PRATO – L’imprenditoria extracomunitaria rappresenta oggi una componente strutturale dell’economia toscana, con 48.600 imprese che generano un fatturato complessivo di 6,3 miliardi di euro e impiegano oltre 49.250 lavoratori italiani.
Secondo lo studio Susini Group StP imprenditori stranieri in crescita negli ultimi dieci anni (+27,3%). Lombardia, Lazio e Toscana sul podio, poi Campania ed Emilia
Un dato significativo che evidenzia come, mentre le imprese a conduzione italiana hanno registrato una contrazione del 6,4% dal 2013, quelle extracomunitarie sono cresciute del 27,3%, colmando vuoti produttivi e contribuendo alla vitalità economica regionale.
La distribuzione territoriale riflette le dinamiche demografiche ed economiche della Toscana. Firenze si conferma il polo principale con 13.122 imprese (27% del totale regionale), beneficiando dell’attrattività del capoluogo e del settore turistico. Segue Prato con 7.044 imprese (14%), dove la comunità cinese ha costruito un distretto tessile di rilevanza nazionale.
Il commercio assorbe il 37,2% delle imprese extracomunitarie (circa 18.000 unità), seguito dalle costruzioni (24,6%, circa 12.000 imprese) e dalla ristorazione (10-11%, circa 5.000 imprese). Tra le nazionalità più rappresentate spiccano cinesi (concentrati nel tessile pratese), albanesi (prevalentemente in edilizia) e marocchini (commercio e ristorazione).
Le imprese extracomunitarie sono soggette agli stessi obblighi delle imprese italiane: versamenti mensili a INPS per contributi previdenziali e assistenziali, e copertura INAIL per gli infortuni. Il contributo fiscale complessivo è stimato tra 720 e 900 milioni di euro annui, con ulteriori 350-400 milioni di contributi previdenziali. La massa salariale regionale ammonta a 1.377 milioni di euro, con retribuzioni medie tra 23.000 e 30.000 euro lordi annui.
Circa 8.700-9.700 società miste italo-extracomunitarie (18-20% del totale) testimoniano processi di integrazione economica avanzata. Queste imprese contribuiscono al 3,5-4% del PIL toscano, confermando un ruolo ormai strutturale nel sistema produttivo regionale, con prospettive di ulteriore consolidamento nei prossimi anni.


