PRATO – Dal 2012 al 2025 le imprese del commercio al dettaglio a Prato sono calate di 297 unità: erano 1965 (2012), sono scese a 1793 (2019) e sono adesso 1668 (2025). L’emorragia più marcata è nel centro storico della città, dove si è passati da 970 aziende (2012) alle attuali 817 (2025). Nello stesso periodo alberghi, bar e ristoranti sono invece riusciti a crescere e poi, sostanzialmente, a stabilizzarsi: da 833 (2012) a 990 (2019), fino al numero di 980 (2025).
Imprese, Confcommercio: “Dal 2012 perse 297 aziende del commercio al dettaglio”
L'emorragia più marcata è nel centro storico della città, dove si è passati da 970 aziende (2012) alle attuali 817 (2025)
È la fotografia puntuale scattata dall’Osservatorio Città e Demografia d’Impresa di Confcommercio, che tratteggia un quadro di difficoltà a livello nazionale, dal quale Prato non può dirsi indenne. Lo studio è strettamente collegato al progetto “Cities” di Confcommercio, calibrato per governare il futuro socio-economico delle città.
Guardando alle imprese del Commercio al dettaglio nel Centro storico, nel 2012 erano 970, nel 2019 diventavano 892 e nel 2025 sono 817. Quelle fuori dal Centro erano 995 (2012), poi 901 (2019) e adesso 851 (2025).
Il focus sul segmento ricettivo – ovvero alberghi, bar e ristoranti – riporta, per il Centro storico, di 459 aziende (2012), diventate 491 (2019) e quindi 518 (2025). Extra centro, invece, erano 374 (2012), quindi 499 (2019) e poi 462 (2025).
“Le analisi emerse dall’ultimo report confederale – dichiara il vicepresidente di Confcommercio per Prato Tommaso Signorini – delineano uno scenario che non possiamo più ignorare: la desertificazione commerciale, in particolare nel cuore del nostro Centro Storico, è una criticità conclamata e profonda. Se i numeri oggi certificano una realtà che già percepiamo nel quotidiano, è altrettanto vero che il comparto dell’accoglienza mostra una dinamica opposta, segnando prima una crescita e poi un consolidamento che riflette il mutamento delle nostre abitudini sociali. Di fronte a questo scenario siamo chiamati a reagire, ad ogni livello, dalle istituzioni alle associazioni, passando per aziende e cittadini. Ne va del nostro futuro socio-economico”.
“Siamo di fronte – commenta il direttore Tiziano Tempestini – ad una trasformazione epocale che va governata con visione e coraggio, non subita passivamente. La sfida per il futuro della nostra città si gioca sulla capacità di rimettere al centro della sua agenda il commercio di prossimità, agendo al contempo sulla partita delle infrastrutture, così da creare luoghi davvero efficienti e desiderabili. Per invertire la rotta, però, non bastano interventi isolati: serve un’integrazione strutturale tra le politiche di sviluppo economico e la pianificazione urbanistica. Solo unendo questi elementi potremo restituire vitalità e identità al nostro tessuto urbano, cambiando passo“.
Dal momento che la desertificazione commerciale rappresenta un fattore di impoverimento economico e sociale per le città, nonché un problema reale in termini di minore sicurezza, coesione delle comunità e vivibilità urbana, Confcommercio ha avanzato un pacchetto di proposte per impostare un cambio di direzione. Su di esse l’Associazione richiede di impostare – anche in virtù della consolidata collaborazione con Anci – a sindaci e assessori un confronto costruttivo.
– riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano. Includere formalmente le imprese di prossimità e le Associazioni territoriali di Confcommercio come portatori di valore civico tra i soggetti che possono sottoscrivere Regolamenti per l’Amministrazione Condivisa e Patti di Cittadinanza, strumenti oggi molto utilizzati dai Comuni per il miglioramento della qualità della vita, della sicurezza urbana e della cura delle comunità locali;
– integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica. Attribuire le deleghe a un’unica figura politica o a una Cabina di regia inter-assessorile in modo da favorire il raccordo tra gli strumenti di pianificazione urbanistica e la programmazione commerciale, costruendo una “mappa delle polarità di prossimità” e adottando un documento programmatico pluriennale che garantisca continuità e coerenza agli interventi;
– dotarsi di strumenti di conoscenza. Costruire un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, integrando le fonti amministrative tradizionali con fonti innovative, come Cities Analytics di Confcommercio sui flussi pedonali nelle vie del commercio, per orientare gli investimenti pubblici dove servono realmente e rendicontarne l’utilizzo;
– disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili. Utilizzare con una visione strategica il Decreto SCIA 2 e la Legge concorrenza 2022, che già consentono ai Comuni di subordinare ad autorizzazione o vietare l’insediamento di merceologie “incongrue” nei Centri Storici e nelle aree a vocazione commerciale. È un processo finalizzato a tutelare la diversità urbana nell’interesse dei residenti, che tutti i Comuni possono intraprendere;
– gestire attivamente i locali sfitti. Attraverso forme strutturate di governance locale, che vedono la partecipazione attiva delle Associazioni territoriali di Confcommercio, come ad esempio i Distretti del Commercio, si possono avviare importanti percorsi di cambiamento: censimenti degli spazi sfitti per iniziative mirate, abbellimento e digitalizzazione delle vetrine vuote, alleanze tra proprietà e imprenditori per favorire il mercato delle locazioni, temporary store finalizzati alla riqualificazione.
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