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martedì 3 Febbraio 2026
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Azienda committente sfrutta il lavoro negli stabilimenti pratesi: c’è l’amministrazione giudiziaria

Storica decisione del tribunale di Firenze sulla base delle indagini della procura di Prato. Dipendenti costretti a turni estenuanti e retribuzioni misere

PRATO – Una svolta storica nel contrasto al caporalato industriale è stata segnata dal tribunale di prevenzione di Firenze. Per la prima volta nel territorio regionale, è stato emesso un provvedimento di amministrazione giudiziaria nei confronti di una nota società per azioni del settore abbigliamento, con sede a Nola e punti vendita in tutta Italia. L’accusa è pesante: aver agevolato colposamente lo sfruttamento lavorativo all’interno della propria filiera produttiva pratese.

Il sistema: profitti al 300% sulla pelle dei lavoratori

L’inchiesta, coordinata dalla procura di Prato, ha svelato un meccanismo oliato volto alla massimizzazione estrema del profitto. Il brand nazionale, posizionato sulla fascia medio-bassa del mercato, ha esternalizzato dal 2022 a oggi una parte significativa della produzione a due imprese di Prato gestite da imprenditori cinesi.

Grazie a condizioni di lavoro disumane, il sistema garantiva margini di guadagno stimati intorno al 300 per cento rispetto ai costi di produzione. Un vantaggio competitivo sleale che ha permesso all’azienda di imporsi sul mercato con prezzi anticoncorrenziali a danno degli imprenditori onesti.

Le colpe del committente: inerzia e mancata vigilanza

Il tribunale ha ravvisato in capo alla società campana una colpevole inerzia. Nonostante l’affidamento di commesse imponenti, l’azienda si sarebbe preoccupata esclusivamente della qualità estetica dei capi, omettendo qualsiasi controllo sulla capacità imprenditoriale dei terzisti o sul rispetto dei diritti dei lavoratori.

Le indagini hanno accertato l’assenza di contratti specifici e di verbali di audit. Nel sito produttivo pratese, le maestranze — tra cui cittadini stranieri in stato di clandestinità — erano costrette a turni estenuanti e retribuzioni misere, vivendo in condizioni alloggiative degradanti e prive di sicurezza.

Un precedente giuridico nazionale

Il provvedimento riveste un’importanza capitale per la giurisprudenza italiana: è infatti la prima volta che una misura di prevenzione di questo tipo scaturisce dall’iniziativa di una procure. L’operazione è stata resa possibile dal lavoro congiunto del Gruppo anti sfruttamento dell’Asl Toscana Centro, del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e della polizia municipale di Prato.

© Riproduzione riservata

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