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Il ballo perfetto per sedurre: la scienza ha trovato le tre mosse giuste

C’è una formula per sedurre ballando — almeno agli occhi di una donna. Non è fatta di passi complicati né di ritmo infallibile, ma di tre variabili precise che i ricercatori della Northumbria University hanno isolato con tecnologie solitamente riservate ai film di animazione. Il risultato è uno dei rari casi in cui la biologia evoluzionistica incrocia la pista da ballo.

Come è stato condotto lo studio 

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori Nick Neave e Kristofor McCarty, insieme a colleghi dell’Università di Göttingen, hanno reclutato diciannove uomini tra i 18 e i 35 anni (nessuno dei quali era un ballerino professionista) e li hanno fatti danzare per trenta secondi su un ritmo di percussioni di base. Attorno ai loro corpi erano fissati trentotto marker riflettenti, tracciati da un sistema a dodici telecamere (il Vicon 612) in grado di catturare ogni movimento in tre dimensioni, a cento fotogrammi al secondo.​

I movimenti di ogni uomo sono stati trasferiti su un avatar digitale neutro — senza volto, senza capelli, senza corporatura riconoscibile — per eliminare qualsiasi influenza dell’aspetto fisico. In seguito, i ricercatori hanno chiesto a trentasette donne eterosessuali di dare un voto da 1 a 7 alla qualità del ballo di ciascuno. Lo studio, pubblicato nel 2010 e riemerso in questo giorni, è stato pubblicato sulla rivista Biology Letters della Royal Society e sul National Library of Medicine.

Le tre variabili che fanno la differenza

L’analisi biomeccanica ha individuato undici variabili di movimento correlate positivamente con la valutazione delle donne, ma tre si sono rivelate fattori chiave:

  • la variabilità dei movimenti del collo;
  • la variabilità e l’ampiezza dei movimenti del busto;
  • la velocità dei movimenti del ginocchio destro.

Queste tre componenti da sole spiegano il 79% delle differenze nelle valutazioni.​

In pratica, un “buon” danzatore — secondo le valutazioni femminili — piega e torce la testa in molti modi diversi, muove il torso in avanti, di lato e con ampie rotazioni, e usa il ginocchio destro con rapidità e variando le modalità. Il ginocchio sinistro, invece, conta poco: poiché l’80% delle persone è destrorsa, il peso finisce sulla gamba sinistra, che funge da perno, mentre la destra si libera in movimenti più dinamici.

Del “destino” dei mancini avevamo già parlato in questo articolo.

Le braccia, sorprendentemente, risultano meno determinanti rispetto ai tre elementi descritti: l’ampiezza dei movimenti delle braccia sfiora la significatività statistica, ma non entra nel modello predittivo finale. È la parte centrale del corpo— collo, spalle, busto — a dominare la scena.​

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Il confronto visivo tra l’avatar del “bravo danzatore” e quello del “cattivo danzatore” rende immediatamente evidente la differenza. Non si tratta di eleganza o di tecnica appresa: il cattivo ballerino appare rigido, con movimenti piccoli e ripetitivi, limitati perlopiù alle gambe. Il buon ballerino occupa spazio, varia e improvvisa con il busto.

Cosa c’entra il ballo con la salute e la genetica 

Dietro questo meccanismo c’è una logica evolutiva precisa.

I movimenti del corpo, secondo i ricercatori, potrebbero funzionare come segnali della qualità fisica e genetica del maschio proprio come avviene in molte specie animali durante i rituali di corteggiamento. Un pavone apre la coda per mostrare salute e vitalità; un uomo che balla con ampiezza, varietà e coordinazione starebbe facendo qualcosa di simile, seppure in modo più sofisticato.

Nick Neave, psicologo evoluzionista della Northumbria University e co-autore dello studio, ha spiegato che le donne potrebbero giudicare inconsciamente il livello di forma fisica di un uomo attraverso la fluidità del suo ballo.

Studi precedenti avevano già collegato la qualità del ballo maschile alla forza fisica, alla simmetria corporea — un indicatore di buona salute genetica — e alla androgenizzazione prenatale (ovvero all’esposizione al testosterone durante lo sviluppo fetale).

Rufus Johnstone, ricercatore del dipartimento di zoologia presso l’Università di Cambridge, ha commentato i risultati sottolineando le analogie con i rituali animali: “Ci sono molti segnali che le femmine usano nella scelta del partner, come il pavone che gonfia la coda. Ballare, per gli esseri umani, potrebbe segnalare che un maschio è in forma, perché richiede il dispendio di molta energia”.​

I limiti dello studio: cultura, orientamento, contesto

Lo stesso Neave ha tenuto a sottolineare che la ricerca è inevitabilmente soggettiva e che culture diverse potrebbero avere criteri diversi su cosa costituisce un buon ballo. Lo studio si concentra su donne eterosessuali europee, e i risultati non possono essere automaticamente estesi ad altri contesti.

Va anche detto che il ballo è solo uno dei molti segnali di attrazione: personalità, status, intelligenza sociale e semplice chimica entrano in gioco in modi che nessun avatar può replicare. “Tra gli animali, i rituali di corteggiamento sono molto importanti quando ci sono esibizioni fisiche evidenti”, ha detto Johnstone che poi ha aggiunto: “negli esseri umani, sospetto che sia molto più complicato e possa dipendere da molto più che la capacità di ballare bene”.

Eppure, sapere che esiste una biomeccanica dell’attrazione dice qualcosa di interessante su quanto siamo, ancora oggi, animali in cerca di un partner sul dancefloor.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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