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sabato 7 Febbraio 2026
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Il distretto tessile protagonista della cerimonia 2026 del Premio Santo Stefano

Premiate le aziende Filati Omega di Vaiano, Luilor con sede a Montemurlo e Brachi Testing Services di Prato: "Un modello diverso di impresa è possibile"

PRATO – È stata nel segno del made in Prato, di quel saper fare che ha reso il distretto tessile pratese famoso nel mondo, la sedicesima edizione del Premio Santo Stefano. Ancora una volta la città toscana ha voluto rendere omaggio a quelle aziende capaci di avere successo perché hanno saputo guardare al futuro con fiducia, riuscendo a interpretare in modo positivo le sfide di questo tempo, dalla sostenibilità all’innovazione tecnologica.

Quest’anno il riconoscimento è andato a tre aziende del comparto tessile: Filati Omega di Vaiano, Luilor con sede a Montemurlo e Brachi Testing Services di Prato. A loro sono stati consegnati gli Stefanini d’oro, vere e proprie opere d’arte realizzate per l’occasione del sacerdote-artista monsignor Daniele Scaccini.

Il Premio Santo Stefano, dedicato al patrono cittadino e promosso da Diocesi, Comune, Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Camera di Commercio di Pistoia e Prato e Comune di Montemurlo, nacque nel 2010 per la felice intuizione dell’allora vescovo Gastone Simoni e dell’imprenditore Giovanni Masi, brillante promotore di tante iniziative pratesi.

In sedici edizioni lo Stefanino è andato a 57 aziende del distretto produttivo di Prato. Di queste, 38 sono del comparto tessile, le altre sono impegnate in diversi settori: alimentare, edile, elettronica e hi-tech, cosmetico e meccanico. La cerimonia di consegna degli Stefanini si è tenuta nell’auditorium della Camera di Commercio ed è stata organizzata da Tv Prato. Ha condotto la giornalista Arianna Di Rubba.

“È un Premio ormai “adulto”, entrato nel tessuto della città e nella mente delle persone che lo hanno ricevuto, ma è anche “giovane” perché ha ancora molto da dire – ha osservato il vescovo Giovanni Nerbini – Oggi abbiamo premiato aziende che sono nel massimo dell’espansione in un momento non facile da un punto di vista economico. Tra i dipendenti vedo tanti giovani e me ne compiaccio, dicono di sentirsi parte di un grande progetto e questa credo sia la soddisfazione più grande”.

“Questo Premio vuol essere la narrazione di una Prato che genera valore, non solo economico ma sociale – ha detto Dalila Mazzi, presidente della Camera di Commercio di Pistoia e Prato –, gli imprenditori sono persone lungimiranti e li ringrazio di cuore perché rappresentano aziende vere. Mi spiace che la stampa non sia molto generosa con questo territorio – ha aggiunto Mazzi – quando invece dovrebbe tendere a valorizzare la aziende sane”:

Per il Comune di Prato era presente il sub commissario Davide Lo Castro. “Fin dalla mia prima esperienza professionale in Prefettura ho capito che qui a Prato il lavoro è il valore fondante della comunità. Bene hanno fatto i promotori a riconoscere coloro che sanno fare impresa con un occhio attento all’etica, quindi al fare bene. Evidenziare questo è importante in un epoca dove sembra che le relazioni tra gli individui sono dettate dalla prevaricazione. Lo si vede anche nel rapporto tra gli Stati. Questo Premio ci dice che un modello diverso è possibile”. Simone Calamai, sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia di Prato, ha ricordato come le aziende premiate e anche quelle candidate quest’anno allo Stefanino – oltre venti – “siano solo una fetta di un ampio numero di aziende sane del nostro distretto manifatturiero. Prato ha certamente problemi di illegalità da combattere, ma è un grande luogo dove si lavora e si produce con eticità e questo lo rende uno dei distretti più importanti in Italia e in Europa. Tocca alle istituzioni sostenere chi lavora bene e combattere chi è nell’illegalità”.

Di “occasione incredibile e momento di festa” ha parlato Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. “Sono convinta che le persone possono conoscersi meglio attraverso le cose che fanno, fare è pensare. Abbiamo parlato di andare avanti nonostante la crisi, La Pira diceva citando San Paolo: “spes contra spem”, speranza contro ogni speranza, che significa anche sperare nella capacità di produrre cose buone, ovvero essere cittadini che hanno qualcosa di buono da offrire”, ha concluso Toccafondi.

Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, è stato l’ospite di questa sedicesima edizione del Premio. Noto per essere uno dei principali teorici e promotori dell’economia di comunione e dell’economia civile, ha parlato della figura dell’imprenditore, ricordando in particolare Francesco di Marco Datini, il celebre mercante pratese. “Dalle sue lettere, conservate nell’Archivio di Stato di Prato, si leggono cose interessantissime – ha detto Bruni –, Datini dice che un imprenditore che non ha ragione della gente del mondo non è un imprenditore. Occorre avere uno sguardo buono per la gente del mondo”. Tra i tanti insegnamenti che il mercante di Prato – fondatore di una delle prime multinazionali della storia, con filiali in tutta Europa – ci ha lasciato, Luigino Bruni ha ricordato “la capacità di cooperare e l’arte della manutenzione dei rapporti. Nelle scuole di economia non si insegnano la mitezza, la consuetudine, la misericordia. Invece sono grandi doti che deve avere un imprenditore. È importante poi fidarsi, è importante perdonare, che badate bene è una parola economica e non del confessionale. Quanti conflitti nascono perché non riusciamo a chiedere scusa?”. Infine Luigino Bruni ha sottolineato, sempre usando le parole di Datini, che “le crisi non passano, ma cambiano forma, sapremo uscirne solo imparando ad amare la gente del mondo”.

Per Brachi Testing Services hanno ritirato il Premio il fondatore dell’azienda Primo Brachi con la figlia Costanza e il nipote Giulio Lombardo, che da alcuni anni sono entrati a far parte della dirigenza dell’azienda. Fondata nel 1977, questa realtà imprenditoriale si occupa di controllo della qualità per l’industria della moda su capi di abbigliamento, calzature, articoli in pelle, accessori e rivestimenti. Offre consulenze personalizzate in processi di sviluppo, verifica e di controllo dei prodotti, siano essi materie prime, semilavorati o prodotti finiti. Pur mantenendo la «testa» a Prato, Brachi Testing Services si è sviluppata in Asia, diventando l’unico laboratorio italiano abilitato a emettere rapporti di prova con valore legale in Cina.

Filati Omega, rappresentata dai titolari Gabriele Innocenti, Beatrice e Simone Chiaramonti, dal 1962 è una eccellenza del distretto tessile pratese. Si trova in Valbisenzio, alla Briglia, ed è specializzata nella produzione di filati in lana, cachemire e fibre nobili destinati ai principali brand mondiali della moda e dell’arredamento. Punto di forza è la certificazione «Cardato Recycled», che attesta l’uso di materiali rigenerati con processi a basso impatto ambientale. Con il recente progetto Linfa, l’azienda ha esteso la sua ricerca anche al riciclo del lino. La produzione è rigorosamente locale, basata su una filiera corta che garantisce qualità e tracciabilità totali. Nonostante le sfide recenti, come l’alluvione del 2023, Filati Omega continua a investire in tecnologie 4.0 e mobilità sostenibile.

Luilor nasce nel 1990 Montemurlo ed è specializzata nella creazione di tessuti di alta gamma realizzati prevalentemente con fibre naturali come lino, cotone e lana. Il suo nome è l’unione delle iniziali dei figli del fondatore Marco Biagioni: Luigi e Lorenzo. Oggi sono questi ultimi a rappresentare il presente e il futuro dell’azienda. La produzione di Luilor spazia dall’arredamento di lusso, fornendo i più prestigiosi brand mondiali, fino alle collezioni per le grandi case di moda. L’azienda coniuga un forte orientamento al design e alla ricerca estetica con un impegno concreto verso la sostenibilità, certificato dai principali standard internazionali. Fiore all’occhiello dell’azienda è l’archivio, che custodisce oltre trent’anni di storia, rappresentando un punto di riferimento essenziale sia per il team che per i clienti che visitano lo showroom. Luilor è un esempio perfetto di Made in Prato, capace di unire tradizione artigianale e innovazione industriale.

È un Santo Stefano futurista quello realizzato da monsignor Daniele Scaccini, vicario generale della Diocesi di Prato e artista per diletto. Per la terza volta il sacerdote è stato chiamato dal comitato promotore del Premio a realizzare gli Stefanini d’oro, che ogni anno vengono creati in modo diverso e originale per l’occasione. “Ho voluto rappresentare il nostro patrono, il protomartire Stefano – ha spiegato monsignor Scaccini – e l’ho costruito utilizzando materiali provenienti dall’industria tessile, con un insieme di elementi metallici dorati. Questo corpo è coperto da un abito, costituito da una rete metallica che forma un manto la cui parte frontale si divide in tre lembi, ovvero le tre parole chiave del Premio: scienza, coscienza e innovazione. La testa del Santo – prosegue il sacerdote – realizzata con un elemento tessile metallico circolare porta il segno del martirio, come nella iconografia comune del Santo, con una pietra realizzata in resina, elemento che rappresenta le difficoltà del nostro tempo e al tempo stesso la sfida attraverso innovazione e creatività. Il tutto è coronato dalla palma del martirio, la quale ricollega e chiude il manufatto”.

La cerimonia viene trasmessa integralmente su Tv Prato questa sera, sabato 7 febbraio, alle 21,05.

© Riproduzione riservata

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