PRATO – Nella giornata di ieri (19 dicembre) si è verificata l’ennesima aggressione all’interno del carcere La Dogaia di Prato. Un sottufficiale della polizia penitenziaria è stato colpito violentemente al volto da un detenuto già noto per comportamenti aggressivi e recidivo in episodi simili. Il detenuto in questione, oltre ad essere recidivo per tali condotte, è inserito nel circuito dell’alta sicurezza per reati di tipo mafioso. Il sovraintendente ferito ha riportato lesioni ed è stato costretto a ricorrere alle cure mediche. A dare la notizia è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria.
Il Sappe esprime forte preoccupazione per l’escalation di violenza che sta colpendo il personale penitenziario, costretto a operare in condizioni di estrema difficoltà. “La situazione del carcere di Prato è gravissima – evidenzia Francesco Oliviero, segretario nazionale per la Toscana – La cronica carenza di personale, in particolare nelle figure degli ispettori e sovrintendenti – con scoperture che superano il 60% – rende impossibile gestire con sicurezza un istituto ormai saturo. Nonostante l’impegno quotidiano del direttore e del comandante, le criticità sono in continuo aumento.”
Negli ultimi anni, il numero di detenuti con disturbi psichici e comportamenti violenti è in forte crescita, e questi soggetti vengono sempre più frequentemente assegnati a Prato, aggravando la già delicata situazione operativa. Per questo motivo, “il Sappe chiede con forza al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) di intervenire con urgenza, adottando misure concrete per garantire la sicurezza del personale e la tenuta del sistema – prosegue il sindacalista – In particolare, si chiede che venga immediatamente sospeso, per un periodo, il trasferimento verso l’istituto pratese di detenuti con profili psichiatrici o altamente problematici, e che venga disposto il trasferimento fuori regione dei soggetti più pericolosi già presenti, per alleggerire la pressione sull’organico e ridurre i rischi per il personale”.
“Il carcere di Prato non può diventare la sede di smistamento per i detenuti ingestibili d’Italia. Il Dap deve assumersi le proprie responsabilità e fornire risposte chiare e immediate, a tutela della sicurezza di chi ogni giorno indossa con sacrificio e onore la divisa della polizia penitenziaria”, conclude Oliviero.
Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime vicinanza e solidarietà al poliziotto ferito: “Va detto e ribadito che chi aggredisce un membro delle forze di polizia attacca lo Stato; quindi, la risposta deve essere ferma per evitare emulazioni. Il Sappe riconosce una maggior attenzione di questo governo e dell’amministrazione penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.
Denuncia le gravi carenze di organico nei ruoli della polizia penitenziaria di Prato e la necessità di una riorganizzazione complessità dei circuiti detentivi: “Il corpo garantisce legalità e sicurezza negli istituti penitenziari, favorendo la rieducazione dei detenuti grazie a professionalità e umanità, evidenziando come un carcere sicuro, attento al reinserimento sociale e al contrasto delle attività illecite contribuisce alla sicurezza nazionale secondo i principi costituzionali”.
“Ma per continuare a farlo – conclude Capece – servono uomini e risorse, anche normative. Il Sappe riconosce una maggior attenzione di questo governo e dell’amministrazione penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.


