PRATO – Una corona d’alloro con il tricolore e la scritta Prato non dimentica, deposta nei pressi del Castello dell’Imperatore. È l’iniziativa con cui i militanti di Etruria 14 hanno ricordato anche quest’anno le vittime delle esecuzioni sommarie avvenute a Prato nei giorni della Liberazione.
Il gruppo pratese ha diffuso sui propri canali social le immagini della commemorazione, spiegando di aver ricordato, “per il sedicesimo anno”, quelli che definisce i ‘Martiri del Castello dell’Imperatore’. Nel messaggio Etruria 14 parla di uomini e donne ‘comuni cittadini’ uccisi perché accusati di essere fascisti o considerati tali, concludendo: “Non sarete mai dimenticati”.
La ricostruzione storica richiede tuttavia di collocare quei fatti nel drammatico contesto del settembre 1944. Con l’espressione ‘eccidio del Castello dell’Imperatore’ si indicano le esecuzioni sommarie avvenute a Prato il 7 settembre, nelle ore immediatamente successive alla Liberazione della città. Le vittime furono fascisti o persone ritenute tali, catturate e condotte alla Fortezza.
I giorni drammatici della Liberazione
L’episodio si consumò in una città segnata dall’occupazione tedesca, dalle violenze fasciste e naziste, dai rastrellamenti e dalla guerra partigiana. Soltanto il giorno precedente, il 6 settembre 1944, a Figline di Prato erano stati impiccati 29 partigiani della Brigata Buricchi, catturati dai tedeschi. La sequenza degli avvenimenti e il clima di violenza di quei giorni costituiscono il contesto storico nel quale maturarono anche le successive uccisioni al Castello. Sull’eccidio ci fu anche un procedimento giudiziario: nel 1953 Marcello Tofani venne condannato per una delle uccisioni, mentre altri quattro partigiani furono prosciolti in istruttoria.
Una memoria che continua a dividere Prato
A oltre ottant’anni di distanza, il ricordo di quelle vittime continua a essere oggetto di un confronto politico e storico particolarmente delicato.
Proprio nei giorni scorsi la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti ha partecipato a una messa in suffragio delle vittime dell’eccidio, sostenendo la necessità di ricordare tutte le persone che persero la vita durante la guerra. Anche negli anni precedenti le commemorazioni al Castello avevano generato contrapposizioni tra differenti sensibilità politiche cittadine.
L’iniziativa di Etruria 14 si inserisce dunque in una discussione sulla memoria che a Prato resta aperta. Da una parte il dovere storico di ricordare la Resistenza, l’occupazione nazifascista e le sue vittime; dall’altra il tema delle esecuzioni sommarie avvenute nelle convulse giornate successive alla Liberazione.
Una pagina dolorosa nella quale memoria e ricostruzione storica richiedono di tenere distinti i fatti dalle interpretazioni politiche: ricordare le vittime dell’eccidio del Castello non cancella il contesto della dittatura, dell’occupazione e della lotta di Liberazione, così come quel contesto non elimina la necessità di ricostruire e conoscere anche quanto accadde dentro e attorno alla Fortezza pratese nel settembre del 1944.


