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lunedì 30 Marzo 2026
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Il pieno servito più caro d’Italia è a Prato: gasolio oltre i 2,76 euro, battuti anche i rincari autostradali

Il report del Codacons sui dati ministeriali: fare rifornimento sulla viabilità ordinaria toscana costa ormai più che sulla rete a pedaggio

PRATO – Rifornire il serbatoio della propria vettura in Toscana, scegliendo l’opzione del servizio alla pompa, rappresenta oggi la spesa più gravosa a livello nazionale. A certificare questo primato negativo è una recente analisi condotta dal Codacons, basata sui rilevamenti ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) aggiornati alla data di venerdì 27 marzo. L’indagine consegna al territorio di Prato la vetta assoluta per quanto riguarda i costi dei carburanti.

Il dato che emerge con maggiore forza dal report è un vero e proprio ribaltamento delle consuete dinamiche di mercato. Le tariffe di picco, infatti, non si annidano lungo le grandi arterie a pedaggio, ma si registrano sulle strade di percorrenza quotidiana.

Nel dettaglio, all’interno dei confini pratesi, un distributore ha toccato quote record: il gasolio al servito è schizzato a 2,763 euro al litro, mentre la benzina è stata prezzata a 2,420 euro. Si tratta di soglie che surclassano in modo netto i tetti massimi rilevati sulle autostrade italiane. Per avere un termine di paragone, il diesel più costoso sulla rete autostradale si ferma a 2,609 euro (sulla A21 Torino-Piacenza), mentre il picco della benzina non va oltre i 2,349 euro (sulla A1 Milano-Napoli).

Se Prato e la Toscana guidano questa classifica del “caro-pieno”, alle loro spalle si posizionano altre realtà territoriali che stanno vivendo la medesima impennata sulla viabilità ordinaria. A ridosso della città toscana troviamo la provincia di Cuneo (dove il gasolio tocca i 2,749 euro) e Milano (2,745 euro). Scendendo lungo la Penisola, i picchi successivi si registrano sull’isola siciliana di Pantelleria (2,667 euro) e nella città di Napoli (2,649 euro).

L’associazione dei consumatori ha infine lanciato un allarme rivolto agli automobilisti: la fotografia scattata a fine marzo potrebbe essere persino ottimistica. Diversi esercenti, infatti, non trasmettono tempestivamente le variazioni tariffarie al database del Mimit. Una lacuna comunicativa che suggerisce come i prezzi effettivi applicati in queste ore alle pompe potrebbero risultare ancora più salati di quelli formalmente censiti.

© Riproduzione riservata

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