VERNIO – Il patrimonio gastronomico toscano si arricchisce di un nuovo ed eccellente riconoscimento. Il pomodoro Borsa di montone, varietà tradizionale coltivata nella Val di Bisenzio diventa ufficialmente un presidio Slow Food. Il prodotto è stato presentato e celebrato al Salone del Gusto di Torino all’interno dello spazio espositivo condiviso da Slow Food Toscana e Vetrina Toscana.
La nuova tutelata affianca eccellenze del territorio pratese già affermate come la Mortadella di Prato Igp e il Fico Secco di Carmignano, anch’essi inseriti nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Toscana.
La storia di questo ortaggio risale al secondo dopoguerra, quando i primi semi vennero portati dalla Francia grazie alla famiglia Bartolini di Luciana, località situata nel comune di Vernio. Da quel momento la produzione si è diffusa capillarmente negli orti familiari della vallata, trovando negli anni Ottanta un punto di riferimento nell’Agraria di Vernio, che si occupava della vendita delle piantine e della commercializzazione dei frutti freschi. Il particolare nome deriva dalla forma bizzarra e sacchiforme del frutto, noto nell’Aretino e nel Valdarno anche con l’appellativo di “rugginoso”.
Dopo aver rischiato l’estinzione negli ultimi decenni a causa della diffusione degli ibridi commerciali più resistenti e produttivi, la varietà è stata preservata grazie all’impegno di un piccolo gruppo di anziani agricoltori della zona che hanno custodito le sementi per oltre settant’anni. Il lavoro scientifico di recupero condotto dal Dipartimento di scienze agrarie dell’università di Pisa ne ha successivamente definito l’identità morfologica, confermandone la specificità e l’ipotesi che possa rappresentare un progenitore del celebre canestrino.
Il Borsa di montone si distingue per la buccia sottile, la polpa carnosa, la forma irregolare con marezzature biancastre e un sapore sapido con note acidule. Ottimo consumato a crudo ma perfetto anche per composte, sughi e passate, l’ortaggio presenta un ciclo di coltivazione tardivo compreso tra fine luglio e ottobre. Oggi la sua riscoperta è ripartita grazie alla passione di giovani agricoltori locali che, raccogliendo l’eredità dei vecchi custodi del seme, hanno avviato un percorso di valorizzazione e rilancio per l’intera Val di Bisenzio.


