Picchiata al Parco Rossani, processo al via il 4 novembre: la 26enne ha pubblicato il video dell’aggressione

(Adnkronos) – È fissato per il 4 novembre il processo per l’aggressione di Giuditta D’Elia, la studentessa universitaria di 26 anni accerchiata e picchiata
lo scorso 23 luglio al Parco Rossani di Bari da una decina di persone, tra le quali soprattutto donne. Il gip di Bari Francesco Vittorio Rinaldi ha disposto il giudizio immediato nei confronti di A.M, 32 anni, accusata di lesioni personali aggravate in concorso con altre persone. La donna, che si trova agli arresti domiciliari, sarà giudicata dal tribunale monocratico della prima sezione penale. 

La giovane, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il video dell’episodio cruento, si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Donato Carlucci. La violenza cieca (strattonamenti, trascinamenti, calci e pugni) nei suoi confronti le causò ecchimosi e traumi al viso agli occhi (con infrazione della parete oculare) e la frattura scomposta del naso per una prognosi di 40 giorni. La difesa potrebbe chiedere il rito abbreviato, eventualità che potrebbe modificare il percorso processuale. 

Al centro del procedimento c’è l’aggressione avvenuta nel pomeriggio del 23 luglio. La giovane studentessa, che stava attraversando il parco e si trovava impegnata in una telefonata, fu schizzata ripetutamente di acqua da parte di alcuni bambini, tra i quali ci sarebbe stata anche la figlia della custode: il suo rimprovero e il tentativo di riacciuffare la minorenne che continuava a spruzzarla con un fucile ad acqua, avrebbe scatenato la violenza inconsulta di diversi adulti (numerose donne).  

Stando a quello che si intuisce nel video gli uomini presenti all’inizio non intervennero in modo deciso, poi bloccarono le donne che altrimenti avrebbero continuato nella violenza. “La responsabilità – scrive Giuditta D’Elia nel post che accompagna il video – soggiace nel non piegarsi alle ingiustizie, è così che girando la testa uno schizzo d’acqua diventa questo. Il modello educativo genitoriale non può e non deve sparire, i nostri figli vanno oggi giorno educati alla violenza in un senso bilaterale: devono essere educati non solo in quanto parte attiva (non fare violenza), ma, devono essere educati anche in quanto parte passiva nel caso in cui si trovassero a subirla, nel caso in cui si trovassero al mio posto. Preferisco rompermi la testa – scrive – piuttosto che girarla: l’abuso di potere, l’unione che fa la forza ma solo per fare male, la violenza in ogni sua forma mi causeranno per sempre un viso e un cuore sanguinante”.  

Giuditta D’Elia che fin da subito si è mostrata in video con le proprie ferite, sui social o con interviste e testimoniando in appuntamenti pubblici la propria esperienza, proprio per denunciare apertamente e visivamente la violenza subita spiega nel post delle ultime ore che “le riprese del 23/07 iniziano alle 19.00, mi picchiano alle 19.24 e 23 secondi. Non sono stata l’unica a subire il ‘gavettone’, non sono stata l’unica a subire vessazioni verbali, non sono stata l’unica a cui l’accesso ai servizi è stato impedito. Sono stata l’unica però – continua – a rifiutarmi di accettare una tale ingiustizia sociale. Cosa siamo? Io, cara anima, ti ho vista girare la testa, vi ho visti tutti. Io, cari concittadini, sono stata scaraventata con la testa al suolo pur di non abbassarla e non doverla girare dall’altra parte. Io però, caro tribunale sociale, non ho picchiato proprio nessuno. Ho rincorso colei che aveva provato a danneggiare i miei averi personali, l’ho rincorsa quella giustizia eppure non l’ho mai nemmeno sfiorata. Ho dichiarato di averla strattonata, mi sono convinta di averla picchiata, mi sono convinta di meritarmelo. Guardate, guardate tutti. Guardate e giudicate il peso di una lotta che non è mai stata individuale, ma sociale. Educhiamo i nostri figli, educhiamoci, riscopriamoci umani”, sottolinea Giuditta. 

“Vi ripeto, scegliamo chi e cosa essere, scegliamo la vita buona. A furia di girare la testa, ci sfugge la possibilità di vivere dignitosamente. Riscopriamoci umani, riscopriamoci comunità, facciamo gruppo non per ucciderci, ma per reclamare a gran voce i principi che normano e guidano i singoli che diventano comunità. Lottiamo per la giustizia, lottiamo per l’educazione, lottiamo per l’amore”, questo l’invito. “Essere umani non vuol dire questo. Guardate. Guardate tutti. Stavolta però, agite. Aggiungo una menzione ed un profondo ringraziamento al mio avvocato Donato Carlucci. Non sarebbe stato possibile senza un amministratore della legalità così”, conclude. 

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