Da Vernio al carcere di Gorgona per insegnare l’apicoltura ai detenuti

La storia al centro dell’incontro 'Dal carcere al lavoro, dal recupero alla comunità' in programma nella sala consiliare del Comune di Vernio sabato (7 novembre) alle 15,30

VERNIO – Da Vernio al carcere di Gorgona per insegnare l’apicoltura ai detenuti.

Offrire un percorso di cambiamento, di rinascita, attraverso la formazione e poi il lavoro a chi sta scontando una pena in carcere. È quello che provano a fare imprenditori, educatori e aziende, come quella di Paolo Betti, apicoltore di Vernio, che al carcere della Gorgona ha realizzato, in collaborazione con Arpat e Regione Toscana, una vera e propria scuola di apicoltura, o la Piacenti SpA, realtà internazionale nel settore del restauro, che da anni porta avanti anche progetti concreti di inserimento lavorativo delle persone detenute.

Le loro storie saranno al centro dell’incontro Dal carcere al lavoro, dal recupero alla comunità in programma nella sala consiliare del Comune di Vernio sabato (7 novembre) alle 15,30, un appuntamento in onore del patrono di Vernio, San Leonardo di Noblac, che si ricorda il 6 novembre e che secondo la tradizione è il protettore dei carcerati.

“L’idea è quella di legare questa ricorrenza a un momento di riflessione e confronto sul mondo del carcere, sul significato della pena e, soprattutto, sul valore della rieducazione e del reinserimento delle persone detenute nella società – spiega la sindaca di Vernio, Maria Lucarini – L’obiettivo è costruire un dialogo tra esperienze e professionalità diverse, affrontando il tema della pena non soltanto come risposta a un reato, ma anche come percorso che deve tendere alla rieducazione, come ci ricorda la nostra Costituzione”.

Il programma del pomeriggio prevede, dopo i saluti della sindaca Lucarini, gli interventi di Fabio Gianfilippi, presidente del tribunale di sorveglianza di Firenze, Luca Cicerelli, direttore reggente del carcere di Prato, Paolo Betti e Martina Ferrè, apicoltori e formatori per Arpat nella casa di reclusione di Gorgona, Giammarco Piacenti, imprenditore con esperienza nel reinserimento lavorativo e nel coinvolgimento delle imprese, Elena Augustin, avvocata, presidente della camera penale di Prato e componente dell’osservatorio carcere Ucpi, Stefano Fabbri, giornalista Seconda Chance Toscana, Sara Benvenuti, docente, delegata per giurisprudenza del Polo universitario penitenziario Unifi e referente per Seconda Chance Prato, Francesco Spinelli, educatore e operatore volontario al carcere di Prato.

Al termine dell’incontro, alle 18, nella chiesa parrocchiale di San Quirico, si terrà l’eucarestia solenne presieduta dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini.

L’iniziativa, nelle intenzioni dell’amministrazione, deve essere un’occasione per avvicinare la comunità al mondo del carcere, spesso percepito come distante, facendo emergere storie, progetti e responsabilità condivise. Il ruolo delle comunità, infatti, è molto importante: istituzioni, imprese, associazioni e cittadini possono contribuire concretamente a creare le condizioni affinché chi ha pagato per i propri errori possa ricostruire la propria vita e ritrovare un posto nella società. E le esperienze che si racconteranno nel corso dell’incontro dimostrano che è un obiettivo possibile.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Vernio e dalla Pprrocchia di San Quirico, con l’invito rivolto a tutti i cittadini, le associazioni del territorio, le autorità civili e militari e gli enti locali a partecipare alle celebrazioni, portando – come da tradizione – i gonfaloni per la cerimonia religiosa.

San Leonardo di Noblac (o Noblat), vissuto nel VI secolo in Francia, è stato un eremita noto per la sua carità e per la liberazione dei prigionieri, diventando il protettore dei carcerati, delle partorienti, dei cavalli e di chi chiede libertà e protezione. La sua devozione, diffusa in tutta Europa, ha raggiunto anche la Val di Bisenzio, dove da secoli il Santo è venerato come patrono e simbolo di fede e solidarietà. La figura di San Leonardo, inoltre, è profondamente legata alla carità, al rispetto della dignità umana e alla speranza per chi vive nelle difficoltà.

© Riproduzione riservata

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