Mentre una parte dell’opinione pubblica si infiamma per la ingiustificabile violenza degli scontri a Milano, un’altra invita a non ignorare i motivi che hanno portato migliaia di giovani a scendere in piazza pacificamente. Tra questi c’è il tradimento del patto intergenerazionale per cui le nuove generazioni avranno una vita peggiore di quelle precedenti sotto diversi aspetti.
Parlare di Gen Z è successive è riduttivo: numeri alla mano il campanello d’allarme era suonato già con i Millenials. In particolare, secondo i dati Istat, per i nati dal 1980 al 1994 la probabilità di scendere nella scala sociale rispetto ai genitori (27,1%) ha superato quella di salire (25,1%). Per la maggior parte di loro, studiare, lavorare e risparmiare sono insufficienti non solo per vivere meglio dei propri genitori, ma anche per immaginare un futuro stabile.
Boomer vs Millennials: il crollo dei salari e il divario generazionale
Dal 1990 al 2026, la retribuzione lordamedia dei dipendenti privati è scesa del 6,6% in termini reali.
Molti Millenials, cresciuti vedendo i genitori sognare o acquistare una seconda casa, programmare vacanze e mettere dei risparmi da parte, fanno fatica a comprarsi non la seconda, ma la prima casa. In molti casi, anche arrivare a fine mese è una sfida nonostante un percorso di studi mediamente più lungo e impegnativo rispetto a quello seguito dai Boomer. Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2025 i giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori in media a 30,2 anni, quasi quattro anni più tardi rispetto alla media Ue e nove rispetto alla Finlandia.
Lauree poco remunerative
In media un laureato italiano guadagna il 35% in più di un diplomato, contro il 54% della media Ocse.
Se guardiamo la fascia 25-34 anni (che comprende i Millennials più giovani e i primi della Gen Z), il vantaggio economico della laurea si riduce drasticamente: in Italia un giovane laureato guadagna in media solo il 19% in più rispetto a un coetaneo diplomato, a fronte di una media Ocse del 38%.
Il gap salariale tende ad allargarsi solo con il passaggio alle fasce d’età più mature (over 45), dove i lavoratori laureati arrivano a guadagnare oltre il 50-55% in più rispetto ai diplomati, beneficiando di scatti di carriera e posizioni manageriali a lungo termine.
“Anche lavorando non c’è la certezza di poter mettere dei soldi da parte a fine mese e questo è un fatto sempre più facile da vedere. Siamo nell’era dell’ereditocrazia: dobbiamo puntare tutto su come gestiamo le eredità che riceviamo, se le riceviamo, per riprendere un potere economico”, commenta Marco Casario, investitore professionista e divulgatore finanziario e autore del libro “Fai i tuoi interessi”.
| Indicatore economico | Situazione in Italia (Dati Istat / Ocse / Eurostat) | Confronto/Media Uu o Ocse |
| Vantaggio economico laurea (25-34 anni) | +19% di guadagno rispetto al diploma | +38% (Media Ocse) |
| Variazione salari reali (1990-2026) | -6,6% (Retribuzione lorda media) | In crescita nella maggior parte d’Europa |
| Età media uscita da casa dei genitori | 30,2 anni (Dati 2025) | 26,3 anni (Media UE) / 21,2 anni (Finlandia) |
| Concentrazione della ricchezza | Il 10% più ricco detiene il 60% del patrimonio | Forte asimmetria generazionale (in mano ai Silver) |
Cos’è l’ereditocrazia e perché l’Italia non è un Paese per giovani
In barba all’articolo 1 della Costituzione, in Italia la ricchezza deriva più dall’eredità che dal lavoro.
La fotografia scattata dall’ultima edizione del 59° Rapporto Censis svela una profonda frattura generazionale e strutturale. Mentre la ricchezza complessiva delle famiglie italiane ha registrato una forte contrazione (subendo un calo dell’8,5% negli ultimi 15 anni), le risorse rimaste si sono concentrate in modo asimmetrico.
Oggi, il 10% più ricco della popolazione detiene ben il 60% della ricchezza nazionale (e il 5% più abbiente ne controlla il 48%), mentre la metà più povera della popolazione ha visto il proprio patrimonio erodersi del 23,2%.
Questa enorme massa patrimoniale, accumulata a partire dal secondo dopoguerra, è blindata nelle mani della popolazione anziana, i cosiddetti Silver. Questo fenomeno è destinato ad accentuarsi perché nei prossimi vent’anni in Italia passeranno di mano per eredità tra i 2.800 miliardi stimati e gli oltre 6.400. Insomma, la famiglia “giusta” conta più delle scelte giuste.
“Non è una buona notizia ma come tutti i fenomeni economici bisogna sapersi preparare per affrontarli perché il rischio è duplice”, avverte Casario. L’esperto fa notare che “chi non eredita parte svantaggiato in partenza. Ma anche chi eredita spesso non è preparato: senza educazione finanziaria, un patrimonio costruito in una vita può disperdersi in pochi anni. Non possiamo cambiare da soli i salari o il fisco. Possiamo però smettere di delegare a qualcun altro le decisioni sul nostro denaro”.
Come gestire i risparmi: i 9 consigli di Marco Casario per l’indipendenza economica
In questo contesto imparare a gestire il proprio denaro diventa ancora più importante. Nel nuovo libro “Fai i tuoi interessi. Manuale di autodifesa finanziaria per gestire soldi, risparmi e investimenti”, Marco Casario, propone 9 strategie concrete per costruire una maggiore sicurezza economica:
1. Fare una fotografia della propria situazione finanziaria: il primo passo è capire dove finiscono i propri soldi. A tal fine è meglio costruire un conto economico personale, annotando entrate e uscite, e uno stato patrimoniale, elencando ciò che si possiede e gli eventuali debiti da saldare. In questo modo è possibile individuare le spese su cui intervenire e capire quanto denaro si può mettere da parte mensilmente;
2. Applicare la regola del 50/30/20: destinare il 50% del proprio stipendio alle necessità (affitto, mutuo, bollette e spesa alimentare), il 30% alle spese personali e il 20% al risparmio, agli investimenti o alla riduzione dei debiti. Non si tratta di percentuali rigide: per chi fatica ad arrivare a fine mese, l’obiettivo iniziale può essere accantonare anche una quota più piccola, aumentando progressivamente la cifra quando possibile;
3. Mettere da parte i soldi appena arriva lo stipendio: impostare un trasferimento automatico verso un conto dedicato non appena viene accreditato lo stipendio. Anche 50 euro al mese possono rappresentare un punto di partenza per costruire un’abitudine stabile.
4. Creare un fondo di emergenza per gli imprevisti: costruire una riserva economica capace di coprire inizialmente almeno 3-6 mesi di spese essenziali. Per chi parte da zero procedere per piccoli traguardi, ad esempio raggiungendo prima 500 o 1.000 euro. Il denaro dovrebbe rimanere facilmente accessibile, preferibilmente su un conto separato, ed essere utilizzato soltanto per reali emergenze, come la perdita del lavoro o una spesa sanitaria imprevista;
5. Eliminare prima i debiti con tasso di interesse maggiore: dopo aver rispettato le rate previste, destinare le risorse aggiuntive al debito con il tasso di interesse più elevato in modo da ridurre il costo complessivo degli interessi;
6. Evitare di indebitarsi per acquistare beni di consumo: prima di sottoscrivere un finanziamento (per esempio per un’auto, per una vacanza o per lo smartphone top di gamma) è meglio chiedersi se quell’acquisto sia realmente necessario e se il debito contribuisca a migliorare la propria situazione finanziaria nel lungo periodo;
7. Trasformare gli obiettivi in cifre e scadenze precise: Stabilire quanto denaro serve, entro quando e quale cifra accantonare ogni mese. Se, ad esempio, si prevede una spesa di 4.000 euro tra un anno, occorrerà mettere da parte circa 334 euro al mese. Se l’importo non è sostenibile, sarà necessario rivedere la scadenza o le priorità, evitando di ricorrere automaticamente a un prestito.
8. Valutare gli investimenti in base al tempo e al rischio che si può sostenere: definire il proprio profilo di rischio considerando stabilità del reddito, riserve disponibili, orizzonte temporale e tolleranza (anche psicologica) alle oscillazioni dei mercati. Il capitale necessario per una spesa imminente non dovrebbe essere esposto agli stessi rischi di quello destinato a obiettivi di lungo periodo;
9. Investire con regolarità, senza cercare di prevedere i mercati: una volta costruite le necessarie riserve economiche, uno degli strumenti migliori è il Piano di Accumulo del Capitale (Pac), che permette di investire somme periodiche, anche contenute, attraverso strumenti diversificati come gli Etf. Questa strategia non necessita di grandi conoscenze tecniche e permette di partire da piccole somme, mantenendo un orizzonte di lungo periodo.
Il tempo della spensieratezza è finito: se il lavoro non garantisce più un futuro solido, occorre affiancargli scelte finanziarie oculate e strategiche.
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