Carmignano, Prestanti: “Alia così non va. Riuso e riciclo per tariffe meno care”

Prestanti: "Puntiamo ad una organizzazione industriale efficiente e efficace"

CARMIGNANO – Alia, così non va, questa in estrema sintesi la dichiarazione del sindaco Edoardo Prestanti: “Un’altra Alia è possibile”. Soprattutto è da cambiare il modello operativo, “Puntando ad una organizzazione industriale efficiente e efficace del ciclo rifiuti”, parola di Rossano Ercolini, presidente di Zero waste Italy e coordinatore del Centro di ricerche rifiuti zero del Comune di Capannori.
Carmignano, due giorni fa, sabato 19 settembre, conferenza “Gestione dei rifiuti, le alternative per ridurre le tariffe e migliorare il servizio”: l’ammonimento, forte e chiaro, è arrivato dalla Sala consiliare del Comune, con quest’ultimo, che a suo tempo votò contro il piano finanziario di Plures Alia, che si candida a coordinare le Amministrazioni locali (“non ci sono solo più Campi Bisenzio e Poggio a Caiano a chiedere con Carmignano un deciso cambio di passo”) insoddisfatte delle azioni della società di igiene urbana e delle tariffe, leggi Taric e Tarip, considerate troppo care per un servizio ritenuto carente. Del resto, la valutazione di Prestanti, nelle vesti di padrone di casa, su Alia è netta: “La gestione è fallimentare”. E pochi dubbi anche nella diagnosi che lo ha spinto ad organizzare l’incontro di sabato: a) “è una società pubblica, dove però le decisioni sono prese dai manager, che fanno e disfanno senza dare conto a nessuno”; b) “il servizio negli ultimi due anni è peggiorato: nella raccolta, nel porta a porta”; c) “le tariffe sono aumentate drasticamente”.
Già, le tariffe. Il principio per cui è si è passati alla Taric, “chi meno produce, meno paga, chi più produce, più paga”, “è giusto – secondo Marco Cardone del comitato Trasparenza per Empoli –, viene dall’Europa, dall’Unione europea, ma nei territori dell’Ato Centro che fanno parte dell’Ambito tariffario sovraccomunale, Ats1, Pratese, Empolese e Piana, è applicato male, all’incontrario”. Le ragioni? Costi di gestione non riconosciuti dall’Ato Toscana Centro e, ancora Cardone, “un indebitamento milionario che Alia si tira dietro e che finisce in tariffa. Una gestione non efficiente”.
Chi punta a costruire impianti di grandi dimensioni solo a parole, hanno detto a Carmignano, è in sintonia con i modelli di “economia circolare”. “Sono sbagliate le strategie di gestione – nella descrizione offerta da Stefano Seghetti –. Se si bruciano i rifiuti certamente si produce energia ma non si recuperano materiali, niente economia circolare. E si ingessa l’intero ciclo per i prossimi 20 e 30 anni, con impianti che, per capacità produttive e necessità di rientrare dai costi, devono durare nel tempo, anche quando l’innovazione tecnologica consentirà di fare altro”.

Anche qui la strategia, per Seghetti, viene dall’Europa: “Recupero, riuso, riciclo”. Una strategia fatta di tre momenti: più raccolta differenziata, nei 65 Comuni dell’Ato Centro (il meno esteso in Toscana ma il più popolato, 1.532.204 abitanti) raggiunge, in media, il 69,71% (a Carmignano è all’83%); più rifiuti puliti, più qualità nella raccolta; meno scarto, abbassare quel 31% di residuo, quasi esclusivamente multimateriale, permanente nell’Ato Centro. “Tutto questo si può fare – di nuovo Seghetti –, le tecnologie lo permettono. E’ il solo modo per abbassare le tariffe”. E, dulcis in fundo, generalizzare il “porta a porta”, anche in quei due-tre Comuni che hanno il maggior peso nell’Ato Centro, ma che hanno percentuali basse di raccolta differenziata.
Da qui l’ultimo capitolo introdotto: la questione istituzionale. Così tradotta nelle conclusioni da Prestanti: “La programmazione deve essere decisa dai Comuni e non dai manager. I Comuni piccoli, che nell’Ato sono i più numerosi anche come popolazione, devono contare di più”.

 

 

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