PRATO – Il braccio di ferro per le piazze di Prato si è risolto con un cambio di programma dell’ultimo minuto e un carico di veleni che promette di trascinarsi a lungo.
Qualche centinaio di manifestanti, giunti da tutta Italia per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare del comitato Remigrazione e riconquista, ha sfilato oggi pomeriggio (7 marzo) sventolando tricolori e intonando l’inno di Mameli, ma non nel luogo originariamente previsto. Il corteo, aperto dal massiccio striscione con lo slogan Italia, nazione, remigrazione si è snodato da piazza del Mercato Nuovo per concludersi nella vicina piazza Ciardi.
L’appuntamento era stato fissato in piazza Europa, ma l’area è rimasta nelle mani degli operai del distretto tessile e degli aderenti al sindacato Sudd Cobas, che da ieri presidiano lo spiazzo con tende e gazebo proprio per impedire l’accesso al comitato di destra. Una mossa che ha costretto le autorità di pubblica sicurezza a dirottare la manifestazione per evitare scontri diretti in una città già elettrizzata dallo sciopero generale del comparto tessile.
Durissimo l’affondo di Luca Marsella, presidente del comitato organizzatore, che a margine del comizio non ha risparmiato critiche pesanti alla gestione dell’ordine pubblico: “Siamo di fronte a una sorta di mafia antifascista — ha dichiarato Marsella —. C’era una piazza regolarmente autorizzata per noi che è stata occupata abusivamente: perché non si è intervenuti? Perché a questa gente è stato concesso di rimanere lì?”. Marsella è arrivato a ipotizzare una ‘connivenza’ della questura di Prato, accusandola di aver prima negato il corteo nel cuore della città e poi di non aver garantito l’agibilità della piazza assegnata. “È solo grazie al nostro senso di responsabilità se oggi a Prato non succedono incidenti”, ha concluso il leader del movimento.
Mentre in piazza Ciardi si alternavano i discorsi sulla “riconquista della sovranità” e sulle espulsioni degli immigrati, a pochi isolati di distanza il presidio dei Cobas festeggiava il successo dell’occupazione, rivendicando di aver impedito quello che definiscono “un progetto di deportazione” nel cuore pulsante del distretto produttivo pratese.


