PRATO – Un’inchiesta senza precedenti scuote i palazzi di giustizia di Prato, intrecciando il mondo della criminalità organizzata cinese con accuse gravissime rivolte a esponenti delle forze dell’ordine. La procura entra nel dettaglio dell’iscrizione nel registro degli indagati di un ispettore della Squadra Mobile per il reato di peculato e altri otto poliziotti dello stesso ufficio per falso ideologico, in relazione a una perquisizione avvenuta lo scorso 21 marzo in un laboratorio clandestino di armi in via Curtatone.
Il caso è esploso dopo la denuncia sporta da una donna cinese di 23 anni, moglie dell’uomo già arrestato a marzo. La donna ha accusato gli agenti di essersi impossessati, durante l’operazione, di un lingotto d’oro, centinaia di pastiglie tipo Viagra, borse di marca e una telecamera GoPro, oggetti mai menzionati nel verbale di sequestro ufficiale. Le indagini, condotte con il supporto dei carabinieri, hanno portato al ritrovamento della merce proprio all’interno degli uffici della Squadra Mobile. Gli esami tecnici hanno poi rivelato che il lingotto, del valore stimato tra i 50 e i 100 euro, non era d’oro massiccio ma composto principalmente da rame e nichel, destinato probabilmente alla commissione di truffe.
Parallelamente ai risvolti interni alla polizia, la posizione della giovane denunciante è precipitata. Durante le perquisizioni ordinate dalla procura per verificare le sue dichiarazioni, gli inquirenti hanno rinvenuto nella sua disponibilità due ordigni esplosivi artigianali micidiali, riempiti di tondini di piombo e classificati come armi da guerra, oltre a 345 cartucce idonee all’uso nelle ‘penne-pistola’ sequestrate nel laboratorio del marito. Nonostante la gravità dei reati, il Gip ha disposto per lei l’obbligo di dimora e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria quattro volte a settimana, tenendo conto del suo stato di gravidanza.
L’inchiesta ha svelato inoltre una rete di collegamenti che lambisce il mercato della contraffazione monetaria: la donna era infatti ospite di un connazionale già agli arresti domiciliari per la detenzione di oltre seicento monete da due euro falsificate. Mentre la procura ribadisce la fiducia nella Squadra Mobile come ufficio di riferimento investigativo, sottolineando la necessità di nuovi innesti di personale per fronteggiare una criminalità in espansione, le indagini proseguono serrate per accertare le singole responsabilità penali degli otto agenti coinvolti in questo opaco capitolo della cronaca giudiziaria pratese.


