PRATO – Un gruppo di sette studenti è al lavoro per monitorare e ripulire le sinopie di Paolo Uccello custodite nel complesso di San Domenico a Prato.
Grazie a una convenzione tra la Diocesi e l’Istituto per l’arte e il restauro di Palazzo Spinelli a Firenze è iniziata una attività di manutenzione dei disegni preparatori – appunto le «sinopie» – di due importanti affreschi dipinti nel Quattrocento dal grande artista fiorentino per il duomo di Prato. Queste opere furono realizzate da Paolo Uccello per la cappella dell’Assunta e raffigurano La Natività della Vergine e la Disputa di Santo Stefano.
Le sinopie di questi due affreschi fanno parte della collezione del Museo di Pittura murale in San Domenico, attualmente chiuso perché in attesa di un futuro allestimento.
«Siamo contenti di annunciare questa collaborazione tra la Diocesi e l’Istituto di Palazzo Spinelli – dice Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato – perché è fondamentale per la conservazione del patrimonio artistico compiere periodicamente una campagna di monitoraggio e manutenzione, al fine di evitare restauri di situazioni di alto rischio per le opere d’arte».
Gli studenti impegnati con le sinopie di Paolo Uccello sono quattro giovani italiani, una cinese, una belga e una austriaca, tutti al secondo anno di studi.
La docente responsabile del progetto è Irene Ugolini. «Queste sinopie sono state restaurate nel 2012 – spiega la professoressa Ugolini – il nostro compito è quello di eliminare le polveri depositate e controllare eventuali consolidamenti. Con l’occasione compiremo una mappatura delle opere e le studieremo da un punto di vista tecnico e storico». Il lavoro viene compiuto un giorno a settimana e impegnerà il gruppo per almeno due mesi.
Le sinopie di Paolo Uccello oggetto di manutenzione provengono da due «lunette» e come detto appartengono al ciclo di affreschi della cappella dell’Assunta nella cattedrale di Prato. Oltre a queste, nel Museo di Pittura murale di San Domenico si trovano altre sinopie di valore provenienti dal territorio pratese, tra queste ricordiamo il tabernacolo di Sant’Anna a Figline e quello del Ceppo.
Per realizzare un affresco i pittori tracciavano sul primo strato di intonaco un disegno preliminare fatto con la terra di Sinope, un pigmento rosso proveniente dalla Turchia, da cui la tecnica prende il nome. La sinopia era dunque una specie di guida per il pittore, che permetteva di definire la composizione e le proporzioni dell’opera finale. Una testimonianza del passato «utile per capire la tecnica di esecuzione dell’artista, come lavorava e come preparava il disegno», conclude Irene Ugolini.


