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martedì 9 Giugno 2026
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AC Prato Allievi Regionali Under 17, l’allenatrice Sara Colzi tra bilanci e riflessioni di fine anno

Colzi: "Impegnarsi al massimo sia in allenamento che durante le partite. Il lavoro è il faro"

PRATO – Sara Colzi, quast’anno ha allenato l’Ac Prato Allievi regionali Under 17. I ragazzi hanno perso in semifinale contro la Cattolica Virtus la Coppa Toscana di categoria, ma escono da una stagione consapevoli di aver trascorso un anno davvero indimenticabile.

Un bilancio di questa stagione – “Il bilancio per questa stagione è più che positivo. Noi, all’inizio dell’anno eravamo un’incognita. La squadra era stata costruita in fretta e furia e, secondo alcuni degli addetti ai lavori, non saremmo stati in grado di battere nessuna pratese, quindi i ragazzi hanno iniziato con tante incertezze. Mi avevano chiesto di provare a salvarci e solo con l’innesto di quattro ragazzi del 2010, già questo poteva bastare come campanello d’allarme. Invece, è arrivato molto di più. Il bilancio è davvero molto positivo.

Siamo super contenti, sia io che i ragazzi, hanno capito il percorso e la crescita che abbiamo fatto tutti insieme. Nonostante la semifinale persa contro la Cattolica, siamo soddisfatti: siamo stati battuti di un gol sul fine partita in una gara giocata alla pari con la squadra che poi ha vinto la Coppa Toscana, questo ci dà più prestigio. Ci rimane una grande consapevolezza.

Abbiamo fatto un buon ritiro, ma quando siamo andati a regime potevamo contare soltanto su tre allenamenti di un’ora e dieci a seduta perché eravamo ospiti di un’altra società. Queste cose si possono pagare in un’annata, eppure siamo partiti bene con 7 vittorie su 7 partite, poi sono arrivate un po’ di difficoltà dovute anche a una scarsa organizzazione della società. Il Prato non ha una struttura ancora consolidata per il settore giovanile e rispetto alle avversarie, ci siamo allenati meno, ma privilegiando la qualità. Abbiamo fatto quello che si è potuto, e i dirigenti lo sanno.

Ai ragazzi, cosa vorrebbe che restasse di questo anno? – La consapevolezza dei loro mezzi, il sapere di portercela fare, la consapevolezza di essere cresciuti soprattutto a livello mentale. Ci sono stati momenti in cui sono stati messi a dura prova: siamo andati a giocare in 13 con alcuni infortunati, giocando partite in condizioni mentali di grande stress. Questo devono ricordarselo: la consapevolezza ce l’hanno dentro, va solo tirata fuori. Io spero si ricordino di questa annata di grande tenuta, di sofferenza, ma davvero molto bella.

 

Nell’allenamento, qual è il valore fondamentale?  – La coerenza. È quella che poi ti fa instaurare la fiducia reciproca, quella che compatta il gruppo. Coi maschi non ho mai avuto problemi per il mio ruolo di donna, hanno capito subito si sono fidati e affidati. Non abbiamo mai avuto problemi di gender hanno instaurato subito un rapporto di trasparenza e coerenza, e si sono fidati subito.

 

Le è mai capitato di dover rivedere le sue scelte? – Quando si allena una squadra a tutte le età, e dato che è composta da 20 ragazzi, bisogna trattarli anche in modo diverso e sapere entrare nella loro emotività anche in modo diverso. Bisogna avere una buona sensibilità ma poi c’è il lavoro, che è l’idea di fondo che deve restare: impegnarsi al massimo sia in allenamento che durante le partite. Il lavoro è il faro, l’obiettivo da perseguire. Con ognuno di loro per raggiungere il massimo ho dovuto modulare comunicazione e connessione. Magari una strigliata con qualcuno serve e con altri no.

Ho lavorato molto sulle emozioni e per me è pane quotidiano l’ambiente deve essere positivo e favorevole e devo trovare le chiavi giuste. Mi dispiacerà da morire lasciare questo gruppo perché si sono create grandi relazioni. Vedremo cosa riserva il futuro.

© Riproduzione riservata

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