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L’Ai non sostituirà i professori: lo pensa il 94% dei docenti

Mentre si tracciano scenari in cui la super intelligenza artificiale sostituirà gli umani in quasi ogni campo cognitivo (come profetizzato dallo studio “AI 2027” dell’ex ricercatore di OpenAI Daniel Kokotajlo, che prevede la nascita di un programmatore superumano il prossimo anno), chi lavora nell’istruzione ha una visione meno apocalittica. Secondo gli insegnanti, l’Ai non sostituirà i professori a scuola.

È quanto emerge da una ricerca condotta da Novakid, piattaforma di apprendimento linguistico per bambini, su un campione di oltre 1.000 genitori in Italia, Polonia, Romania e Turchia e 130 insegnanti in più di 50 Paesi. I dati smontano la retorica della sostituzione tecnologica a favore di un’integrazione: l’intelligenza artificiale può personalizzare e accelerare l’apprendimento, ma la costruzione delle competenze resta un atto profondamente umano.

L’Ai è uno strumento, non un supplente 

I docenti intervistati non hanno paura di essere rimpiazzati: il 94,1% è convinto che l’intelligenza artificiale non prenderà il loro posto. Le metodologie ritenute più efficaci per imparare una lingua rimangono quelle relazionali: il 96,3% indica la conversazione guidata con un insegnante e il 96,2% predilige attività e giochi interattivi mediati da una persona fisica.

Anche il tema dell’intelligenza artificiale usata per fare i compiti a casa viene ridimensionato. Solo il 15,8% degli insegnanti intervistati considera scorretto l’uso di questi strumenti. La maggioranza li giudica invece supporti utili, a patto che siano inseriti all’interno di un percorso supervisionato.

D’altronde, i rischi di un affidamento cieco alla macchina sono già evidenti. I recenti casi di chatbot che producono risposte ambigue o fuorvianti su fatti storici (come il caso di Grok e l’Olocausto) dimostrano che delegare in toto il senso critico all’intelligenza artificiale può avere conseguenze disastrose sull’educazione. L’algoritmo elabora dati, l’insegnante insegna a leggerli.

Per approfondire: L’umanesimo plausibile: così l’Ai sta riscrivendo la cultura (senza che ne accorgiamo)

Come i docenti possono integrare l’Ai nella didattica quotidiana

La vera rivoluzione dell’Ai a scuola non sta quindi nel sostituire il professore in aula, ma nell’affiancarlo nella progettazione e nella personalizzazione dei contenuti, quella che viene spesso definita “didattica aumentata”.

Secondo i dati dell’indagine Indire-Tecnica della Scuola presentata all’edizione 2025 di Didacta Italia, oltre il 52% degli insegnanti italiani usa già l’intelligenza artificiale per supportare la propria didattica, e il 56% vi fa ricorso per sgravarsi dal lavoro burocratico (come la scrittura di verbali e la stesura di progetti didattici).

All’atto pratico, l’insegnante contemporaneo può delegare ai software Ai una serie di compiti specifici:

  • Differenziazione dei materiali: un unico testo di storia o letteratura può essere rapidamente rielaborato dall’Ai in tre versioni con diversi livelli di complessità lessicale, per adattarsi a studenti con Bisogni educativi speciali (Bes) senza abbassare gli obiettivi cognitivi;
  • Generazione di quiz e griglie di valutazione (rubriche): partendo dai propri appunti, i docenti possono far generare all’intelligenza artificiale tracce per simulazioni di verifiche e relative griglie valutative coerenti con le competenze richieste;
  • Tutoraggio in tempo reale (Back-end): piattaforme dotate di machine learning possono identificare i pattern d’errore di un singolo studente (ad esempio, se sbaglia costantemente le equazioni di secondo grado a causa di una specifica regola dei segni) e fornire all’insegnante un report per intervenire in modo chirurgico anziché spiegare di nuovo l’intero argomento a tutta la classe.

Cosa chiedono i genitori: empatia e comunicazione 

I genitori, dal canto loro, confermano che il vero valore aggiunto della scuola non è il voto, ma la capacità di stare al mondo. Alla domanda su quali siano le priorità nell’insegnamento dell’inglese nell’era dell’Ai, solo il 12% indica valutazioni ed esami.

La maggioranza (38%) chiede lo sviluppo di competenze comunicative reali: ascolto, conversazione, sicurezza nell’esprimersi. Il 35% punta sul corretto utilizzo delle tecnologie a supporto dello studio e il 28% sulla personalizzazione dei percorsi.

Secondo i risultati del sondaggio Novakid, i genitori non sono tecnofobi: il 65% riconosce che l’intelligenza artificiale può accelerare l’apprendimento e il 60% nota che i figli imparano più facilmente grazie ai nuovi strumenti. Tuttavia, quasi la metà (46%) è convinta che questi mezzi siano inefficaci senza la guida di un docente in carne ed ossa.

Il cervello umano impara meglio dalle persone 

I numeri della ricerca Novakid trovano solida conferma nelle neuroscienze. L’interazione umana attiva processi cognitivi molto più complessi rispetto a una chat automatizzata. Parlare con un insegnante richiede l’interpretazione del linguaggio non verbale, l’adattamento al tono di voce, la lettura delle emozioni e la gestione dell’imprevisto: tutte operazioni che un software, per quanto avanzato, simula ma non prova.

“L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui apprendiamo, ma i dati mostrano chiaramente che genitori e insegnanti non vogliono una scuola senza persone”, spiega Max Azarov, Ceo e cofondatore di Novakid. “La tecnologia può personalizzare i percorsi, adattarsi ai bisogni degli studenti e supportare il lavoro dei docenti. Tuttavia, competenze come comunicazione, empatia, fiducia e motivazione continuano a dipendere dalle relazioni umane”.

La sfida dell’integrazione

Il futuro della didattica non sarà quindi uno scontro tra silicio e neuroni, ma un’alleanza tattica. “Oggi la domanda è: come possiamo utilizzare questi strumenti per rendere gli insegnanti ancora più efficaci?”, aggiunge Azarov.

Il modello che sembra affermarsi è quello ibrido, adottato dalla stessa piattaforma Novakid: l’intelligenza artificiale viene usata per monitorare i progressi, tracciare le difficoltà e personalizzare gli esercizi, mentre l’insegnante umano resta al centro dell’ora di lezione vera e propria, gestendo la motivazione e lo sviluppo della fluidità naturale.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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