La Dogaia Prato, 64 agenti mancanti e 25 celle inagibili. Giusti e Targetti: “Servono interventi concreti per chi lavora e per chi è detenuto”

Sul piano degli spazi, i detenuti sono 53 in più rispetto alla capienza regolamentare, con un'occupazione del 109%. Ma questo dato potrebbe non descrivere tutta la pressione sull'istituto

PRATO – 642 detenuti per 589 posti regolamentari, 25 celle inagibili e quasi un quarto dell’organico di Polizia penitenziaria mancante. Sono alcuni dei dati comunicati dalla Direzione della casa circondariale La Dogaia di Prato in risposta all’accesso agli atti presentato da Radicali Italiani. Radicali Pratesi e L’Alternativa C’È chiedono al Ministero della Giustizia e all’Amministrazione penitenziaria interventi sul personale, sul recupero degli spazi e sull’assistenza sanitaria, per migliorare le condizioni di lavoro e di detenzione.

“Questi dati arrivano dopo più visite all’istituto, tra cui quella svolta durante la campagna elettorale con Jonathan Targetti, candidato sindaco dell’Alternativa C’È, e un successivo lavoro di accesso agli atti e analisi della documentazione- dichiara Matteo Giusti, membro della Direzione di Radicali Italiani, rappresentante dei Radicali Pratesi e Responsabile Politico de L’Alternativa C’È – Un risultato reso possibile dal grande lavoro di Radicali Italiani sulle carceri, sulla trasparenza e sulla tutela dei diritti”.

“Noi parliamo di dati verificati sui documenti ufficiali, distinguendo ciò che è accertato da ciò che deve ancora essere chiarito. Non ci limitiamo a visite sommarie: senza ricerca e approfondimento, una visita rischia di restituire soltanto un’impressione, insufficiente per valutare le condizioni di un carcere. Per noi la visita è il punto di partenza di un lavoro che deve proseguire con le domande, l’acquisizione degli atti e la verifica delle risposte. È questo il metodo con cui continuiamo a occuparci della Dogaia, anche dopo le elezioni”.

Sul personale, i numeri sono netti: 206 unità di Polizia penitenziaria in servizio sulle 270 previste, con una scopertura di 64 unità, pari al 23,7%. Il dato riguarda il personale complessivo, da distribuire tra turni e servizi diversi. Gli educatori sono otto su nove, circa uno ogni 80 detenuti.

“Una scopertura di quasi un quarto dell’organico richiede una risposta concreta. Chiediamo un programma per colmare le carenze, con risorse e tempi verificabili, e un approfondimento sulla copertura dei turni e sui carichi di lavoro – dichiara Jonathan Targetti, consigliere comunale di Prato per L’Alternativa C’E’ – La sicurezza del personale, la qualità dei servizi e la tutela delle persone detenute devono essere affrontate insieme. Servono condizioni che permettano a ciascuna professionalità di svolgere adeguatamente il proprio compito”.

Sul piano degli spazi, i detenuti sono 53 in più rispetto alla capienza regolamentare, con un’occupazione del 109%. Ma questo dato potrebbe non descrivere tutta la pressione sull’istituto, considerando le 25 celle inagibili.

“Ipotizzando due o tre posti per cella, si tratterebbe di circa 50–75 posti indisponibili. Se fossero compresi nei 589 dichiarati, quelli effettivamente utilizzabili scenderebbero a 514–539 e l’occupazione salirebbe a circa il 119–125%. È una stima, non un dato certificato dalla risposta ricevuta” precisa Giusti. Proprio per questo chiediamo il numero esatto dei posti disponibili e i tempi previsti per il recupero delle celle. La distinzione tra capienza sulla carta e posti realmente utilizzabili è decisiva per capire le condizioni dell’istituto”.

Anche gli eventi critici richiedono attenzione: 2.076 nell’intero 2025 e 1.632 dal 1° gennaio al 23 settembre 2026. Rapportando i conteggi ai giorni dei rispettivi periodi, la media passa da 5,7 a 6,1 eventi al giorno: nel periodo considerato del 2026 è superiore del 7,9% alla media dell’intero anno precedente. Non è un confronto tra periodi omogenei e manca il dettaglio delle tipologie di evento, ma il totale parziale del 2026 non autorizza a parlare di una diminuzione.

“Occorre conoscere la natura degli episodi, le persone coinvolte e le conseguenze, distinguendo le aggressioni dagli altri eventi critici. Chiediamo un quadro che permetta di valutare le misure di prevenzione e gli interventi necessari, a tutela sia degli operatori sia dei detenuti”, prosegue Targetti.

Il quadro sanitario indica 175 detenuti con tossicodipendenza, 45 con alcoldipendenza e 113 sottoposti a terapia psichiatrica. Sono condizioni che possono riguardare le stesse persone e che, quindi, non vanno sommate. Sono inoltre segnalati sei detenuti con disabilità motoria.

La risposta riporta anche 19 tentativi di suicidio alla voce “ultimo anno” e 98 episodi di autolesionismo riferiti all'”anno precedente: dati per i quali occorre chiarire con precisione i periodi di rilevazione. Il quadro sulle patologie croniche e infettive resta invece da completare attraverso una successiva richiesta di informazioni all’Area sanitaria dell’AUSL Toscana Centro.

“Sono numeri che richiamano bisogni di cura e assistenza rilevanti. Chiediamo che le informazioni sanitarie annunciate vengano acquisite e trasmesse rapidamente e che sia chiarita la copertura effettiva dei servizi. Un’assistenza adeguata tutela la salute delle persone detenute e sostiene il lavoro di chi opera nell’istituto”, osserva Giusti.

Sul reinserimento, la Direzione indica 195 detenuti lavoranti, con una rotazione che consente di lavorare per tre o quattro mesi l’anno. Il numero equivale a circa il 30% dei presenti, ma occorre chiarire se descriva i lavoratori attivi al momento della rilevazione o le persone coinvolte nell’arco dell’anno. Sono inoltre riportati tre ammessi al lavoro esterno e 17 semiliberi, voci che non possono essere sommate automaticamente ai 195 lavoranti.

“Personale, spazi, assistenza sanitaria e percorsi di reinserimento devono trovare posto in un programma complessivo di interventi. Radicali Pratesi e L’Alternativa C’È chiedono risposte verificabili su ciascuno di questi punti. La Dogaia è parte di Prato: le condizioni di chi vi lavora e di chi vi è detenuto si affrontano conoscendo i fatti, approfondendo i problemi e richiamando gli organi alla responsabilità delle decisioni”, concludono Giusti e Targetti.

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