PRATO – Il distretto tessile di Prato segna un punto di svolta storico nel contrasto all’illegalità economica. Per la prima volta in Toscana, gli strumenti tipicamente utilizzati per combattere la mafia sono stati applicati a un evasore fiscale seriale. La procura di Prato e la Guardia di Finanza hanno eseguito un provvedimento di confisca da oltre un milione di euro e la sorveglianza speciale nei confronti di un cittadino cinese di 49 anni, residente da tempo in città, riconosciuto come ‘socialmente pericoloso’ proprio per la sistematicità delle sue frodi.
L’imprenditore, attivo dal 1999, è accusato di aver gestito per oltre vent’anni una fitta rete di imprese ‘apri e chiudi’. Il sistema, descritto dal procuratore Luca Tescaroli come un modello criminale unico per durata e organizzazione, ha permesso all’uomo di sottrarsi al pagamento di tasse per una cifra superiore ai 4 milioni di euro, tra imposte evase, sanzioni e interessi.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore non ha agito da solo. Fondamentale è stato l’apporto di consulenti tecnici e professionisti compiacenti che, sfruttando le proprie competenze in ambito fiscale e contabile, hanno ideato e attuato gli schemi fraudolenti. Attraverso l’uso di otto ditte individuali intestate fittiziamente a prestanome connazionali, il “gestore di fatto” riusciva a schermare i movimenti economici reali e a movimentare ingenti somme di denaro contante derivanti da vendite “in nero”.
Ciascuna impresa veniva fatta cessare sistematicamente non appena sorgevano i primi debiti erariali significativi, neutralizzando sul nascere ogni possibile azione di recupero da parte del Fisco. Un meccanismo talmente radicato che l’uomo ha continuato a operare con le stesse modalità anche dopo essere stato colpito da misure cautelari detentive nel parallelo processo penale a suo carico.
La confisca, decisa dal tribunale per le misure di prevenzione di Firenze, ha colpito un patrimonio accumulato negli anni che risultava totalmente sproporzionato rispetto alle capacità reddituali dichiarate dall’imprenditore. Tra i beni sequestrati figurano un immobile commerciale a Prato dal valore di oltre un milione di euro e una società utilizzata come schermo per vari investimenti.
Il tribunale ha riconosciuto che questi beni sono il frutto del reimpiego dei profitti derivanti dai reati tributari commessi dal 2021 al 2024. Per garantire la continuità produttiva e non danneggiare l’indotto, la società confiscata è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dallo Stato.
Il provvedimento emesso il 9 marzo rappresenta un segnale chiarissimo: l’evasione fiscale professionale e organizzata viene ora equiparata, sotto il profilo della pericolosità sociale, ai crimini di stampo mafioso. La procura ha evidenziato come il procedimento di prevenzione sia stato molto più rapido di quello penale ordinario (ancora fermo all’udienza preliminare), risolvendosi in appena sedici mesi.
Questa nuova linea di indirizzo mira a tutelare le imprese oneste e il libero mercato, colpendo chi, attraverso l’uso distorto degli strumenti societari, altera la concorrenza e sottrae risorse alla collettività.


