“Il rumore delle cose nuove”, Paolo Genovese racconta quello che le famiglie non si dicono

Andrea vuole diventare padre, Andreina ha paura di diventare madre. Sono sposati, condividono una vita, ma immaginano due futuri diversi. È uno dei conflitti al centro di “Il rumore delle cose nuove”, il film di Paolo Genovese che ha inaugurato il 13 ottobre la 21ª Festa del Cinema di Roma. Una storia di coppie, desideri inespressi e scelte rimandate, nella quale la famiglia diventa il luogo in cui convivono amore, aspettative e verità difficili da confessare.

Tratto dall’omonimo romanzo pubblicato da Einaudi nel 2023, il film intreccia le vite di tre famiglie milanesi, apparentemente lontane, che un evento inatteso porta a incrociarsi. Dopo “Perfetti sconosciuti” e “Follemente”, Genovese torna a esplorare le contraddizioni delle relazioni umane, attraverso personaggi che cercano di mantenere un equilibrio tra ciò che desiderano e ciò che non riescono a cambiare.

“Mi interessano le conseguenze della verità e della bugia. I segreti ti costringono ad avere comportamenti che non vorresti avere”, ha spiegato il regista durante la presentazione romana.

Diventare genitori tra desideri e paure

Andrea, interpretato da Stefano Accorsi, è un fotografo. Sua moglie Andreina, interpretata da Vittoria Puccini, è un’infermiera. Lui desidera un bambino, mentre lei affronta la prospettiva della maternità con timori che fatica a condividere.

La loro storia introduce una questione delicata: due persone possono amarsi senza immaginare necessariamente lo stesso futuro. La scelta di diventare genitori coinvolge desideri personali, responsabilità e cambiamenti che entrambi i partner devono sentirsi pronti ad affrontare. La paura della maternità, inoltre, non equivale necessariamente al rifiuto di avere figli. Può convivere con il desiderio di costruire una famiglia, con le aspettative sociali legate alla maternità e con l’incertezza di fronte ai cambiamenti che una nascita comporta.

Nel rapporto tra Andrea e Andreina, il desiderio di lui e i timori di lei si intrecciano con la difficoltà di esprimere apertamente ciò che si prova. Genovese ha raccontato di essere interessato soprattutto ai “segreti dell’anima”, quelli che le persone scelgono di tenere nascosti anche a chi hanno più vicino.

“Ci sono delle cose che non sempre hanno una logica tra quelle che facciamo”, ha osservato Stefano Accorsi, sottolineando la capacità della sceneggiatura di raccontare le contraddizioni umane. Uno sguardo condiviso da Vittoria Puccini: “Mi ha colpito lo sguardo che Paolo ha sui personaggi, sulle loro imperfezioni, sulle loro fragilità, sui difetti. Paolo non li giudica mai”.

Quando i sogni degli adulti incontrano le fragilità dei figli

Ralph, interpretato da Lino Musella, è un rumorista, un professionista che ricrea gli effetti sonori per il cinema. Sua moglie Viola, interpretata da Claudia Pandolfi, è un’attrice che fatica a fare i conti con aspirazioni professionali rimaste irrealizzate.

Hanno un figlio di dieci anni, Mirko, che affronta episodi di bullismo a scuola. La loro vicenda introduce le difficoltà della vita familiare dopo la nascita dei figli, quando le responsabilità educative convivono con progetti personali e insoddisfazioni.

Viola porta nella relazione la frustrazione per una vita diversa da quella desiderata. “Disapprovo totalmente ciò che fa Viola, che sulla base della sua frustrazione si comporta in modo insopportabile e regala solo menzogne”, ha dichiarato Pandolfi durante la presentazione.

Le difficoltà di Mirko aprono invece uno spazio sul rapporto tra genitori e figli. Il bullismo a scuola può compromettere il benessere dei bambini anche al di fuori dell’ambiente scolastico, coinvolgendo le relazioni familiari e la fiducia negli adulti.

Tra violenza domestica e paura di ricominciare

La terza coppia è formata da Alba, interpretata da Emanuela Fanelli, e Umberto, interpretato da Edoardo Pesce. Lui lavora come clown nei reparti pediatrici, dove cerca di alleviare la sofferenza dei bambini malati, ma nella vita privata è un marito violento. Il contrasto tra il suo ruolo pubblico e quello domestico è al centro delle dichiarazioni di Pesce: “Ci sono persone che vogliono apparire empatiche, generose e brillanti e poi nell’intimo magari sono persone violente e terribili”.

Alba continua a sperare che il marito possa cambiare, nonostante le sofferenze subite. Emanuela Fanelli ha descritto una donna che finisce per percepire se stessa attraverso il giudizio del compagno: “Si guarda anche lei con gli occhi del compagno, che la fanno sentire sempre sbagliata”. Il personaggio richiama i meccanismi di svalutazione psicologica che possono caratterizzare le relazioni abusanti. Alba continua a sperare in un cambiamento del marito, mentre le umiliazioni subite finiscono per condizionare il modo in cui percepisce se stessa.

La violenza domestica, tuttavia, non può essere assimilata alle incomprensioni delle altre coppie: comporta una condizione di sopraffazione che limita la libertà della vittima. Genovese ha richiamato il ruolo della speranza nel mantenere un legame violento: “Se prendi mazzate tutti i giorni e poi ti fanno un sorriso, tu ti attacchi disperatamente a quel sorriso”.

Nel cast figura anche Claudio Santamaria, che interpreta Elio, un uomo in sedia a rotelle che ha scelto di isolarsi dal mondo. “Ha paura di riaprire la porta della vita e di restare ferito. Il suo vero impedimento non è quello fisico, ma quello del suo cuore”, ha raccontato l’attore.

“Il rumore delle cose nuove”, scritto da Paolo Genovese con Igor Artibani e presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale italiane il 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution.

 

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Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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