PRATO – Un bollettino di guerra. Non ci sono altri termini per definire la spirale di violenza e illegalità che sta travolgendo il carcere della Dogaia a Prato. Nonostante i blitz della procura di giugno e novembre scorsi, la struttura di via della Dogaia sembra essere diventata una polveriera fuori controllo: aggressioni brutali agli agenti, traffico di droga mai domo e una diffusione capillare di smartphone che trasformano le celle in centralini operativi del crimine.
L’ultimo episodio cronologico risale a venerdì scorso, 6 febbraio, quando un detenuto romeno di 26 anni ha scagliato la schiuma di un estintore dritto negli occhi di un agente, colpendolo poi con il pesante cilindro metallico e distruggendo una telecamera di sorveglianza.
Ma è solo la punta di un iceberg fatto di sangue e tensione. Pochi giorni prima, il 31 gennaio, un ventiduenne salernitano è stato sorpreso nel polo scolastico mentre usava uno smartphone Lg; accortosi degli investigatori, si è barricato in bagno distruggendo l’apparecchio nel tentativo estremo di cancellare le prove. Un altro telefono, un Redmi, è stato trovato lunedì scorso abbandonato nelle scale del reparto di alta sicurezza.
La ferocia contro il personale della polizia penitenziaria ha raggiunto livelli allarmanti. L’8 gennaio un agente è finito in ospedale con un trauma cranico dopo essere stato preso a pugni e colpito con un estintore da un detenuto marocchino a cui era stato negato l’uso dell’ascensore. Quattro giorni dopo, un 44enne albanese ha fratturato la mano a un poliziotto durante un tentativo di forzare uno sbarramento. Persino il comandante del carcere è finito nel mirino: un ventenne libico ha tentato di colpirlo con un pugno e gli ha lanciato contro, ancora una volta, un estintore, minacciandolo di morte.
Ma il quadro che emerge dalle indagini della Procura pratese è ancora più complesso e inquietante, perché la violenza non sembra viaggiare in una sola direzione.
È stata infatti esercitata l’azione penale nei confronti di un ispettore superiore della Penitenziaria per un episodio avvenuto il 29 novembre nell’infermeria centrale. L’accusa è quella di percosse ai danni di un detenuto: l’ispettore, dopo aver indossato guanti in pelle nera, avrebbe colpito l’uomo con schiaffi violenti nonostante questi fosse già immobilizzato da numerosi altri agenti. Una violenza gratuita, secondo l’ufficio inquirente, che macchia l’onore del corpo e aggiunge veleno a un clima già esasperato.
Tra compravendita di droga che prosegue indisturbata e un personale ridotto all’osso che subisce traumi e fratture a ritmo settimanale, la Dogaia resta una ferita aperta nel sistema carcerario toscano.


