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Dieta mediterranea e ictus: nelle donne rischio ridotto fino al 25%

L’ictus resta una delle principali cause di morte e disabilità tra le donne nei Paesi industrializzati. Ogni anno, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, milioni di persone nel mondo vengono colpite da un evento cerebrovascolare; una quota rilevante è rappresentata da donne sopra i 50 anni, con un impatto crescente in termini di anni vissuti con disabilità. La prevenzione, da decenni, si concentra su pressione arteriosa, fumo, diabete, sedentarietà. Ora un nuovo studio aggiunge un tassello rilevante: ciò che si mette nel piatto ogni giorno.

Uno studio pubblicato su Neurology® Open Access, rivista ufficiale dell’American Academy of Neurology, ha analizzato per oltre vent’anni il rapporto tra dieta mediterranea e incidenza di ictus in una vasta popolazione femminile statunitense. I risultati mostrano che le donne con maggiore aderenza a questo modello alimentare presentano un rischio significativamente più basso di sviluppare un ictus, sia ischemico sia emorragico, rispetto a chi segue un’alimentazione distante da quel profilo nutrizionale.

Lo studio: vent’anni di follow-up su oltre 105 mila donne

Lo studio si inserisce nell’ambito del California Teachers Study, una vasta coorte prospettica avviata negli anni Novanta negli Stati Uniti. Sono state incluse 105.614 donne, tutte senza una storia pregressa di ictus al momento dell’arruolamento. L’età media all’ingresso nello studio era di poco superiore ai 50 anni. La popolazione è stata seguita per circa 21 anni, un arco temporale sufficiente a intercettare l’insorgenza di eventi cerebrovascolari in modo robusto.

All’inizio del follow-up, le partecipanti hanno compilato questionari alimentari dettagliati. I ricercatori hanno attribuito a ciascuna un punteggio di aderenza alla dieta mediterranea su una scala da 0 a 9. Un punto veniva assegnato per un consumo superiore alla mediana di alimenti chiave – frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, olio d’oliva – e per un consumo moderato di alcol; un punto aggiuntivo per un apporto inferiore alla mediana di carni rosse e latticini. Più alto il punteggio, maggiore la vicinanza al modello mediterraneo.

Nel corso del monitoraggio sono stati documentati oltre 4.000 ictus: più di 3.300 ischemici e oltre 700 emorragici. I dati clinici sono stati incrociati con le informazioni sui fattori di rischio tradizionali – fumo, ipertensione, indice di massa corporea, attività fisica – per isolare il peso specifico dell’alimentazione. Dopo l’aggiustamento statistico, le donne con il punteggio più elevato di aderenza hanno mostrato un rischio complessivo di ictus inferiore del 18% rispetto a quelle con punteggi più bassi. Per l’ictus ischemico la riduzione è stata del 16%; per quello emorragico del 25%.

Perché il modello mediterraneo incide sul rischio cerebrovascolare

La dieta mediterranea è un modello alimentare caratterizzato da elevata presenza di alimenti vegetali, grassi insaturi provenienti principalmente dall’olio d’oliva, consumo regolare di pesce, moderato apporto di vino durante i pasti, limitazione di carni rosse e prodotti industriali ad alta densità calorica. È riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale e da tempo è al centro di ricerche sui benefici cardiovascolari.

Dal punto di vista biologico, l’ipotesi è coerente con i meccanismi noti della patologia vascolare. Un’alimentazione ricca di fibre, polifenoli e acidi grassi monoinsaturi contribuisce al controllo del profilo lipidico, alla riduzione dell’infiammazione sistemica e al miglioramento della funzione endoteliale. Tutti elementi che incidono sull’aterosclerosi e sulla stabilità delle placche vascolari, processi direttamente coinvolti nell’ictus ischemico. Anche per l’ictus emorragico, il controllo pressorio e la qualità dei grassi assunti possono giocare un ruolo.

Il nuovo studio rafforza una linea di evidenza già delineata da ricerche precedenti, tra cui il trial spagnolo Predimed, che aveva mostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori in soggetti ad alto rischio assegnati a una dieta mediterranea integrata con olio extravergine d’oliva o frutta secca. La novità, in questo caso, è la dimensione della coorte femminile e la durata del follow-up, che permettono di osservare l’associazione su un periodo lungo e in un campione numericamente consistente.

Va ribadito che si tratta di uno studio osservazionale. Non dimostra un rapporto causale diretto tra dieta e ictus. Tuttavia, la coerenza interna dei dati, la stratificazione per sottotipi di ictus e l’aggiustamento per numerosi fattori confondenti rendono l’associazione statisticamente solida.

Cosa cambia per la salute pubblica

Le implicazioni non riguardano soltanto la ricerca clinica. In Italia, patria della dieta mediterranea, le abitudini alimentari reali si stanno progressivamente allontanando da quel modello. Secondo un’analisi dell’Osservatorio insicurezza e povertà alimentare, il 61,9% degli italiani non segue un’alimentazione riconducibile alla dieta mediterranea, mentre meno della metà della popolazione presenta comportamenti nutrizionali coerenti con i suoi principi fondamentali.

Il divario si amplia nelle fasce più giovani: tra i 15 e i 24 anni la quota di chi mantiene uno stile alimentare vicino al modello mediterraneo si riduce ulteriormente. Il dato assume rilievo se letto in chiave longitudinale. Le abitudini alimentari consolidate in età precoce tendono a stabilizzarsi, influenzando nel tempo l’esposizione ai fattori di rischio cardiovascolare e metabolico.

In questo quadro, l’associazione osservata tra maggiore aderenza alla dieta mediterranea e riduzione del rischio di ictus introduce un elemento quantitativo nel dibattito sulla prevenzione. Non modifica da sola le strategie sanitarie, ma fornisce un riferimento misurabile in un ambito – quello delle abitudini alimentari – in cui la distanza tra raccomandazioni e comportamenti effettivi è documentata. Per un sistema sanitario chiamato a gestire un carico crescente di patologie croniche in una popolazione che invecchia, il tema si colloca su un piano strutturale più che individuale.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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