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La sorella maggiore? Ora si affitta online

Non serve condividere i genitori. In Cina, per avere una sorella maggiore, può bastare pagare. Sui social cinesi alcune donne tra i 30 e i 40 anni offrono tempo, consigli e compagnia a ragazze più giovani. La stampa internazionale ha descritto il fenomeno come una sorta di servizio di “sorella maggiore a pagamento”: si può incontrare una donna più adulta per parlare di lavoro, relazioni, famiglia, dubbi personali oppure semplicemente per trascorrere qualche ora insieme.

Le tariffe cambiano molto. Alcune chiedono circa 150 yuan, poco meno di 20 euro, per un incontro; altre arrivano a 300 yuan l’ora. C’è anche chi non pretende un compenso vero e proprio e chiede soltanto che la ragazza più giovane offra il pranzo o paghi l’attività scelta.

Non è terapia e non viene presentata come tale. Il servizio è molto più informale: ascoltare senza giudicare, raccontare come si è superata una separazione, dare un consiglio su un colloquio, accompagnare qualcuno a fare shopping o bere un caffè. In pratica, mettere a disposizione quella combinazione di esperienza e confidenza che normalmente ci si aspetterebbe da un’amica più grande, una cugina o, appunto, una sorella.

A offrire il servizio sono donne abbastanza adulte da avere qualche anno di esperienza in più, ma ancora abbastanza vicine alle clienti da comprenderne linguaggio, problemi e aspettative. Non madri, quindi, né professioniste dell’ascolto. Piuttosto figure scelte apposta per stare in una zona intermedia, senza l’autorità della famiglia e senza la formalità di un rapporto professionale.

La famiglia cambia, i legami anche

Il fenomeno si inserisce in una trasformazione più profonda del modo in cui le giovani cinesi vivono famiglia, matrimonio e relazioni.

Nel 2025 in Cina sono stati registrati 6,76 milioni di matrimoni, in aumento rispetto al minimo record del 2024 ma ancora molto lontani dai livelli di dieci anni prima. Nel 2015 le registrazioni erano state circa 12,25 milioni. Il rimbalzo dell’ultimo anno non cancella quindi una tendenza lunga: ci si sposa più tardi e, per una parte crescente delle giovani donne, il matrimonio non è più un passaggio automatico della vita adulta.

Dietro ci sono ragioni economiche, ma anche culturali. Il costo delle abitazioni, dell’istruzione e della cura dei figli pesa sulle decisioni familiari; allo stesso tempo sono cambiate le aspettative delle donne rispetto al lavoro, all’indipendenza economica e alla divisione dei compiti dentro la coppia. Per molte, sposarsi non coincide più necessariamente con sicurezza, autonomia o miglioramento della qualità della vita.

Pechino osserva il fenomeno con crescente preoccupazione. Dopo decenni in cui la politica del figlio unico aveva come obiettivo limitare le nascite, oggi il governo cerca di incoraggiare matrimonio e maternità attraverso incentivi economici, campagne pubbliche e misure locali. Alcune amministrazioni hanno introdotto bonus per le coppie appena sposate, mentre il tema della famiglia è tornato con forza nel discorso pubblico.

I numeri spiegano perché. Nel 2025 in Cina sono nati 7,92 milioni di bambini, contro 9,54 milioni dell’anno precedente. I decessi sono stati 11,31 milioni e la popolazione è diminuita di 3,39 milioni di persone, scendendo a circa 1,405 miliardi. È stato il quarto anno consecutivo di contrazione demografica.

Le “sorelle maggiori” a pagamento si muovono dentro questo scenario senza avere nulla di direttamente politico o demografico. Proprio per questo sono interessanti: mostrano come una parte delle funzioni tradizionalmente assorbite dalla famiglia o dalle reti di prossimità possa essere cercata altrove, in forme più flessibili e scelte.

Pagare per essere ascoltate

La compagnia a pagamento non nasce certo oggi. In diversi Paesi asiatici esistono da tempo servizi per affittare amici, accompagnatori o persone disponibili semplicemente a condividere un pasto o un’attività. La versione cinese al femminile aggiunge però un elemento preciso: l’esperienza di una generazione viene offerta come risorsa a quella successiva.

La domanda sembra arrivare soprattutto da giovani donne che cercano uno spazio nel quale parlare senza dover gestire le aspettative di genitori, partner o colleghi. Una donna più grande può ascoltare una lamentela sul lavoro senza trasformarla in una lezione di vita, oppure discutere di una relazione senza far scattare subito il tema del matrimonio.

Il rapporto funziona anche perché è delimitato. Non ci sono anni di storia comune, obblighi reciproci o dinamiche familiari da trascinarsi dietro. Si paga per il tempo e, almeno nelle intenzioni, per una certa libertà di parlare.

Naturalmente la formula lascia aperte alcune domande. Dove finisce la compagnia e dove comincia il supporto psicologico? Quanto può diventare intimo un rapporto costruito attraverso un compenso? E quali garanzie ci sono quando persone conosciute sui social decidono di incontrarsi per parlare di questioni personali?

Per ora il fenomeno resta informale e difficile da quantificare. Non esistono dati affidabili su quante donne offrano davvero questo servizio o su quante ragazze lo utilizzino. I casi emersi sui social mostrano però formule molto diverse, dalle conversazioni di poche ore agli incontri dedicati a problemi specifici.

Più che una professione strutturata, sembra quindi un piccolo mercato della relazione. E forse è proprio questo il punto: nella Cina del calo delle nascite, dei matrimoni rimandati e delle famiglie sempre più piccole, anche una funzione semplice come avere accanto qualcuno “un po’ più grande” può diventare qualcosa da cercare fuori dalla famiglia. A volte, persino a pagamento.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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