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Fumo, alcol, sedentarietà e sovrappeso: quali sono i “vizi” degli italiani?

L’Italia della salute e del benessere non è più quella di una volta: se da un lato abbiamo finalmente deciso di abbandonare il divano in massa, dall’altro stiamo combattendo una battaglia silenziosa contro la bilancia e le nuove dipendenze “high-tech”. È il nuovo rapporto Istat a fotografare una nazione in profonda trasformazione demografica e sociale, dove la salute smette di essere solo una scelta individuale per diventare una questione di Stato, con l’obesità che entra ufficialmente tra le malattie croniche riconosciute per legge.

Ma tra consumo di alcol, fumo, sedentarietà e sovrappeso, quali sono le tendenze che stanno riscrivendo il profilo del benessere e della salute nel Bel Paese?

Addio alla pigrizia? Il crollo storico della sedentarietà in Italia

Il 2025 segna un punto di svolta per la dinamicità degli italiani: la quota di persone sedentarie è scesa al 30,8%, coinvolgendo circa 17,6 milioni di cittadini. Si tratta di un miglioramento netto rispetto al 2024 (-2,4%) e di un progresso straordinario se guardiamo al 2015, quando quasi il 40% della popolazione non praticava alcuna attività fisica.

Questo nuovo dinamismo ha investito quasi tutte le età, con punte di eccellenza tra i giovani adulti e gli ultrasettantacinquenni. Permane tuttavia un gap di genere: le donne restano più inattive degli uomini (34,2% contro 27,2%), un divario che si accentua drasticamente nella terza età, dove oltre il 65% delle donne over 75 dichiara di non muoversi affatto.

L’obesità diventa malattia cronica: la svolta della Legge 149/2025

Anche se il movimento è in aumento in quasi tutte le fasce di età, il peso sulla bilancia resta ancora un problema: il 46,4% degli adulti italiani è in eccesso di peso, un dato che resta stabile negli ultimi tre anni ma che mostra un preoccupante aumento dell’obesità nell’arco di un decennio, passata dal 9,8% all’11,6%.

La vera rivoluzione sociale è però legislativa: con la Legge n. 149/2025, l’Italia ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, inserendo le cure nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Questa norma cambia la percezione della cronicità nel Paese: se includiamo l’obesità tra le patologie, la quota di adulti affetti da almeno una malattia cronica sale drasticamente al 51,1%, rivelando che più di un italiano su due deve gestire una condizione di salute di lungo periodo.

Sigarette elettroniche e tabacco riscaldato

Oltre l’attività fisica e il peso, altri problemi affliggono la salute dei cittadini. Uno di questi è il fumo tradizionale di sigarette, sigari e pipa che coinvolge ancora il 18,6% della popolazione (circa 10 milioni di persone). E l’attenzione si sposta anche sui nuovi dispositivi. L’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato in soli quattro anni, passando dal 3,9% del 2021 al 7,4% del 2025. I dati smentiscono però l’idea che questi strumenti servano per smettere: due utilizzatori su tre sono “fumatori duali”, persone che affiancano il dispositivo elettronico alla sigaretta classica senza abbandonarla.

Tra i giovani di 18-34 anni, l’interesse per queste nuove “nuvole” tecnologiche esplode, raggiungendo picchi del 16,5%.

Dall’aperitivo al binge drinking

Altra criticità è il rapporto con l’alcol che mostra una mutazione pericolosa nelle abitudini sociali: circa 8 milioni di italiani (15,1%) presentano almeno un comportamento a rischio. Se da un lato cala il consumo eccessivo e abituale (-2,3% dal 2015), dall’altro aumenta il fenomeno del binge drinking (+1,3%), ovvero le abbuffate alcoliche con 6 o più bicchieri in un’unica occasione. Il rischio non risparmia i giovanissimi: tra gli 11 e i 17 anni, il 15,4% ha già comportamenti a rischio, con un preoccupante 3,3% che mostra abitudini pesanti come il consumo giornaliero o il binge drinking settimanale, nonostante i divieti di vendita ai minori.

Il peso dell’istruzione e della geografia

Che si parli di fumo, alcol, sedentarietà e peso, il report Istat conferma che, in Italia, lo stato di salute è ancora strettamente legato al titolo di studio e alla residenza. Esiste un vero e proprio “muro educativo”: tra chi ha la licenza media, la sedentarietà colpisce quasi una persona su due (49,8%), mentre tra i laureati la quota scende al 15,0%. Lo stesso divario si osserva nel peso: l’eccesso ponderale colpisce il 56,4% di chi ha titoli di studio bassi contro il 35,9% di chi ha una laurea.

Anche la geografia disegna un’Italia spaccata: il Mezzogiorno detiene i record negativi per eccesso di peso (49,3%) e inattività (41,2%), con la Calabria in cima per sedentarietà (46%) e la Campania per sovrappeso e obesità (51,5%). Al contrario, il consumo di alcol a rischio resta una piaga prevalentemente settentrionale, con il Nord-est che guida la classifica al 17,9%.

Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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