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Al Politeama di Prato la prima esecuzione assoluta della nuova partitura di Nico Muhly

A guidare la camerata pratese sarà Hugo Ticciati, nella doppia veste di direttore e violino solista. In programma anche musiche di Brahms

PRATO – Il firmamento musicale internazionale volge lo sguardo verso Prato per un evento di eccezionale rilievo artistico. Domani sera (15 gennaio) il palcoscenico del Teatro Politeama Pratese terrà a battesimo la prima esecuzione assoluta di An Archive in Three Parts, l’attesa nuova partitura firmata da Nico Muhly.

L’approdo in Toscana del compositore statunitense — celebre per le sue collaborazioni con il Metropolitan Opera di New York e per essere una delle voci più poliedriche della scena contemporanea — non è un caso isolato, ma il frutto di una prestigiosa committenza internazionale. Il lavoro è stato infatti voluto da un pool di istituzioni d’eccellenza: oltre alla Camerata strumentale di Prato, figurano nomi del calibro della Wigmore Hall di Londra, il festival Heidelberger Frühling e la Queen Silvia Concert Hall.

L’occasione che muove i fili di questa nuova creazione è la celebrazione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Benjamin Britten. Muhly ha concepito una sorta di Suite inglese che funge da ponte temporale e ideale: la partitura rielabora e trasfigura pagine dei maestri rinascimentali William Byrd e John Sheppard, intrecciandole con il Te Deum che un giovanissimo Britten compose a soli ventun anni.

Per la Camerata pratese, che da anni riconosce in Britten un riferimento estetico e quasi “etico” della propria programmazione, affidare questo omaggio allo sguardo vivace di Muhly significa far vibrare la tradizione attraverso la sensibilità del presente.

A guidare la compagine pratese sarà Hugo Ticciati, nella doppia veste di direttore e violino solista. Il programma della serata si preannuncia denso di spunti: oltre alla prima mondiale del trittico archivistico, il pubblico potrà assistere alla prima esecuzione italiana di Shrink, un altro lavoro di Muhly — un concerto per violino e archi dal carattere virtuosistico e compatto — per poi approdare alla monumentale classicità della Sinfonia numero 3 in fa maggiore op. 90 di Johannes Brahms.

L’appuntamento segna un punto di svolta nella stagione sinfonica della città, confermando Prato come un laboratorio capace di attrarre le eccellenze creative globali e di dialogare con le grandi capitali della musica europea.

© Riproduzione riservata

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