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Il miliardario svizzero che vuole pagare più tasse: “Troppo divario tra ricchi e poveri, così non si può andare avanti”

“Il divario tra ricchi e poveri si sta ampliando, così non si può andare avanti“: i ricchi devono pagare più tasse, perché sono “le spalle più forti di una società” quelle che “dovrebbero sopportare il peso maggiore”. Jan Colruyt, 56 anni ed erede del gruppo belga della grande distribuzione Colruyt, è l’unico miliardario residente in Svizzera ad aver firmato l’appello ‘We must draw the Line (Dobbiamo tracciare una linea)’, presentato durante il World Economic Forum di Davos lo scorso gennaio. E in un’intervista pubblicata dalla SonntagsZeitung ha spiegato perché lo ha fatto: “La concentrazione della ricchezza è dannosa e mette a repentaglio la democrazia“.

In sostanza, spiega Colruyt, soldi chiamano soldi: “Non appena si ha un certo capitale, questo cresce più velocemente di quanto si possa guadagnare con il lavoro dipendente“. Allo stesso modo, non è giusto che dirigenti e imprenditori “guadagnino 100 o 1000 volte di più” dei dipendenti, nonostante “lavorino molto”.

“Il silenzio non è più un’opzione”

“A volte quasi mi fa a pezzi vedere lo stato del mondo. Il silenzio non è più un’opzione. L’umanità sta superando i confini planetari, e per questo serve un cambio di sistema. C’è una tendenza globale verso una crescente disuguaglianza sociale. In Svizzera ormai la disuguaglianza è pari a quella degli Stati Uniti: l’1% della popolazione possiede il 40% della ricchezza“.

Per il miliardario, però, “i problemi del mondo non si risolvono con più imprenditorialità”: occorre l’intervento dello Stato, ad esempio attraverso la fiscalità. La proposta dei Verdi (liberali) svizzeri di imporre una tassa dello 0,33% sui patrimoni superiori a 5 milioni “è una possibilità”, afferma Colruyt, anzi “la percentuale potrebbe anche essere un po’ più alta”.

A cosa destinare le nuove entrate? “L’uso del denaro deve essere negoziato democraticamente. Questa è la differenza rispetto alle aziende o alla filantropia”, spiega il miliardario. Il punto è che la crescente diseguaglianza tra ricchi e non ricchi non è solo una questione economica, ma anche politica e sociale, perché la scomparsa della classe media rischia di portare a un’instabilità profonda, dalle conseguenze imprevedibili.

“Non sono l’unico a voler pagare più tasse”

Qualcosa comunque si muove. Non solo Colruyt dice di non aver ricevuto critiche, ma “da circa cinque anni, da quando sono diventato davvero consapevole di tutto il problema, ho notato, nelle conversazioni con eredi e imprenditori, che non sono l’unico a pensarla così. Non sono l’unico a voler pagare tasse più alte. Stanno nascendo alleanze che iniziano a organizzarsi”.  E continua: “Abbiamo firmato l’appello alla politica e i media ne parlano. Ora spetta alla politica raccogliere finalmente la palla“.

Oggi l’erede belga, ingegnere di formazione con dodici anni da infermiere nelle cure palliative (“ho sperimentato che le maschere cadono per tutte le persone, prima di morire”), si autodefinisce “investitore sociale”, focalizzato su progetti culturali e abitativi della sua comunità. “Pensare globalmente, ma agire localmente”, ripete. “Quando parlo di giustizia fiscale, ricchezza estrema o democrazia, non lo faccio come un predicatore, ma per senso di responsabilità verso un sistema sociale funzionante“, conclude.

We must draw the Line

L’appello ‘We must draw the Line‘ è stato presentato a Davos ed è stato sottoscritto da oltre 400 firmatari, molti provenienti dagli USA e dalla Gran Bretagna. “La ricchezza non è più solo una questione di valore. È una questione di controllo”, si legge sul sito  dell’iniziativa. Che avvisa i politici: “Se continuate a ignorare la crisi dell’estremismo della ricchezza, le fondamenta frammentate delle nostre democrazie duramente conquistate subiranno ulteriori danni”.

Il problema, sottolineano i super-ricchi, è che ovunque nel mondo molti di quelli con un elevato status economico “godono anche di livelli incalcolabili di influenza e potere“. In sostanza, “una manciata di esseri umani estremamente ricchi controlla i media, che blandiscono, persuadono e talvolta disinformano; influenzano indebitamente i nostri sistemi legali, trasformando la giustizia in ingiustizia; e contribuiscono a gestire il declino delle nostre democrazie”.

Il risultato è la peggiore disuguaglianza degli ultimi cento anni, prosegue il testo, che chiede di “tracciare un limite” affinché “la difesa e il privilegio speciale dell’estrema ricchezza” non continuino.  “Non vogliamo né abbiamo bisogno di ulteriore accesso o potere”, concludono i promotori dell’iniziativa. “Vogliamo invece che coloro che eleggiamo costruiscano un futuro migliore con democrazie giuste, economie forti al servizio di tutti, un pianeta fiorente e società in cui tutti possiamo prosperare”.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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