Omicidio in carcere a Prato: tre indagati dalla procura. Il detenuto è stato ucciso a botte

Emergono nuovi elementi inquietanti dal carcere di Prato fra violenze sessuali e nuovi sequestri di droga e telefonini

PRATO – Omicidio in carcere a Prato: tre indagati dalla procura. Il detenuto è stato ucciso a botte.

Nuovi ed inquietanti dettagli emergono sulle dinamiche criminali all’interno della casa circondariale La Dogaia di Prato. Le ultime attività investigative hanno portato alla luce una capillare rete di traffici e violenze che continua a interessare la struttura, segnata da un grave sovraffollamento – con ben 646 reclusi – e da croniche carenze di personale.

Tra i fatti più gravi emersi figura la ricostruzione dell’omicidio di un detenuto nigeriano di 32 anni, avvenuto il 5 agosto scorso all’interno della cella 171 della settima sezione. L’autopsia ha accertato che il decesso, sopraggiunto alle 23,12, è stato causato da uno shock emorragico dovuto alla rottura del fegato a seguito di un violento pestaggio. Per l’ipotesi di omicidio preterintenzionale sono attualmente indagati tre compagni di cella della vittima, due di nazionalità albanese e uno italiano.

A questo quadro si aggiungono le recenti risultanze relative a due distinti e crudi episodi di violenza sessuale di gruppo e torture commessi all’interno delle celle ai danni di altri reclusi, per i quali il Gip di Prato ha disposto il rinvio a giudizio. Parallelamente, sono state concluse le indagini nei confronti di ventuno persone accusate di un giro di estorsioni e pestaggi finalizzati all’introduzione e allo spaccio di droga nel carcere, condotte anche attraverso l’uso di ovuli ingeriti da detenuti al rientro dai permessi o durante i colloqui con i familiari.

Sul fronte dei controlli, tra settembre e i primi giorni di ottobre sono stati sequestrati tredici telefoni cellulari (tra smartphone e mini-device nascosti persino nei muri dei bagni, nelle intercapedini dei pavimenti e nelle asciugatrici) e vari quantitativi di hashish intercettati anche addosso ai parenti in visita.

Le indagini, coordinate dagli inquirenti con il supporto del Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria di Firenze, della polizia penitenziaria di Prato, della Squadra Mobile e della polizia scientifica, proseguono per fare piena luce sulla rete di complicità all’esterno e all’interno dell’istituto. Da tempo la procura ha sollecitato il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ad adottare misure urgenti: dall’installazione di sistemi antidrone e reti protettive al potenziamento del personale di vigilanza, fino alla schermatura delle frequenze telefoniche e all’esecuzione di esami radiologici per i reclusi che rientrano dai permessi.

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