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sabato 11 Aprile 2026
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Le pietre di Prato, l’architetto-artista Bill Homes e la città

Il volume con centinaia di acquerelli, la mostra al Museo dell'Opera del Duomo e l'evento al Palazzo delle Professioni raccontano la città che chiede di essere amata e riscoperta

PRATO – C’è una città sorprendente, austera e ricca di storia, che chiede di essere amata e riscoperta.

È un invito pieno di passione quello che l’architetto-artista Bill Homes, un londinese innamorato dell’Italia, rivolge a tutti noi con la messe generosa di acquerelli curati nei minimi particolari che sono protagonisti del volume Le pietre di Prato, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e stampato da Claudio Martini editore, che viene presentato oggi, alla presenza dell’autore Bill Homes, al Palazzo delle Professioni dove, per l’occasione, sarà esposta in mostra una selezione di dodici acquerelli curata dall’Ordine degli Architetti.

Un’altra mostra viene inaugurata, sempre oggi pomeriggio, al Museo dell’Opera del Duomo: raccoglie 23 opere dedicate al complesso monumentale della Cattedrale. 

A illustrare questa mattina il progetto editoriale ed espositivo la presidente Diana Toccafondi e Bill Homes con la direttrice del Museo dell’Opera del Duomo Veronica Bartoletti e la presidente dell’Ordine degli Architetti Federica Fiaschi. Presenti l’editore Claudio Martini ed Eneo Baborsky, a cui si deve traduzione dei testi e cura editoriale.

Nel pomeriggio, al Palazzo delle Professioni, il volume sarà poi presentato da Fulvio Cervini, docente di storia dell’arte dell’Università di Firenze, e da Giuseppina Clausi, architetto della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, introdotti dal saluto del presidente del Palazzo delle Professioni Marco Dominici.

Dunque prima di tutto un atto d’amore verso la comunità pratese, quello di Bill Homes, che ha deciso anche di donare alla Fondazione Cassa di Risparmio l’intero corpo dei suoi acquerelli – sono oltre cento – dedicati alla città.  La Fondazione con questo progetto, dopo molti anni, torna a promuovere e pubblicare un volume dedicato al territorio. “Ringrazio profondamente Bill Homes, questo libro si colloca sulla scia della lunga tradizione dei viaggiatori inglesi, tradizione singolare che ci consente di guardare noi stessi, la storia e l’arte che ci circondano, con gli occhi di chi vede ciò che noi, talvolta, non vediamo più o vediamo in modo distante o disincantato. Le splendide immagini di Bill Homes sono altrettanti squarci luminosi su qualcosa che ci è insieme. noto ed ignoto e che possiamo scoprire o riscoprire con occhi nuovi”, sottolinea Diana Toccafondi, che ha voluto e accompagnato la pubblicazione del volume.

Lo sguardo di Bill Homes su Prato ribalta il rapporto tra il tempo e le sue tracce, l’obiettivo non è conoscere il passato secondo lo schema di una piatta cronologia ma stabilire un contatto quasi fisico con esso.  Il percorso viene guidato dai materiali: il mattone, segno dell’abitare domestico: l’alberese, suggello di autorità; il serpentino simbolo di sacralità. “Prato ha avuto la fortuna di poter contare su ben tre tipi distinti di materiali per la costruzione dei suoi edifici – mette in Bill evidenza Homes – la scelta non è solo conseguenza di variabili storiche o di disponibilità, costo o idoneità tecnica dei materiali ma può essere letta anche in relazione al linguaggio figurativo e alla funzione dell’edificio cui era destinata. Ciò ha fatto sì che a Prato sia riconoscibile una sorta di iconografia in pietra che offre la rara opportunità di osservare sia il messaggio che quelle diverse pietre volevano trasmettere, sia il modo in cui esse hanno subito le variazioni indotte dal trascorrere del tempo e dall’azione degli uomini”.

Indubbiamente il volume con i suoi acquerelli è di grande interesse e fascino. “Da qualche giorno sfoglio il libro di Bill Homes e leggendo i testi, osservando i disegni e gli acquerelli, tutte le volte mi colpisce qualcosa di diverso: una volta è il verde freddo del serpentino, un’altra i brani dai quali imparo qualcosa che non sapevo. Tutte le volte che apro “Le pietre di Prato” scopro un angolo della mia città che mi sorprende e mi viene voglia di andare a gustarmelo di persona. Bellissimo libro! Grazie all’autore, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e all’editore”, dichiara Marco Dominici, presidente del Palazzo delle Professioni.

Da Federica Fiaschi, presidente dell’Ordine degli Architetti viene ” un grande ringraziamento a Bill Homes per il suo lavoro che ci permette di riscoprire l’identità bella e complessa della città attraverso particolari della città che abbiamo dimenticato o non osservato a sufficienza”.

Gli acquerelli dedicati al serpentino hanno come oggetto prevalente il complesso architettonico del Duomo, con la cattedrale e il chiostro.  Bill Homes ha riletto spazi e architettura con sguardo attento ai particolari ma anche al complessivo rapporto tra interno ed esterno, restituendo tutto questo con il tratto magistrale del suo disegno. Le grandi tavole, pubblicate nel volume, sono diventate oggetto della mostra, a cura di Veronica Bartoletti, che è stata allestita al Museo dell’Opera del Duomo e che verrà inaugurata oggi e rimarrà aperta al pubblico fino al 7 giugno.  

 

La mostra Le Pietre di Prato –   Museo dell’Opera del Duomo

Si compone di una selezione di 23 opere che riguardano la Cattedrale di Santo Stefano e che non sono una fredda cronologia architettonica, ma un contatto fisico con il complesso monumentale, letto attraverso il dialogo cromatico tra il verde del serpentino e il bianco dell’alberese. L’esposizione è stata curata dalla direttrice del Museo, Veronica Bartoletti.

In questa visione la Cattedrale non è un reperto, ma un organismo vivo dove il lavoro umano e il pensiero si fondono. Le opere di Homes ne svelano la sostanza: ogni venatura della pietra racconta la fragilità e la forza dell’esistere. “Lo studio di questo complesso non è solo tecnica, ma custodia della nostra vita spirituale. Contro la follia distruttiva del tempo, la Cattedrale si erge come testimonianza di una bellezza etica, dove i materiali locali celebrano l’identità di una comunità che, tra le sue navate, ritrova la propria radice più profonda e vitale – sottolinea Veronica Bartoletti–  Il percorso di visita si articola all’interno del Museo portando avanti il dialogo tra le opere della collezione permanente e le opere della mostra, uno scambio tra passato e presente per la costruzione di un pensiero rivolto al futuro”.

10 aprile – 7 giugno 2026/ martedì -sabato ore 10-17; domenica 13- 17

5-6 giugno apertura straordinaria dalle 20 alle 23.

© Riproduzione riservata

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