Achille Lauro costruisce Casa Ragazzi Madre: “I giovani hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa”

“Questa casa accoglierà ragazzi che hanno bisogno di cura, di attenzione, di opportunità e soprattutto di sentirsi parte di qualcosa”. Achille Lauro parte da qui per spiegare Casa Ragazzi Madre, il primo grande progetto della Fondazione Madre, creata insieme all’imprenditore Andrea Marchiori. La struttura residenziale terapeutica, che sorgerà a Zagarolo, alle porte di Roma, sarà dedicata ad adolescenti e giovani tra i 12 e i 15 anni che affrontano dipendenze da sostanze o comportamentali, disturbi alimentari, ritiro sociale e situazioni di forte fragilità emotiva.

Il cantiere del progetto, che vale oltre 3,6 milioni di euro, è stato avviato nel mese di settembre 2026 e l’apertura delle porte è prevista nel 2027. L’obiettivo di Casa Ragazzi Madre non è soltanto intervenire quando il disagio è ormai evidente, ma raggiungere anche quei ragazzi che non chiedono aiuto, non arrivano spontaneamente ai servizi o non considerano ancora grave la propria condizione.

Perché si chiama Ragazzi Madre

Il nome della struttura riprende quello di “Ragazzi Madre”, l’album pubblicato da Achille Lauro nel 2016. Dieci anni dopo, il titolo diventa una casa destinata proprio a quei giovani cresciuti dentro fragilità familiari e sociali che l’artista racconta con la propria musica. “Era un album che parlava di quei ragazzi e oggi, dopo dieci anni dalla pubblicazione, ci troviamo ad aiutare proprio quei ragazzi. Per me è un sogno che prende vita”, ha spiegato Lauro presentando l’iniziativa.

La Fondazione Madre nasce per dare una struttura continuativa a un impegno sociale che era già iniziato con gli incontri negli ospedali, negli istituti penali minorili e nei contesti di marginalità. “Il mio impegno non nasce oggi, ma da cinque anni di incontri con ragazzi in ospedale, ragazzi nelle carceri, ragazzi in difficoltà”, ha ricordato Lauro.

Come funzionerà la casa

Casa Ragazzi Madre prevede programmi personalizzati, costruiti in base alla situazione sanitaria, psicologica, familiare e sociale di ciascun ospite. La gestione sarà affidata alla cooperativa sociale Manser e coinvolgerà professionisti con competenze diverse, tra cui psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, educatori, operatori sociosanitari e assistenti sociali.

Il modello sarà articolato in tre passaggi:

  • L’intervento sul territorio, con operatori incaricati di avvicinare i giovani nei luoghi che frequentano;
  • Un presidio di ascolto, pensato come spazio neutro nel quale costruire fiducia e avviare una prima valutazione;
  • La residenza terapeutica, per chi ha bisogno di un percorso protetto più strutturato, con interventi diagnostici, clinici, educativi e formativi.

All’ingresso è prevista una valutazione multidisciplinare, necessaria per evitare che dipendenza, sofferenza psichica e difficoltà sociali siano trattate separatamente. I percorsi potranno comprendere psicoterapia individuale e di gruppo, interventi motivazionali, supporto farmacologico quando necessario e programmi per prevenire le ricadute. A queste attività si affiancheranno sport, arte terapia, yoga, danza-movimento terapia e laboratori di educazione emotiva.

Intervenire prima dell’emergenza

Uno degli elementi centrali di Casa Ragazzi Madre è la cosiddetta presa in carico precoce. Molti adolescenti non si considerano abbastanza malati da rivolgersi a un servizio, mentre le famiglie possono interpretare isolamento, aggressività o alterazioni delle abitudini come una fase passeggera.

L’intervento territoriale serve a ridurre questa distanza. Gli operatori dovranno entrare nei contesti informali, costruire una relazione e accompagnare il ragazzo verso una valutazione, senza aspettare che la situazione sfoci necessariamente in un ricovero, nell’abbandono scolastico o in una dipendenza consolidata.

Il progetto punta inoltre a evitare la frammentazione degli interventi. Un giovane con una dipendenza può avere contemporaneamente un disturbo psichico, difficoltà familiari e problemi scolastici o lavorativi. Affrontare un solo aspetto rischia di lasciare intatte le condizioni che alimentano il disagio.

Il ruolo delle famiglie

Un’altra peculiarità del progetto è il coinvolgimento delle famiglie, perché il ritorno a casa può diventare una fase fragile se i genitori non ricevono strumenti per comprendere il disagio e ricostruire la relazione. Inoltre, Casa Ragazzi Madre riconosce che la fragilità di un adolescente coinvolge l’intero nucleo familiare. In particolare, i genitori possono trovarsi a oscillare tra controllo, paura, conflitto e senso di colpa, senza sapere quando sia necessario rivolgersi a un servizio.

Per questo il progetto prevede attività specifiche con le famiglie, chiamate a partecipare alla comprensione del problema e alla costruzione del percorso di uscita. Non significa attribuire loro la responsabilità del disagio, ma preparare un ambiente capace di sostenere il ragazzo anche dopo la fase residenziale.

La continuità è un elemento decisivo: senza un collegamento tra comunità, servizi territoriali e famiglia, il rientro nella vita quotidiana può generare le stesse difficoltà che hanno preceduto l’ingresso nella struttura.

Una casa, non un reparto

La filosofia del progetto è quella di non ragionare per compartimenti stagni. Per questo, la struttura di Casa Ragazzi Madre avrà camere per gli ospiti, un ambulatorio, aree comuni, spazi per le attività motorie e ricreative, una zona ristorazione, ambienti esterni e un campo sportivo. Oltre a incentivare la multidisciplinarietà, questo approccio consente all’ospite di sentirsi accolto in una casa senza sentirsi semplicemente un paziente. La Fondazione descrive infatti il progetto come uno spazio sicuro e non giudicante, capace di collegare famiglia, territorio e servizi prima, durante e dopo l’eventuale permanenza nella struttura.

Il percorso non terminerà con la stabilizzazione clinica. L’obiettivo dichiarato è accompagnare progressivamente i giovani verso autonomia, studio, lavoro e reinserimento sociale. La cura, in questa impostazione, comprende anche la possibilità concreta di ricostruire una quotidianità fuori dalla comunità.

Le dipendenze tra i giovani

Dipendenze da sostanze, uso problematico delle tecnologie, assunzione di psicofarmaci senza prescrizione e disagio mentale giovanile possono sovrapporsi, ma richiedono valutazioni e trattamenti differenti.

L’ultima Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze, pubblicata nel 2026 con dati riferiti al 2025, stima che quasi 350mila studenti minorenni abbiano utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno: il 23% della popolazione scolastica under 18, rispetto al 20% registrato nel 2024.

Alle sostanze si aggiungono le dipendenze comportamentali. Nel 2025 circa 111mila studenti, il 7% del campione considerato, presentavano un profilo a rischio di disturbo da gioco su internet. Tra gli studenti dagli 11 ai 13 anni, oltre 87mila risultavano coinvolti in comportamenti di gioco d’azzardo a rischio o problematici. Queste cifre misurano fenomeni diversi e non possono essere sommate (uno stesso giovane può rientrare in più categorie).

Un modello da verificare

Fondazione Madre intende fare della struttura di Zagarolo un modello replicabile in altri territori. La sua efficacia, tuttavia, potrà essere valutata soltanto quando saranno disponibili risultati sul numero di giovani raggiunti, sui percorsi completati e sulla tenuta del reinserimento nel tempo.

Già oggi, però, il progetto si distingue per l’intenzione di riunire aspetti che spesso procedono separatamente: intercettazione del problema sul territorio, diagnosi, terapia, educazione, sostegno familiare e autonomia. È questo il significato più concreto delle parole di Achille Lauro: non limitarsi a curare i ragazzi fragili, ma costruire un percorso che intercetti il disagio, senza che questo diventi l’unico modo con cui i giovani in difficoltà riescono a farsi vedere.

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Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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