Gida, Targetti (L’Alternativa C’è): “Gli industriali sono stati pagati anche per beni che erano del Comune?”

Il consigliere di opposizione ha chiesto alla Corte dei Conti e alla procura di Prato una possibile anomalia

PRATO – Il consigliere comunale Jonathan Targetti, capogruppo de L’Alternativa C’è, annuncia una integrazione all’esposto del 3 maggio 2026 sulla cessione di Gida Spa, la società dei depuratori di Baciacavallo e Calice, ad Alia (oggi Plures). L’integrazione verrà trasmessa alla Procura regionale della Corte dei Conti e alla Procura di Prato.

“Il punto centrale – spiega Targetti – riguarda la proprietà dei beni. Le convenzioni tra Comune e Gida stabiliscono che gli impianti, le opere e le migliorie appartengono al Comune e che, alla fine della gestione, gli vanno restituiti senza alcun indennizzo. Nel 2007 un parere legale chiesto dalla stessa Gida e indirizzato al Comune, quello dell’avvocato Mauro Giovannelli, scriveva che nel bilancio di Gida erano iscritte «opere sicuramente di proprietà del Comune”. Tra queste c’erano le opere dell’accordo di programma del 2004, per oltre 14 milioni di euro, che secondo il parere “non possono essere ritenute di proprietà della Gida, quanto piuttosto del Comune di Prato”. Il parere raccomandava di rettificare il bilancio. Dai documenti avuti con l’accesso agli atti questo non risulta mai avvenuto: gli uffici comunicano che le verifiche sono “ancora in corso”. Anche l’Autorità Idrica Toscana, nel calcolare il valore degli impianti, ha escluso dal bilancio di Gida una rivalutazione di terreni del 2008 da 3,9 milioni.

Nel 2024 il prezzo di Gida è stato fissato sul suo patrimonio netto contabile, 13,45 milioni. Allo stesso prezzo per azione, Confindustria Toscana Nord ha venduto il suo 45% ad Alia per circa 6 milioni in contanti. Il Comune ha ricevuto azioni Alia.

“La domanda è semplice – dichiara Targetti – Se nel patrimonio di Gida erano conteggiati beni del Comune, quel valore è finito nel prezzo pagato agli industriali. Per ogni milione di beni comunali rimasto nel bilancio di Gida, circa 450 mila euro sono andati al socio privato. Il Comune, poi, si è visto riconoscere in azioni il valore di beni che, secondo le convenzioni, erano già suoi. Il Comune aveva il dovere di fare l’inventario dei propri beni prima di approvare l’operazione. Non l’ha fatto in diciassette anni e non l’ha fatto nemmeno nel 2024″.

L’integrazione segnala anche altri due fatti: il primo è che la perizia presupponeva che Gida gestisse i depuratori senza limiti di tempo, mentre il passaggio del servizio a Publiacqua era già avviato e citato nella stessa delibera comunale mentre il secondo è che il credito del Comune per le rate dei mutui dei depuratori è stato rateizzato senza interessi né garanzie, e a maggio 2026 non era ancora saldato del tutto.

“Non spetta a noi stabilire se ci sia un danno erariale e non accusiamo nessuno – conclude Targetti – Abbiamo portato documenti e chiesto alle procure di acquisire quelli che al consigliere comunale non sono stati dati per comprendere se quei beni non erano del Comune. E sarà anche molto facile dimostrarlo. Se lo erano, i pratesi hanno diritto di saperlo e il Comune ha il dovere di recuperarli“.

© Riproduzione riservata

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