(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump ha rivelato a Real America’s Voice di avere tre possibili strategie nei riguardi dell’Iran.
“Continuare a fare quello che stiamo facendo ora: andare avanti così e guardare quanto stanno male, perché hanno un’inflazione del 300%. La loro valuta non ha quasi più alcun valore. Non pagano i propri soldati. I soldati se ne stanno andando. Quindi basta continuare così, perché quella situazione non è sostenibile”, la prima opzione del presidente. In alternativa, “colpirli davvero, davvero duramente, oppure… in realtà, la terza opzione è semplicemente sconfiggerli economicamente. Ma lo stiamo già facendo comunque. In un certo senso fa parte della prima strategia”.
“Dal punto di vista economico, sono un disastro – ha ribadito Trump -. Non possono prendere in prestito denaro. Controlliamo il loro denaro, quello che avevano, che è molto. Ne avevano molto, e ne abbiamo il controllo totale. Sono il loro banchiere”.
“L’Iran ha dimostrato al mondo di essere una potenza tenace e invincibile”, ha però rivendicato intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi nel corso di una conferenza stampa, citata da Al Jazeera.
“Ho sentito molte volte ministri degli Esteri e funzionari di altri Paesi dirmi: ‘Voi iraniani avete compiuto un miracolo, avete sorpreso il mondo intero'”, ha affermato Araghchi. “Nessuno pensava che l’Iran potesse resistere in questo modo all’America”, ha aggiunto il capo della diplomazia iraniana, sottolineando che Washington poteva contare sul sostegno di Israele, del mondo occidentale e di altri Paesi.
Gli Stati Uniti sono passati dal chiedere la “resa incondizionata” dell’Iran a “implorare negoziati” nel giro di 20 giorni, ha poi detto il ministro ricordando le parole pronunciate dal presidente Trump all’inizio della guerra. “Il presidente degli Stati Uniti scrisse due parole sui social media all’inizio della guerra: ‘Resa incondizionata’ – ha dichiarato Araghchi -. Era questo che volevano da noi e, 20 giorni dopo, lo stesso nemico implorava negoziati”.
Una petroliera e forze militari sono state coinvolte in un “incidente” nel Golfo di Oman, rende intanto noto la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), affermando di aver ricevuto una segnalazione senza fornire ulteriori dettagli, precisando tuttavia che le autorità sono informate e le indagini sono in corso.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe intanto sceso ieri a sei navi, rispetto a una media di circa 11 negli ultimi 10 giorni, mentre si affievoliscono le speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Lo scrive al Jazeera, citando i dati della società di monitoraggio navale Kpler diffusi da Reuters.
In particolare, quattro navi mercantili sono entrate nello Stretto, tra cui due petroliere vuote, mentre due navi ne sono uscite, tra cui una piccola petroliera carica di gas liquefatto e un’altra che trasportava combustibili residui. Prima della guerra, circa 130-140 navi transitavano in media quotidianamente nello Stretto.
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