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martedì 24 Marzo 2026
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Detenuto condannato per mafia sorpreso ad effettuare una videochiamata dietro le sbarre

Ancora criticità al carcere della Dogaia fra droga e smartphone introdotti con le tecniche più disparate: utilizzata anche una fionda

PRATO – Prosegue una situazione di estrema criticità al carcere La Dogaia, dove l’attività criminale sembra non conoscere sosta, alimentata da tecniche di approvvigionamento sempre più fantasiose quanto efficaci. Il procuratore Luca Tescaroli ha reso noti tre episodi significativi avvenuti nell’ultima settimana, che evidenziano le falle di un sistema penitenziario messo a dura prova anche dalla carenza di organico.

Il primo episodio, risalente alla sera del 17 marzo, sembra uscito da un manuale di guerriglia: un uomo, mimetizzato nella vegetazione e steso a terra, è stato sorpreso mentre utilizzava una fionda rudimentale per lanciare una lenza da pesca oltre la cinta muraria. L’obiettivo era permettere ai detenuti di recuperare un pacco contenente due panetti di hashish e due telefoni cellulari, tra cui un mini smartphone. Nonostante l’intervento della Polizia Penitenziaria, che è riuscita a sequestrare il materiale, il ‘fornitore’ è riuscito a dileguarsi proprio a causa del numero insufficiente di agenti presenti, non in grado di bloccare il fuggitivo.

La pressione sulla struttura è proseguita sabato (21 marzo) con il ritrovamento di altri 100 grammi di hashish lanciati dall’esterno, ma l’episodio più inquietante è stato registrato lunedì 23 marzo all’interno del Reparto alta sicurezza. Nella IX sezione, un detenuto condannato per associazione mafiosa è stato sorpreso mentre effettuava tranquillamente una videochiamata. Un secondo dispositivo è stato rinvenuto occultato letteralmente all’interno di un muro: una tecnica di muratura degli apparecchi che permette ai carcerati di eludere anche i controlli elettronici più sofisticati.

Il procuratore ha sottolineato come la collaborazione di alcuni detenuti si stia rivelando fondamentale per tentare di ripristinare la legalità all’interno della Dogaia, auspicando che tale atteggiamento possa crescere. Resta però il nodo di una struttura dove la tecnologia criminale e l’ingegno per superare le barriere sembrano correre più veloci dei mezzi a disposizione dello Stato per contrastarli.

© Riproduzione riservata

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