PRATO – “L’estrema destra ci riprova con Prato. Stavolta si chiama ‘Remigrazione’, ma la sostanza non cambia: odio razziale, paura, esclusione”. La pensa così il neocoordinatore del Pd di Prato, l’onorevole Christian Di Sanzo.
“Il 7 marzo 1944 i lavoratori di Prato incrociarono le braccia contro il nazifascismo, in uno degli scioperi più importanti della Resistenza italiana – dice Di Sanzo – Scegliere quella data per portare in città messaggi di odio e divisione è un’offesa intollerabile alla memoria della nostra città. Prato è Medaglia d’argento della Resistenza. Non è una città che si piega. Lo ha dimostrato nel 2019, quando Forza Nuova portò qui 150 militanti e migliaia di pratesi riempirono piazza delle Carceri per dire che questa città non ci sta. Il Partito Democratico di Prato esprime piena solidarietà all’appello di Anpi e Aned e chiede alla prefettura di non autorizzare la manifestazione. La ‘Remigrazione’ non è una proposta politica discutibile come un’altra. È la negazione esplicita del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Portarla in piazza proprio il 7 marzo rappresenta un’offesa alla città intollerabile”.
Sul tema anche l’ex sindaco e consigliere regionale, Matteo Biffoni: “Aderisco con convinzione e fermezza all’appello lanciato da Anpi e Aned contro l’iniziativa ‘REmigrazione’ prevista per il prossimo 7 marzo a Prato. Non si tratta solo di una questione di opportunità politica, ma di una necessaria difesa della nostra identità storica e dei valori civili che rendono la Toscana una terra di libertà e accoglienza. Scegliere il 7 marzo per promuovere messaggi di esclusione è un atto di sciacallaggio storico: in quella data, nel 1944, Prato e i suoi lavoratori scrissero una delle pagine più nobili della Resistenza italiana. Migliaia di uomini e donne sfidarono l’occupante nazifascista con lo sciopero generale, pagando con la deportazione e la vita la loro sete di libertà. Strumentalizzare quel sacrificio per alimentare odio e divisione è inaccettabile e profondamente offensivo per la memoria delle nostre famiglie”.
Biffoni richiama con forza anche le radici istituzionali della Regione Toscana, evidenziando come l’iniziativa in oggetto sia in aperto contrasto con l’anima stessa dell’Istituzione regionale: “Lo Statuto della Regione Toscana parla chiaro: la nostra comunità si fonda sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, sulla solidarietà e sull’antifascismo. Siamo la terra che per prima ha abolito la pena di morte e che ha fatto del dialogo interculturale e della pace i propri pilastri. Promuovere la ‘remigrazione’ non significa solo proporre politiche anacronistiche, ma negare quel principio di uguaglianza sancito dall’Articolo 3 della nostra Costituzione e ribadito nel nostro Statuto regionale. La memoria non è un esercizio di stile, ma una responsabilità collettiva – sottolinea l’ex sindaco di Prato – Per questo mi unisco alla richiesta rivolta alla Prefettura di Prato affinché valuti con estrema attenzione l’autorizzazione di una manifestazione che, per contenuti e tempismo, calpesta i valori democratici condivisi. Dobbiamo, invece, moltiplicare le iniziative che rafforzino il dialogo, la memoria storica e il rispetto reciproco. Prato è e resterà una città del lavoro e dell’integrazione, capace di guardare al futuro senza dimenticare chi ha lottato per darci la democrazia. Non permetteremo – conclude – che il fango dell’intolleranza sporchi il ricordo dei nostri martiri del ’44”,


