PRATO – Vicini alla sofferenza e al dolore dei malati e grati per l’impegno e la dedizione di coloro che li curano e li accudiscono. Con queste intenzioni si è rinnovato l’appuntamento con la Via Crucis all’ospedale di Prato.
Intorno al complesso ospedaliero, il vescovo Giovanni Nerbini ha portato la croce insieme al personale sanitario, all’ufficio diocesano di pastorale della salute e alle associazioni di volontariato che prestano servizio ai malati. Le meditazioni hanno avuto al centro la figura di San Carlo Acutis, al quale proprio lo scorso anno, in occasione del venerdì santo, è stata intitolata la cappella dell’ospedale.
“San Carlo Acutis non solo pregava l’angelo custode, ma cercava lui stesso di esserlo per gli altri. Questo è l’invito che anche io faccio a voi – ha detto monsignor Nerbini –: quello di essere angeli custodi per chi ne ha bisogno. Nella preghiera dobbiamo ricordarci dei malati, dei carcerati, di quelli che muoiono a Lampedusa, di quelli che sono sotto le bombe in Ucraina e nelle altre parti del mondo in guerra, il servizio di ogni angelo custode è quello di fare spazio nella propria vita a coloro che sono nella sofferenza e nel dolore”. Prima della benedizione un ultimo invito: “La preghiera per chi soffre ci accompagni in questi giorni di Pasqua e poi non ci lasci mai, perché nelle nostre intenzioni e nei nostri propositi i piccoli abbiano sempre una parte di attenzione e di amore per vivere meglio, per trovare fiducia nei momenti bui della vita”, ha concluso il Vescovo.
Il rito della Via Crucis in ospedale è una iniziativa nata nel difficile periodo della pandemia e col tempo è diventata un momento molto atteso e partecipato. La celebrazione di oggi è stata curata da padre Giacomo Mucia e don Carmelo Fusco della cappellania ospedaliera, presenti insieme al diacono Raffaele Lacerenza. Per la direzione ospedaliera ha partecipato il dottor Dante Mondanelli.


