PRATO – Un agente della polizia penitenziaria è stato aggredito ieri (8 gennaio) nel carcere della Dogaia di Prato da un detenuto magrebino già noto per atti violenti, dopo aver tentato di usare un ascensore riservato.
L’agente ha riportato lesioni e dieci giorni di prognosi. Lo denuncia il Sindacato autonomo polizia penitenziaria. Il Sappe, attraverso il segretario nazionale per la Toscana Francesco Oliviero, denuncia il clima di tensione nel carcere pratese, afflitto da una grave carenza di personale e da continue aggressioni ai danni degli agenti, aggravate dall’arrivo di detenuti problematici. Si chiede un intervento urgente per rafforzare l’organico, attualmente con scoperture superiori al 60% soprattutto nei ruoli degli ispettori e sovrintendenti, e limitare i trasferimenti di detenuti con elevata pericolosità o disturbi psichiatrici, sottolineando la priorità della sicurezza del personale. “Chiediamo un intervento urgente per rafforzare l’organico del carcere di Prato – conclude Oliviero – e bloccare, almeno temporaneamente, i trasferimenti verso l’istituto di detenuti con elevati profili di pericolosità o problemi psichiatrici. La sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria non può più essere sacrificata sull’altare dell’emergenza”.
Donato Capece, segretario generale del Sappe, condanna l’aggressione all’Agente in servizio nel carcere di Prato ed evidenzia che “la presenza crescente di detenuti con disturbi mentali rende più difficile la gestione e la sicurezza nelle carceri italiane, aggravata dalla chiusura degli Opg”. Per questo, il leader storico del primo sindacato della polizia penitenziaria torna a chiedere al Dap “misure urgenti per tutelare il personale penitenziario, sottolineando la necessità di rafforzare gli organici e riorganizzare i circuiti detentivi”.
Pur riconoscendo una maggiore attenzione da parte del governo, Capece ha ribadito che servono interventi concreti e risorse per garantire sicurezza e legalità negli istituti.


