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Remigrazione e Riconquista, il vescovo Giovanni Nerbini: “Auspichiamo una manifestazione pacifica”

La Diocesi di Prato sarà presente alla iniziativa convocata da associazioni, partiti e sindacati in piazza delle Carceri.

PRATO – Anche il vescovo Giovanni Nerbini commenta la manifestazione nazionale “Remigrazione” in programma domani a Prato.

“Parole come «remigrazione» e «riconquista» suscitano una certa inquietudine. Ho letto con attenzione le proposte contenute nel manifesto politico che è alla base della manifestazione nazionale in programma domani, sabato 7 marzo, a Prato. Si vuole introdurre l’istituto della remigrazione con l’obiettivo di recuperare sovranità e identità nazionali, alla base c’è dunque un chiaro intento di autodifesa, di concezione di un mondo fermo, statico, nel quale i flussi migratori vanno ostacolati e osteggiati. Il termine «riconquista», indicato esplicitamente tra i temi della mobilitazione convocata nella nostra città, è sintomo di una mentalità non solo chiusa ma dichiaratamente xenofoba.

Di fronte a questo non possiamo restare in silenzio, come cristiani e come cittadini. Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti ci ricorda che «una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri». Quando sono il sentimento della paura e l’atteggiamento di chiusura a farci affrontare e comprendere la realtà la conseguenza non può che essere l’intolleranza e il passo successivo è per forza di cose il razzismo.

La Diocesi di Prato sarà presente alla manifestazione indetta in piazza delle Carceri con il direttore della Pastorale sociale e del lavoro Fulvio Barni.

Su Toscana Oggi – La Voce di Prato il direttore della Caritas diocesana don Enzo Pacini ha scritto un commento al riguardo, sottolineando come «risolvere il problema della migrazione una volta per tutte è semplicemente miope, perché è una realtà strutturale del nostro tempo».

“La Chiesa di Prato – insieme a quella universale – continua a ritenere la necessità di costruire insieme un mondo nuovo e per farlo non servono contrapposizioni – noi e loro – ma collaborazione. Su questo la Parola di Dio, alla quale dobbiamo sempre ritornare, si esprime con molta chiarezza: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20).

Come ha scritto don Enzo, anche io credo che il miglior esempio di convivenza ci arrivi dalle nostre scuole, ambienti «profetici» nei quali l’integrazione non è una teoria, ma una pratica quotidiana.

Auspichiamo che le manifestazioni in programma domani si svolgano in modo pacifico e con grande rispetto, pur nella differenza di idee e opinioni”.

© Riproduzione riservata

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