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Rivolta in carcere a Prato per proteggere una consegna di droga dall’esterno

Circa sessanta detenuti contro gli agenti della polizia penitenziaria che cercavano di recuperare i plichi. Si moltiplicano i casi

PRTO – Nonostante la pioggia di sequestri e interventi repressivi che si susseguono senza sosta dal giugno scorso, il carcere della Dogaia di Prato resta una polveriera fuori controllo. L’ultimo episodio, avvenuto il 28 febbraio, ha rasentato la tragedia: una rivolta di massa scatenata per proteggere un carico di droga appena ‘piovuto’ dall’esterno. Il bilancio investigativo delle ultime tre settimane parla chiaro: il traffico di stupefacenti e l’uso illegale di cellulari all’interno della struttura non sono un fenomeno isolato, ma un’attività sistematica che vede i detenuti in grado di opporsi fisicamente al personale di sorveglianza.

L’episodio più grave è andato in scena sabato scorso intorno alle 13,15. Mentre i detenuti della sesta sezione si trovavano nel campo da calcio, due giovani — un tunisino di 20 anni e un italiano di 19 — sono stati sorpresi all’esterno del muro di cinta mentre lanciavano tre involucri verso l’interno. Quando la polizia penitenziaria è intervenuta per recuperare i plichi, è scattata la trappola: circa 60 detenuti, in gran parte di nazionalità albanese, si sono coalizzati dando vita a una rivolta massiva. Gli agenti, in netta inferiorità numerica a causa della cronica carenza di organico, sono stati sovrastati da atteggiamenti violenti e oppositivi che hanno impedito le perquisizioni immediate. Un segnale allarmante di come, in certi settori, il controllo della struttura sembri passato di mano.

Ma la fantasia dei fornitori non si ferma al lancio oltre le mura. Il 13 febbraio scorso, i controlli postali hanno permesso di individuare un pacco inviato da una donna al compagno detenuto: all’interno, celati tra fette di salumi, si nascondevano 10 grammi di cocaina e oltre due etti di hashish. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio, un altro sequestro a ridosso del muro di cinta ha portato alla luce un kit completo per la comunicazione: 240 grammi di hashish, cocaina, un cellulare Samsung e una pennetta modem per l’accesso a internet, fondamentale per coordinare lo smercio dall’interno delle celle.

Le indagini lampo coordinate dalla procura hanno portato alle perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani sorpresi al campo sportivo. In casa del 20enne tunisino, a Prato, sono stati rinvenuti quasi tre etti di hashish e strumenti per il confezionamento; nell’abitazione del 19enne italiano, in provincia di Firenze, sono stati trovati altri quantitativi di cannabinoidi. Il cittadino tunisino è finito in arresto, attualmente ai domiciliari, mentre resta alta la tensione tra le mura della Dogaia.

L’ufficio inquirente ha voluto sottolineare il coraggio degli agenti di polizia penitenziaria che, nonostante le condizioni di estremo disagio e il numero ridotto, continuano a contrastare un’azione criminosa pulviscolare che sembra non conoscere sosta.

© Riproduzione riservata

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