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martedì 7 Aprile 2026
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Nel bosco 11500 tonnellate di rifiuti edili: in 5 a processo

Conclusa l'analisi della discarica abusiva a Montemurlo. La bonifica sarà a cura del gestore e dei proprietari del terreno

PRATO – Una maxidiscarica abusiva da quasi 6mila metri cubi, mimetizzata tra i boschi protetti del Monteferrato, è stata finalmente radiografata dagli inquirenti a tre anni dal primo sequestro.

La procura della Repubblica di Prato ha diffuso i dettagli della complessa attività di ‘caratterizzazione’ effettuata nel comune di Montemurlo, un’operazione tecnica fondamentale per classificare la colossale mole di rifiuti stratificati in un’area di circa 2mila metri quadrati. L’indagine, condotta nonostante le croniche carenze di organico degli uffici giudiziari, ha svelato un disastro ambientale di proporzioni inedite per il territorio pratese, con depositi di scarti che affondano nel terreno raggiungendo in alcuni punti lo spessore record di sette metri.

Le analisi condotte dai geologi dell’Arpat, supportate da rilievi geofisici e misurazioni con droni di ultima generazione, hanno permesso di stimare il peso complessivo del materiale in circa 11500 tonnellate. Si tratta di un mix eterogeneo di scarti provenienti da attività di costruzione e demolizione: terre e rocce da scavo, laterizi, ceramiche e cemento armato, frammisti a legno, plastica e metalli. Questa mappatura scientifica è il passaggio obbligato per la rimozione dei detriti e la successiva bonifica del sito, che ricade ora come onere sul gestore affittuario, un 64enne italiano, e sugli eredi della proprietaria 90enne, deceduta nel 2025. Se i privati non provvederanno all’ordinanza del Comune, l’ente pubblico eseguirà i lavori addebitandone i costi ai responsabili.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura con il supporto del Nipaaf dei carabinieri forestali, ha portato all’esercizio dell’azione penale nei confronti di diversi soggetti. Sotto processo davanti al tribunale di Prato sono finiti, oltre al gestore dell’area, tre titolari di imprese edili italiane (di 53, 62 e 80 anni) accusati di aver sversato illegalmente i propri scarti nel bosco, e un 60enne individuato come l’autore materiale dei trasporti effettuati con vari autocarri. Le accuse spaziano dalla gestione di discarica non autorizzata al deturpamento di bellezze naturali, fino alla violazione del vincolo idraulico, poiché l’accumulo dei rifiuti ha interessato e alterato l’impluvio del Fosso di Strigliana, modificandone pericolosamente gli argini.

Le indagini sono state particolarmente articolate, basate su appostamenti, controlli da remoto e una massiccia acquisizione di documenti che hanno permesso di ricostruire la fitta rete di trasporti illeciti.

Nonostante il successo dell’operazione, la Procura di Prato ha lanciato un amaro grido d’allarme sulla cronica mancanza di mezzi: il nucleo investigativo ambientale (Nipaaf) conta oggi solo tre unità operative per l’intero territorio. Un organico ridotto all’osso che deve fronteggiare il fenomeno sistematico dell’abbandono dei rifiuti, una piaga che continua ad affliggere il circondario pratese e che richiede, secondo gli inquirenti, un urgente adeguamento delle risorse umane e tecnologiche per non lasciare impuniti i crimini contro l’ambiente.

© Riproduzione riservata

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