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sabato 20 Giugno 2026
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Aziende pratesi protagoniste alla 99esima edizione di Pitti Filati

Gli ultimi dati annuali disponibili, quelli del 2025, segnano -1,6% di produzione sull'anno precedente a sua volta negativo. Giù l'export

FIRENZE – A un passo dall’edizione che segnerà il traguardo a tre cifre, la 99a Pitti Filati inizierà a Firenze, alla Fortezza da Basso, il prossimo 24 giugno; la stagione di riferimento per le collezioni di filati per maglieria in fiera è l’autunno-inverno 2027-2028. Il plotone delle imprese pratesi è come al solito numeroso, con 30 aziende espositrici, alcune delle quali con più linee e brand. A queste si aggiungono alcune altre aziende della filiera della maglieria o impegnate in attività di servizio.

“Quella che si apre il 24 giugno è per Pitti Filati un’edizione importante, in particolare per le imprese specializzate nelle produzioni di lana, cashmere e in generale delle fibre di utilizzo più comune nell’autunno-inverno – dichiara Stefano Borsini, componente il Comitato tecnico di Pitti Immagine oltre che imprenditore del settore ed espositore in fiera -. La stagione fredda è storicamente la più congeniale alle tipologie pratesi, che pure ormai coprono con le loro proposte tutti i periodi dell’anno con la stessa efficacia ed eccellenza. Questo appuntamento fieristico, il più prestigioso per il nostro settore a livello internazionale, si colloca in un momento delicato per il settore filati, che soffre come molti altri per le difficoltà di contesto, a cominciare dalla stasi dei mercati. Molto opportuna quindi l’iniziativa di Pitti Immagine e di Ice che in occasione della fiera hanno promosso un incoming che coinvolge buyer di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud: mercati geograficamente lontani ma potenzialmente interessanti. Questa edizione di Pitti Filati prevede anche un nuovo ed efficace allestimento dell’area tendenze, da sempre fiore all’occhiello della fiera. I presupposti per una fiera soddisfacente e di successo in definitiva ci sono tutti, dalla qualità delle collezioni all’impegno dell’organizzazione.”

Sono 70 le imprese produttrici di filati del distretto pratese; in media nel 2025 hanno impegnato 1750 addetti diretti, con un fatturato di 650 milioni di euro, in contrazione del 7% rispetto al 2024. L’andamento del comparto filati di Prato è stato negli ultimi anni peculiare, con un 2022 che, dopo il forte rimbalzo post pandemico del 2021, fu eccezionalmente positivo; da allora si è assistito a un arretramento, in parte fisiologico, delle attività.

Gli ultimi dati annuali disponibili, quelli del 2025, segnano -1,6% di produzione sull’anno precedente a sua volta negativo. Segno meno ancora più netto per l’export, a quota -6,2%. Il 40% del fatturato del settore è realizzato con l’estero: un dato che nasce dalla media fra i produttori di filati per maglieria, che in valori esportano oltre la metà della produzione, e di filati da tessitura, assorbiti per lo più dal mercato interno. Nei dati del 1° trimestre 2026 si è registrata un’attenuazione della discesa (+0,1% in termini di produzione e -4,9% il tendenziale dell’export in valori). Per quanto riguarda i mercati, quello principale – l’Unione Europea – cede il -3,7%, a fronte dei paesi europei extra Ue che viceversa crescono di +9,6%, così come aumentano di +7,3% anche i Brics. Nonostante un arretramento superiore al 7%, il primo mercato per i filati pratesi rimane la Germania, seguita da Romania, Portogallo (unica destinazione in aumento fra le principali), Francia e Bulgaria.

“I filati pratesi non sfuggono alle difficoltà che investono l’intero settore moda – commenta Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord -. Il momento che stiamo vivendo è complesso, a causa di molti fattori esterni che concorrono a rendere difficile la vita delle imprese. La filiera pratese rischia di uscire da questa fase avendo perso molti pezzi, soprattutto aziende piccole e poco strutturate che non riescono a far fronte alle difficoltà: sono spesso imprese fortemente specializzate, portatrici di competenze difficilmente riproducibili e che sono alla base della straordinaria ricchezza creativa dei filati pratesi. Le chiusure di queste realtà sono perdite gravi, già in atto e che potrebbero accentuarsi. Oltre alla stagnazione dei mercati, una criticità importante è rappresentata dai costi: dall’energia alle materie prime, dai prodotti chimici ai trasporti, sono molte le voci di costo che hanno subito degli incrementi molto significativi. Complesso anche il percorso indispensabile per documentare e valorizzare l’impegno della filiera per la sostenibilità. Un tema, quello della tracciabilità e delle certificazioni, che vede la nostra associazione in prima linea: non a caso saremo presenti al talk, organizzato da Icea nel pomeriggio del giorno di apertura di Pitti Filati, Dalla fibra al claim”.

© Riproduzione riservata

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