PRATO – Giro di vite della Procura di Prato contro lo sfruttamento lavorativo nel distretto tessile. Il Giudice per le indagini preliminari ha firmato un’ordinanza di interdizione per sette mesi nei confronti di un imprenditore cinese di 53 anni, titolare di una confezione. L’accusa è pesante: impiego di manodopera clandestina e sfruttamento, aggravato dalle condizioni degradanti in cui erano costretti a vivere e lavorare gli operai.
L’ispezione, condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro insieme ai militari del comando provinciale e al personale dell’Itl, ha portato alla luce una realtà fatta di totale assenza di tutele. Quattro lavoratori sono risultati privi di permesso di soggiorno, mai sottoposti alle visite mediche obbligatorie né alla formazione sulla sicurezza. Non solo: l’imprenditore non aveva nemmeno provveduto a nominare il medico aziendale, ignorando sistematicamente ogni norma sulla salute nei luoghi di lavoro.
Oltre allo sfruttamento professionale, gli inquirenti hanno documentato condizioni abitative al limite della decenza. Al piano superiore della ditta era stato allestito un dormitorio dove gli operai venivano ospitati in una situazione definita degradante dalle autorità. Poiché il numero dei lavoratori in nero superava la soglia del 10% di quelli identificati, l’attività dell’impresa è stata immediatamente sospesa.
La risposta delle istituzioni all’emergenza pratese non si ferma però al singolo provvedimento. In attuazione del decreto legge 159 del 31 ottobre 2025 e in accoglimento delle istanze della Procura, è stato disposto un potenziamento massiccio del Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Prato. L’organico passerà dalle attuali sei unità a ben dodici militari, raddoppiando di fatto la forza d’urto nel contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo che continua a ferire il territorio.


