La modernità di San Francesco nelle parole del vescovo Nerbini nell’omelia per il patrono d’Italia

Per la ricorrenza nazionale accanto all’altare maggiore è stata accesa la lampada per l’Italia adornata da fiori bianchi, rossi e verdi.

PRATO – Il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, ha evidenziato la modernità del messaggio di Francesco nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica che ha presieduto questa mattina alle 10 nella chiesa di San Francesco. La santa messa, alla quale hanno partecipato quasi mille fedeli, è stata concelebrata da don Carlo Stancari, parroco di Santa Maria delle Carceri e di San Francesco, e da padre Fabio Piccini della comunità dei padri cappuccini di Montughi a Firenze.

Erano presenti i rappresentanti delle amministrazioni comunale e provinciale e le autorità insieme alle diverse realtà francescane della diocesi. Ad arricchire la celebrazione i canti del coro Interparrocchiale della Diocesi di Prato diretto dal maestro Francesco Boccardi, che ha suonato l’organo, e dalla vice direttrice Luisa Berti.

Quest’anno, nell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi, patrono d’Italia, il 4 ottobre è tornato ad essere festa nazionale e per l’occasione accanto all’altare maggiore è stata accesa la lampada per l’Italia adornata da fiori bianchi, rossi e verdi.

Monsignor Nerbini ha introdotto la celebrazione sottolineando il legame popolare con i santi: “Nella nostra vita – ha esordito – ci portiamo dietro dei ricordi, una foto, un gesto, un oggetto, legati a uno o più santi. Essi sono il grande dono che Dio ha fatto all’umanità e non solo per una persona, un tempo o un luogo, ma per tutti sempre e ovunque. Da san Francesco abbiamo da imparare tantissimo nel nostro rapporto con Dio e con gli altri e nel rispetto della natura; quanto ci manca di arrivare a quello che è stato l’amore contemplativo di Francesco! Ma anche nel rapporto fra gli uomini e fra gli stati: Francesco, in un tempo in cui ci si combatteva, è stato l’uomo che ha attraversato un confine non per puntare il dito, ma per aprire la mano al fratello”.

Nell’omelia il vescovo di Prato ha approfondito le qualità educative del santo di Assisi: “Il suo insegnamento circa l’amore per il creato, la fraternità, la semplicità, la pace hanno una attualità e una risonanza così marcate al punto che per ben due volte papa Francesco ha sentito il bisogno di intitolare altrettante sue encicliche con parole prese in prestito dal santo di Assisi. Francesco ci offre una guida importante: essere piccoli, semplici, umili, non avere la pretesa di aver capito tutto perché se così facessimo ci chiuderemmo all’azione della grazia di Dio”.

Ricordando il salmo 15, letto durante la liturgia, e citando il capitolo sesto di Matteo, monsignor Nerbini ha ripreso il tema della lotta tra piano materiale e spirituale: “Dobbiamo ammettere – ha detto – che tutti ci lasciamo prendere dalle preoccupazioni del mondo, dalla ricerca di sicurezza, che ti tengono intrappolati nelle dinamiche umane. Francesco ha tagliato, certamente sostenuto dalla grazia, ogni radice che in lui parlava un linguaggio diverso da quello del Vangelo per essere realmente libero di servire il Signore. Francesco ha capito che Dio solo basta, come dirà molto tempo dopo anche santa Teresa d’Avila, e se nel tuo cuore c’è molto del mondo materiale viene a mancare la fede e si scompagina tutta la vita. Il Vangelo ci chiede di non preoccuparci del mangiare e del vestire,  invece noi ce ne siano preoccupati talmente tanto che basterebbe un quarto dello scarto alimentare del mondo per risolvere il problema della fame. Abbiamo accumulato fino a creare autentiche discriminazioni. E poi emergono tutti i sentimenti negativi che portano a odio e guerre e certamente non siamo nella strada che Dio ha tracciato e Francesco ha seguito. Francesco, insomma, ci chiede anche oggi di interrogarci per cogliere appieno le tante volte che anteponiamo altre cose a Dio, dal lavoro agli svaghi. Francesco si è fatto piccolo e ha cercato la realizzazione in Cristo e ha trovato il vero tesoro della vita che muove ancora oggi tanti giovani e adulti, e questo è il dato sorprendente, a seguire le orme di Francesco in tutte le parti del mondo”.

In conclusione il vescovo Nerbini ha rivolto una preghiera al patrono d’Italia: “Serafico padre Francesco, tu conosci tante nostre ferite interiori (divisioni nelle famiglie, rancori, risentimenti, insofferenze, guerre) insegnaci a tornare a contemplare Cristo crocifisso, non ci sia in noi altra preoccupazione perché anche noi risolviamo i nostri drammi immergendoli nell’infinito amore di Cristo per l’uomo”.

 

 

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