PRATO – Un imponente canale di approvvigionamento di sostanze stupefacenti che rifornisce capillarmente le piazze cittadine e finisce persino dentro le celle del carcere La Dogaia. Prato si conferma un crocevia nevralgico dello spaccio e del transito di droga nel cuore della Toscana, dove gli interessi criminali vedono la convergenza di soggetti di varie etnie, dai cittadini italiani a quelli marocchini, cinesi, albanesi e tunisini.
A delineare i contorni di questa vera e propria escalation sono i numeri eccezionali registrati negli ultimi quattro mesi e mezzo. Tra il 3 marzo e il 13 luglio di quest’anno, in un arco temporale di appena 18 settimane, gli inquirenti hanno messo a segno ben 23 maxisequestri di droga di rilevante entità, escludendo tutti i piccoli recuperi inferiori ai 150 grammi. In sei occasioni i quantitativi requisiti hanno superato i 10 chili, per un bilancio complessivo straordinario che parla di oltre 641 chilogrammi di hashish, più di 9 chili di marijuana, quasi un chilo di cocaina e pesanti partite di shaboo per 2,3 chili, oltre a sostanze sintetiche come ketamina e rivotril. Sostanze che viaggiano su rotte internazionali, arrivando a Prato direttamente da Canada, Thailandia, Belgio e Stati Uniti.
L’ultimo colpo assestato alle reti criminali risale a pochissimi giorni fa. Su conforme richiesta della procura, il Giudice per le indagini preliminari di Prato ha emesso due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due cittadini di nazionalità marocchina. I due sono stati sorpresi proprio mentre scaricavano da un furgone con targa belga ben 160 chilogrammi di hashish, confezionati in 1.435 panetti, per caricarli sull’auto Fiat 500 di proprietà di uno dei due. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso inoltre di scovare e sequestrare altri 762 grammi di cocaina.
La lunga catena di sequestri racconta una capillarità e una varietà di flussi impressionanti, iniziata il 3 marzo scorso con l’intercettazione di 7,2 chili di marijuana provenienti da Memphis, negli Stati Uniti. Solo un giorno dopo, il 4 marzo, due soggetti, un italiano e un tunisino, sono finiti in manette con 324 grammi di hashish, mentre il 5 marzo un plico proveniente dal Canada e contenente circa un chilo di marijuana è stato sequestrato a un cittadino cinese. Le rotte postali canadesi sono tornate protagoniste il 13 marzo con l’intercettazione di 718 grammi di shaboo destinati a un altro cittadino cinese, lo stesso giorno in cui un italiano è stato trovato in possesso di oltre 5 chili di hashish. Il 20 marzo i militari hanno sequestrato 1,1 chili di hashish e 30 grammi di cocaina a un cittadino marocchino, seguiti il 26 marzo dal fermo di un italiano con 154 grammi di hashish.
Un capitolo a parte è quello che riguarda il penitenziario della Dogaia, diventato bersaglio di continui tentativi di introduzione di stupefacenti dall’esterno. Il 30 marzo è stato recuperato un pacchetto con 100 grammi di hashish scagliato dentro le mura con una freccia, mentre il 6 aprile un italiano e un tunisino sono stati arrestati dopo aver lanciato 150 grammi di hashish e 60 di cocaina nascosti all’interno di un martello. La pressione sul carcere è proseguita a maggio, con il ritrovamento il giorno 9 di due plichi da 100 grammi di hashish lanciati dall’esterno e, il 12 maggio, di altri due involucri analoghi nascosti nel muro di cinta, fino al recente episodio del 9 luglio, quando i lanci sono ripresi dopo una sosta di due mesi portando al recupero di altri 237 grammi di hashish.
Nel frattempo, le indagini fuori dalle mura carcerarie hanno continuato a produrre risultati eccezionali. Il 12 aprile è scattato un importante blitz che ha portato al sequestro di 83,3 chili di hashish in panetti e all’arresto di tre persone, rispettivamente di nazionalità marocchina, italiana e albanese, seguito il 15 aprile dal fermo di un marocchino con oltre due chili di hashish. A maggio le operazioni hanno registrato il sequestro di circa 200 grammi di ketamina il giorno 3, il fermo di un cittadino cinese con 875 grammi di shaboo il 16 maggio e una nuova maxi-operazione il 21 maggio che ha tolto dal mercato ben 108 chili di hashish trasportati da un marocchino. Il giorno successivo, il 22 maggio, è finito in manette un trentenne marocchino che utilizzava nove alias, trovato con cocaina nella suola delle scarpe e pasticche di rivotril.
Anche l’inizio dell’estate ha confermato l’intensità dei traffici. Nei primi giorni di giugno un barbiere italiano è stato arrestato per la detenzione di dosi di hashish tra casa e bottega, mentre il 3 giugno un trentaseienne italiano è stato trovato con 19,2 chili di hashish, 4.500 euro in contanti e un barattolo di Cannabis wax, un potente concentrato di Thc in cera. Infine, prima dell’ultimo ingente sequestro di metà luglio, il 18 giugno è stato intercettato un plico dalla Thailandia con un chilo di marijuana, seguito il 13 luglio da un pacco canadese contenente 590 grammi di shaboo.
Questo straordinario sforzo investigativo è stato reso possibile grazie alla sinergia tra la Squadra Mobile, il comando provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Prato, il Nas di Roma, la polizia penitenziaria, i commissariati fiorentini di San Giovanni e Rifredi e gli agenti delle polizie municipali di Prato, Calenzano e Firenze.
Risultati eccezionali che acquistano ancora maggior peso di fronte alle pesanti e note carenze d’organico che affliggono i vari reparti.


