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Demenza e isolamento: a Montemurlo apre il Caffè Alzheimer per supportare le famiglie

L'aamministrazione fa rete con Aima e le associazioni del territorio: al via un percorso di assistenza psicologica e ludica dedicato agli over 60

MONTEMURLO – A partire da giovedì 19 marzo 2026, il territorio di Montemurlo si dota di un nuovo presidio sociale per contrastare la profonda solitudine che colpisce i malati di demenza e i loro familiari. Prende infatti il via il progetto del Caffè Alzheimer, uno spazio di condivisione gratuito, ad accesso libero, pensato per spezzare l’isolamento relazionale che accompagna inevitabilmente lo sviluppo della patologia. L’iniziativa garantirà un servizio continuativo attraverso incontri a cadenza mensile — fissati ogni terzo giovedì del mese, dalle 15:30 alle 17:30 — in programma fino al prossimo dicembre.

L’attivazione del servizio rappresenta una risposta strutturata a un’emergenza socio-sanitaria che, limitatamente alla provincia pratese, conta circa tremila diagnosi accertate. La rete organizzativa vede in prima linea l’Amministrazione comunale e l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (Aima), che coprirà interamente i costi operativi. Il progetto si avvale inoltre della stretta sinergia con il Consorzio Astir, la cooperativa Il Borro e la Società della Salute Area Pratese. Gli appuntamenti, destinati a persone over 60 alle prese con le prime fasi del decadimento cognitivo e ai loro assistenti, saranno gestiti da un’équipe multidisciplinare composta da psicologi, educatori, operatori socio-sanitari e volontari, supportati da medici specialisti e consulenti legali.

L’obiettivo primario, condiviso dalle istituzioni e dagli enti promotori, è quello di allontanarsi dalle rigide logiche puramente cliniche per offrire un ambiente di accettazione e serenità. Attraverso attività ludico-occupazionali, momenti conviviali e supporto psicologico, il Caffè si propone di normalizzare la malattia, lavorando sullo stigma sociale e fornendo una vera e propria “palestra relazionale”. In assenza di terapie farmacologiche risolutive, la creazione di una rete comunitaria di ascolto costituisce infatti un’ancora di salvezza fondamentale per evitare che la patologia si trasformi in una prigione emotiva per i pazienti e per i coniugi che li assistono quotidianamente.

© Riproduzione riservata

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