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venerdì 12 Giugno 2026
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‘Distretto parallelo’, Confindustria, Cna e Confartigianato: “Nessuna discriminazione, ma nei fatti c’è differenza sul piano economico, sociale e umano”

Le associazioni: "Apprezziamo l'iniziativa della diocesi, alla quale siamo disponibili a collaborare nelle forme e nei modi appropriati"

PRATO – “Il documento dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato in tema di legalità è un contributo prezioso alla riflessione su un aspetto cruciale della vita della città”. Questa la posizione di Confindustria Toscana Nord, Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro e Confartigianato Imprese Prato. 

“Molti dei contenuti del documento sono largamente condivisibili ed evidentemente, quasi naturalmente, riscontrabili nella realtà, a cominciare dalle relazioni esistenti fra le varie componenti della cittadinanza pratese – dicono le associazioni di categoria – Del resto sarebbe impossibile che una popolazione immigrata che costituisce un quarto del totale rimanesse come un’isola a sé stante, senza alcun legame con i cittadini ‘storici’ di Prato. Oltre che impossibile, non sarebbe affatto auspicabile, in quell’ottica di accoglienza che proprio nella chiesa trova un autorevolissimo sostenitore; il problema è, viceversa, che questi legami col territorio sono troppo blandi, spesso per scelta degli stessi ‘nuovi pratesi’ o di chi esercita un qualche potere su di essi”.

Le persone e le aziende non devono essere discriminate o isolate in base all’origine etnica: questa è sempre stata la base del pensiero delle nostre associazioni – proseguono – Nello stesso tempo, però, è innegabile che dal punto di vista sistemico vi sia una profondissima differenza sul piano economico, sociale e umano fra ciò che viene praticato – nella generalità e non certo nella totalità dei casi – da un lato nelle imprese cinesi e dall’altro nelle esperienze prevalenti fra le imprese italiane. Se l’espressione “distretto parallelo” è ritenuta insoddisfacente o inattuale, è possibile trovarne altre che diano comunque conto di una oggettiva diversità a livello di sistema; i valori più alti, a cominciare dal rispetto della persona umana del lavoratore, non sono rispecchiati con la stessa attenzione in tutti i contesti. Negare questo significherebbe chiudere gli occhi sulla realtà“.

“Per lo stesso motivo sopra richiamato (non sarebbe né possibile né auspicabile che la popolazione immigrata costituisse una sorta di enclave senza legami col territorio) è evidente – e mai negato da nessuno, a quanto ci risulta – che esistano, e siano aumentati col tempo, rapporti economici fra le imprese cinesi e il territorio – dicono le associazioni di categoria – Il discrimine valoriale dipende dalla natura e qualità di questi rapporti, non dall’origine etnica di chi li intrattiene. Una locazione immobiliare gestita in legalità e trasparenza a beneficio di un’impresa straniera corretta non è né un reato né una colpa morale: è, a ben vedere, un atto di accoglienza. Le risorse economiche che si generano in questo modo sono a loro volta un bene per la collettività e non c’è motivo di screditarle o rinnegarle. Diverso è invece quando – a opera di cittadini italiani, cinesi o di qualsiasi altra provenienza – si generano ricchezze frutto consapevole di malaffare: in quei casi non deve esserci alcuna tolleranza. Tuttavia ciò che si è manifestato per molti anni non è stato certo un eccesso di repressione: al contrario, non si sono esercitati a sufficienza, da parte dei soggetti pubblici preposti, quei poteri di controllo che sono una garanzia per tutti i cittadini corretti – autoctoni o immigrati che siano – e che li devono mettere al riparo non solo dai danni materiali dell’illegalità ma anche dal generarsi di cattiva reputazione e discriminazione pregiudiziale”.

Il patto etico promosso dalla chiesa pratese fa seguito a molte altre iniziative che, a partire dai primi anni Duemila – concludono – sono state promosse anche da queste stesse associazioni allo scopo di promuovere la legalità e l’integrazione: dall’accoglienza fra i soci di imprese straniere – fortemente valorizzate anche come auspicio di ulteriori avvicinamenti – alla sottoscrizione di patti per la legalità (uno per tutti, del 2016, sottoscritto dalle nostre associazioni), dalle traduzioni come strumento di dialogo alla promozione di normative volte alla diffusione di pratiche sane e corrette nei rapporti di lavoro, essendo determinante affermare e preservare in ogni modo e in ogni luogo la difesa e la tutela della legalità economica. Un impegno forte che sarebbe ingeneroso non riconoscerci e che è stato espresso in ogni modo nei rapporti con le istituzioni, la politica e i media. Apprezziamo l’iniziativa della diocesi, alla quale le nostre associazioni si dichiarano disponibili a collaborare nelle forme e nei modi appropriati. Per gli aspetti etici e spirituali riconosciamo il magistero della Chiesa, che riteniamo uno stimolo da seguire nella nostra operatività in tema di regolazione delle attività produttive ai tavoli di concertazione, ferme restando le prerogativa e le competenze di ogni soggetto coinvolto in questi processi”.

© Riproduzione riservata

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