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