Bomba demografica in Pakistan, l’allarme: “Serve strategia nazionale”

Il Pakistan ha un problema con la propria fertilità. Se nei Paesi occidentali e in gran parte del resto del mondo, il tasso di natalità è ai minimi storici, il Paese si trova a dover affrontare una tendenza diversa: la popolazione è troppa e la tenuta sociale è messa a dura prova. A evidenziare il problema è il recente Global Multidimensional Poverty Index 2026, pubblicato congiuntamente dalla Oxford Poverty and Human Development Initiative e dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), secondo il quale il 38,3% della popolazione pakistana (oltre 86,9 milioni di persone) vive in condizioni di povertà acuta, affrontando deprivazioni complesse in ambito educativo, nutrizionale e di standard di vita.

L’allarme istituzionale

L’enormità di questo divario demografico ed economico è stata riconosciuta ai vertici dello Stato. Durante un incontro tenutosi a Islamabad a fine luglio alla presenza di esponenti del mondo imprenditoriale e politico, il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi, figura chiave di un governo sostenuto dall’esercito che vanta di aver salvato il Paese dalla crisi, ha pronunciato un discorso dai toni eccezionalmente duri. Alludendo alle proteste degli “scarafaggi” che hanno scosso l’India (qui per approfondire), Naqvi ha dichiarato senza mezzi termini che il sistema istituzionale pakistano “è crollato”, che l’economia è distrutta e che le giovani generazioni stanno diventando sempre più irrequiete. Il ministro ha lanciato un avvertimento chiaro: se questi giovani dovessero unirsi, avrebbero la forza di ribaltare completamente l’ordine esistente. Per scongiurare una simile eventualità, Naqvi ha sollecitato l’urgente creazione di posti di lavoro e opportunità basate esclusivamente sul merito. “Serve una strategia nazionale”, ha detto, mettendo a nudo l’asimmetria della crisi pakistana rispetto all’invecchiamento demografico delle economie occidentali: ogni anno almeno un milione di nuovi giovani entra nell’età lavorativa in assenza di un mercato formale in grado di assorbirli.

La preannunciata “crisi di governabilità”

A riaccendere i riflettori sul fenomeno è il Financial Times, il quale ha delineato i contorni di una sfida esistenziale per la stabilità della regione, inserita in un quadro di profonda frizione economica caratterizzato da un debito pubblico elevato, un’inflazione a due cifre che erode i salari reali, costi energetici alle stelle e la riluttanza del sistema bancario a concedere crediti alle piccole imprese. Adeel Malik, docente associato di economia dello sviluppo all’Università di Oxford, ha segnalato al Ft che il combinato disposto tra pressioni economiche, trasformazione dei comportamenti elettorali e malcontento della classe media prefigura un’imminente “crisi di governabilità“.

Sul piano macroeconomico, Tobias Haque, capoeconomista della Banca Mondiale in Pakistan, ha evidenziato come la crescita demografica rimanga una sfida gestibile solo se si risolvono le distorsioni economiche generali e si stimola la produttività. In questo solco, Adnan Pasha Siddiqui, consigliere del ministro delle Finanze, ha individuato nell’attuazione di riforme strutturali, a partire da crediti più accessibili per agricoltori e piccole e medie imprese, lo snodo decisivo che determinerà se il Pakistan saprà cogliere un dividendo demografico o se andrà incontro a un disastro sociale.

Proteste e tensioni nel Paese

Le tensioni sociali legate alla disoccupazione e alla contrazione delle libertà civili sono esplose nelle vicende politiche delle ultime settimane. Proprio in questi giorni, manifestazioni di piazza hanno attraversato le strade di Chaman su iniziativa dei sostenitori del Pashtoonkhwa Milli Awami Party. Contemporaneamente, la provincia del Khyber Pakhtunkhwa è stata travolta da una grave crisi istituzionale in seguito all’imposizione del Governor’s Rule e alla sospensione del governo provinciale guidato da Sohail Afridi, provvedimento che ha innescato la dura reazione del Pakistan Tehreek-e-Insaf dell’ex premier Imran Khan, i cui sostenitori, in gran parte proprio giovani, sono scesi a migliaia in strada per chiederne la liberazione. Per neutralizzare le marce antigovernative e soffocare il malcontento, l’apparato di sicurezza orchestrato dal Field Marshal Asim Munir ha applicato rigorose misure di contenimento, comprensive di blocchi stradali, restrizioni alla rete internet e arresti di massa di attivisti e quadri politici.

Il paradosso demografico e le previsioni future

L’analisi macro-demografica firmata da Danish Bhutto su The Nation, integrata dai dati del Pakistan Institute of Development Economics e del censimento del 2023, offre la misura della sproporzione tra crescita della popolazione e capacità recettiva dello Stato. Con una popolazione arrivata a 241,5 milioni di cittadini, un tasso di incremento annuo del 2,55% e un indice di fertilità costante a 3,6 figli per donna, la popolazione pakistana è destinata a raddoppiare in circa 27 anni, superando i 400 milioni di abitanti entro il 2050 con l’aggiunta di oltre 100 milioni di persone.

Il Paese registra spaventosi deficit strutturali: 28 milioni di minori tra i 5 e i 16 anni non frequentano la scuola, mentre il 28,4% dei giovani tra i 15 e i 24 anni rientra nella categoria dei Neet, privi di occupazione e formazione. A fronte di questo vuoto, l’emigrazione legale costituisce l’unica via di fuga per oltre 700.000 persone all’anno (763.526 registrati nel 2025). Il Field Marshal Asim Munir ha interpretato i 41,6 miliardi di dollari inviati annualmente dai lavoratori all’estero come un “brain gain” e una fonte vitale di valuta, ma diversi analisti denunciano il rischio di una dipendenza economica passiva e la perdita irreversibile delle risorse umane più qualificate.

Le soluzioni strategiche e il modello Bangladesh

Per evitare che “la bomba demografica” – così l’ha descritta il Financial Times – travolga la tenuta sociale, gli analisti suggeriscono interventi modellati sulle migliori pratiche della regione. Un riferimento centrale è il modello Bangladesh, basato su servizi comunitari di pianificazione familiare integrati nella rete sanitaria locale, sulla promozione dell’istruzione femminile e sul coinvolgimento attivo delle autorità religiose per ridefinire le norme riproduttive della società. Sul piano economico, la convergenza degli esperti indica la necessità di riforme strutturali del credito destinate alle piccole e medie imprese e al settore agricolo. Solo trasformando la massa giovanile in una risorsa istruita e produttiva anziché in una passività demografica, il Pakistan potrà evitare che l’aritmetica della crescita della popolazione sopraffaccia definitivamente le ambizioni di sviluppo della nazione.

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