Anche gli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo record con un picco minimo storico di neonati nel 2025. Secondo i dati provvisori pubblicati dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e dal National Center for Health Statistics (Nchs), lo scorso anno il numero di nascite ha raggiunto il livello più basso mai registrato, confermando un trend di declino che prosegue ormai da decenni.
I dati: un declino che dura da vent’anni
Nel 2025 sono nati negli Stati Uniti circa 3,6 milioni di bambini (precisamente 3.606.400), segnando un calo dell’1% rispetto al 2024. Il tasso di fecondità generale è sceso a 53,1 nascite ogni 1.000 donne in età riproduttiva (tra i 15 e i 44 anni), un valore che risulta inferiore del 9% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019 e di quasi il 20% rispetto a vent’anni fa.
Questo declino non è uniforme tra le diverse fasce d’età. Mentre il tasso di natalità tra le adolescenti (15-19 anni) è crollato del 7% raggiungendo un minimo storico, si registra una contrazione significativa anche tra le donne tra i 20 e i 29 anni. Al contrario, i tassi di natalità sono leggermente aumentati per le donne sopra i 30 anni, ma questo incremento non è stato sufficiente a compensare il calo registrato nelle fasce più giovani.
L’Italia nel 2025: tra culle vuote, longevità record e la spinta dell’immigrazione
Mamme sempre più mature
Secondo la dottoressa Alison Gemmill, esperta di epidemiologia presso la Ucla School of Public Health, siamo di fronte a un “enorme cambiamento sociale”. Le donne americane oggi hanno un controllo maggiore sulla propria vita riproduttiva, il che ha portato a una drastica riduzione delle gravidanze indesiderate, spiega la dottoressa alla Cnn.
Oltre a una maggiore consapevolezza, i tempi della vita si sono spostati: ci si sposa meno e più tardi. La dottoressa Sigal Klipstein, specialista in medicina della riproduzione a Chicago, ha sottolineato all’emittente statunitense che la ricerca del “partner giusto” è uno dei fattori determinanti: molte donne preferiscono attendere di trovare una stabilità sentimentale e finanziaria piuttosto che affrontare la genitorialità da sole.
Un’attenzione particolare è rivolta alla generazione nata negli anni ’90, che sta entrando nell’età dei trent’anni con un tasso di natalità finora molto basso; per compensare il declino, questo gruppo dovrebbe registrare tassi di fertilità senza precedenti verso i 40 anni.
Dai 27 anni della Bulgaria ai 32 dell’Italia: a che età fanno figli le donne in Ue
Cosa frena i futuri genitori
Le decisioni familiari sono influenzate da un mondo percepito come sempre più “complesso, competitivo e iniquo”. Oltre alle preoccupazioni per l’economia e l’inflazione, pesano sui futuri genitori anche le incertezze legate al cambiamento climatico, all’avvento dell’intelligenza artificiale e alla qualità dell’assistenza sanitaria. La dottoressa Gemmill ha osservato che oggi crescere un figlio richiede un investimento di tempo e denaro superiore rispetto a vent’anni fa, scoraggiando chi non si sente pienamente solido a livello economico.
Quali conseguenze su economia e previdenza
Il rallentamento delle nascite non è solo una questione privata, ma un potenziale “freno” alla crescita economica a medio termine. Samuel Tombs, economista capo presso Pantheon Macroeconomics, ha evidenziato come la combinazione tra calo della natalità e restrizioni sull’immigrazione stia rallentando la crescita della forza lavoro. La crescita della popolazione statunitense è passata da oltre l’1% nel 2023-2024 ad appena lo 0,3% nel 2025.
Questa situazione mette a rischio la tenuta della Social Security (il sistema previdenziale americano): con meno giovani lavoratori che contribuiscono al sistema, diventa difficile sostenere gli oltre 70 milioni di pensionati. Le previsioni indicano che il tasso di fertilità non tornerà a 1,9 figli per donna prima del 2050, peggiorando le proiezioni sul deficit a lungo termine del programma.
Salute riproduttiva e tecnologia
Oltre ai numeri demografici, il rapporto del Cdc evidenzia tendenze rilevanti nella salute materna. Il tasso di parti cesarei è salito al 32,5% nel 2025, il valore più alto dal 2013. Per quanto riguarda la salute neonatale, il tasso di nati pretermine è rimasto stabile al 10,41%, con una lieve diminuzione dei parti “estremamente pretermine”.
In un panorama così incerto, l’informazione corretta sulla fertilità e l’accesso alle tecnologie di riproduzione assistita, come la fecondazione in vitro (Ivf), rimangono strumenti fondamentali per permettere alle persone di pianificare la famiglia che desiderano, nonostante l’avanzare dell’età.
—
Fertilità
content.lab@adnkronos.com (Redazione)


