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Confcommercio dopo i dati sulla demografia imprenditoriale: “Il terziario è un argine alla crisi”

Il direttore Tiziano Tempestini: "Serve una strategia che rimetta al centro investimenti, potere d’acquisto, politiche urbane per il commercio e innovazione"

PRATO – I dati sulla demografia imprenditoriale diffusi dalla Camera di commercio di Pistoia-Prato fotografano un sistema economico pratese attraversato da fragilità strutturali, soprattutto nella manifattura, compensate però dalla crescita del terziario.

Un elemento che, per Confcommercio, assume un valore che va oltre la statistica. “In un contesto segnato dalla contrazione dei settori produttivi tradizionali e da un progressivo affaticamento dei consumi, la stabilità del numero complessivo delle imprese non è un dettaglio – commenta il direttore di Confcommercio Pistoia e Prato, Tiziano Tempestini – È il segno di una tenuta che riguarda in larga parte proprio i comparti del terziario, del commercio, del turismo e dei servizi, che oggi rappresentano una componente decisiva dell’economia locale”.

“I nostri settori – prosegue Tempestini – si collocano in questo quadro in una fase di stabilità, talvolta di crescita. È una condizione che non leggiamo come un privilegio, ma come una responsabilità. Confcommercio non è e non vuole essere il rappresentante di un segmento che combatte battaglie contro altri comparti: al contrario, avvertiamo con forza il dovere di contribuire alla stabilità complessiva del sistema economico provinciale”.

La sostanziale invariabilità del numero totale delle aziende attive nell’arco di dodici mesi viene interpretata dall’associazione come un segnale di equilibrio precario, sostenuto anche dall’evoluzione della struttura giuridica delle imprese, con una crescita delle società di capitale e una riduzione delle forme più tradizionali.

“In Toscana – conclude il direttore, riferendosi alle azioni da mettere in campo – è un fatto che, dove sono stati compiuti investimenti finalizzati alla promozione turistica, con il segmento del turismo culturale che assume un peso sempre più rilevante, l’economia cittadina sia cresciuta. Abbiamo quindi bisogno di progettualità che vadano proprio in questa direzione. Tenere fermi i numeri, oggi, equivale a resistere. Ma la resistenza da sola non basta. Serve una strategia condivisa che rimetta al centro investimenti, potere d’acquisto delle famiglie, politiche urbane per il commercio e sostegno all’innovazione nei servizi. Il terziario oggi è un argine che merita di essere consolidato”.

© Riproduzione riservata

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